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TORRIONE "IL BIANCO"
Via Acquaviva/Via Del Popolo

 

     

 

È la più grande, e la meglio conservata, delle torri delle antiche mura fatte costruire da Giuliantonio Acquaviva a protezione della cittadella rinascimentale. Costruita in pieno fervore umanistico, è il luogo di ideale di congiunzione tra le memorie e i reperti della storia più remota di Giulianova, e la loro conservazione e valorizzazione per il presente.
Torrione "Il Bianco"
   

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         Coordinate cartina: B - 4

 

TORRIONE IL BIANCO

di Manuel Bastioni

La cinta di mura che proteggeva la cittadella di Giulia era senza dubbio una delle parti più delicate del progetto del piano di fondazione.
Fu ideata da Francesco Di Giorgio Martini in un’epoca in cui si iniziava ad utilizzare la polvere da sparo, ed i vecchi metodi di assedio stavano scomparendo per lasciare posto a pratiche più indirette basate sulla distanza e sulla demolizione totale.
Mentre le mura medioevali dovevano essere alte, per impedire l’arrampicarsi del nemico, ma non eccessivamente spesse, dovendo resistere soltanto a colpi relativamente deboli, adesso la pratica costruttiva si inverte: le mura diventano basse per offrire un bersaglio più difficile, ma allo stesso tempo si ispessiscono, per resistere più a lungo ai potenti tiri di bombarda.
Ma la parte più difficile del progetto stava nel prevedere i punti più esposti, calcolare la distanza minima che può raggiungere il nemico senza esporsi al fuoco di difesa, e creare una cinta spigolosa  che offra a questi punti pericolosi sempre un angolo “scivoloso” per la palla di cannone, che deviando di lato scarichi sulla struttura muraria solo una minima parte della sua potenza distruttiva.
Sempre in linea con questa filosofia della “deviazione laterale” le torri in una prima fase passano dalla forma  quadrata del medioevo ad una  forma cilindrica, per trasformarsi successivamente in puntoni romboidali .
Giulianova appartiene alla fase del primo studio contro la nuova arma, quella con le torri cilindriche; in pianta sono presenti sottili calcoli di balistica e di strategia militare, intesi a proteggere al meglio la cittadella impiegando il minor numero possibile di uomini.
Allo stesso tempo, non viene trascurata la componente estetica e di rappresentanza e il tutto viene sapientemente fuso in un progetto completo sotto tutti i punti di vista.
Purtroppo oggi, dopo gli interventi ottocenteschi con la mania di eliminare gli edifici “vecchi”, da risanare a tutti i costi, a posto delle mura troviamo una circonvallazione stradale, e gli ultimi torrioni inglobati dentro alcune abitazioni non offrono assolutamente un’idea della bellezza delle antica cinta.
Rimane il capitozzato torrione detto impropriamente “il bianco”, che in realtà è tutt’uno con l’edificio a cui è saldato, ossia la Rocca , estremo rifugio del Duca in caso di invasione, ma ancor di più in caso di rivolta popolare.
Di recente ha subito un restauro, effettuato però senza analizzare a fondo le tematiche particolari di Giulianova e l’inventiva di Francesco Di Giorgio, escludendo quindi totalmente la possibilità che i capitelli presenti in numerose fotografie antiche fossero originali, con conseguente “decapitazione” del manufatto, che adesso somiglia più ad un silo per immagazzinare il grano che ad una orgogliosa torre da guerra.
 
Aticolo tratto dalla Rivista "Madonna dello Splendore" n° 18/1999 pag. 53.
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