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La cinta di mura che proteggeva la cittadella di Giulia era senza
dubbio una delle parti più delicate del progetto del piano di
fondazione.
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Fu ideata da Francesco Di Giorgio Martini in un’epoca in cui si
iniziava ad utilizzare la polvere da sparo, ed i vecchi metodi di
assedio stavano scomparendo per lasciare posto a pratiche più
indirette basate sulla distanza e sulla demolizione totale.
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Mentre le mura medioevali dovevano essere alte, per impedire
l’arrampicarsi del nemico, ma non eccessivamente spesse, dovendo
resistere soltanto a colpi relativamente deboli, adesso la pratica
costruttiva si inverte: le mura diventano basse per offrire un
bersaglio più difficile, ma allo stesso tempo si ispessiscono, per
resistere più a lungo ai potenti tiri di bombarda.
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Ma la parte più difficile del progetto stava nel prevedere i punti
più esposti, calcolare la distanza minima che può raggiungere il
nemico senza esporsi al fuoco di difesa, e creare una cinta
spigolosa che offra a questi punti pericolosi sempre un angolo
“scivoloso” per la palla di cannone, che deviando di lato scarichi
sulla struttura muraria solo una minima parte della sua potenza
distruttiva.
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Sempre in linea con questa filosofia della “deviazione laterale” le
torri in una prima fase passano dalla forma quadrata del
medioevo ad una forma cilindrica, per trasformarsi
successivamente in puntoni romboidali .
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Giulianova appartiene alla fase del primo studio contro la nuova
arma, quella con le torri cilindriche; in pianta sono presenti
sottili calcoli di balistica e di strategia militare, intesi a
proteggere al meglio la cittadella impiegando il minor numero
possibile di uomini.
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Allo stesso tempo, non viene trascurata la componente estetica e di
rappresentanza e il tutto viene sapientemente fuso in un progetto
completo sotto tutti i punti di vista.
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Purtroppo oggi, dopo gli interventi ottocenteschi con la mania di
eliminare gli edifici “vecchi”, da risanare a tutti i costi, a posto
delle mura troviamo una circonvallazione stradale, e gli ultimi
torrioni inglobati dentro alcune abitazioni non offrono
assolutamente un’idea della bellezza delle antica cinta.
- Rimane il capitozzato torrione detto impropriamente “il bianco”, che
in realtà è tutt’uno con l’edificio a cui è saldato, ossia la Rocca
, estremo rifugio del Duca in caso di invasione, ma
ancor di più in caso di rivolta popolare.
- Di recente ha subito un restauro, effettuato però senza analizzare a
fondo le tematiche particolari di Giulianova e l’inventiva di
Francesco Di Giorgio, escludendo quindi totalmente la possibilità
che i capitelli presenti in numerose fotografie antiche fossero
originali, con conseguente “decapitazione” del manufatto, che adesso
somiglia più ad un silo per immagazzinare il grano che ad una
orgogliosa torre da guerra.
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Aticolo tratto
dalla Rivista "Madonna dello Splendore" n° 18/1999 pag. 53.