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La
chiesa di S. Anna
di Manuel Bastioni
Questo edificio, nonostante sia fortemente trascurato, presenta
delle caratteristiche che ne fanno l'elemento forse più importante
dell'urbanistica giuliese, con degli echi che potrebbero coinvolgere
tutto il territorio nazionale.
La chiesa, molto piccola, priva di tetto e ormai ridotta
praticamente solo ai muri perimetrali e all'altare, sarebbe da
restaurare per il solo fatto che é la superstite meno deturpata tra
gli edifici realizzati nella prima fase costruttiva della città, tra
il 1472 e il 1482, a cui appartenevano anche le mura, demolite
completamente il secolo scorso, e il Palazzo Ducale.
Ma al di là di questi motivi generati dall'interesse per la storia
dell'architettura locale, il prof. Mario Montebello, che da oltre
vent'anni porta avanti studi approfonditi su Giulianova, si rese
conto del valore di ben più vasta portata che la chiesa possedeva,
quando intuì che anche questa è stata progettata dall'architetto
senese Francesco Di Giorgio Martini, paragonabile, nel campo
dell'architettura, a Leonardo Da Vinci, di cui fu anche uno dei
maestri.
Tutto il piano di fondazione di Giulianova fu ideato molto
probabilmente da questo genio del Rinascimento.
Egli realizzò la città con geometrie molto complesse, che in maniera
raffinata tenevano conto di molteplici fattori: significati magici e
neoplatonici, illusioni prospettiche, strategie difensive.
Anche S. Anna, per inserirsi nell'accurato progetto urbanistico,
doveva rispondere a ben precisi criteri di dimensionamento modulare
e proporzionale, ma a differenza degli altri edifici, essa non è
stata modificata e conserva in maniera impressionante tutti gli
elementi che hanno plasmato la città.
In parole povere, la piccola cappella è una specie di indice, o di
riassunto, di tutto il criterio progettuale giuliese.
Prima di proseguire nella descrizione architettonica, vorrei
denunciare il sempre più grave stato di degrado in cui versa la
chiesa, che nonostante ripetuti appelli viene lasciata marcire sotto
gli occhi di tutti.
Fra pochi anni cadranno anche i quattro muri che rimangono, e mentre
in altre città (che a volte non hanno neppure un decimo del
significato architettonico di Giulianova) gli edifici antichi
vengono restaurati e proposti ai turisti e agli studiosi, la nostra
Giulia si ritroverà con un ennesimo e importantissimo pezzo in meno,
con un'altra terribile mutilazione…
La chiesa è situata nella zona Nord Occidentale del nucleo antico di
Giulianova, nei pressi della rocca difensiva, oggi erroneamente
identificata con il solo torrione d'angolo detto "il Bianco",
recentemente "restaurato".
Un primo inquadramento storico della chiesa avviene a livello
sociale, al suo apparente cioé, ad uno dei microcosmi previsti dal
piano di fondazione del Martini, e precisamente a quello riservato
all'estremo rifugio del duca in caso d'attacco nemico e di sommosse
cittadine, nel punto più alto e meglio guarnito dell'insediamento.
Altre zone erano quella della piazza ducale (con le due autorità,
politica ed ecclesiastica che si fronteggiavano), la zona del
mercato (con la piazza appositamente situata al centro di due strade
carreggiabili a senso unico), le zone di ingresso alla città, vere e
proprie piazzeforti, ed ancora l'ospedale-lazzaretto nella zona
nord-ovest con la chiesa titolata a S. Rocco protettore degli
appestati.
Individuata per grandi linee l'ubicazione, possiamo passare ad
analizzare i primi elementi particolari, che iniziano a legare la
chiesa con tutto il nucleo antico.
Scopriamo innanzitutto l'uso delle leggi della prospettiva
nell'attenta costruzione di uno scorcio prospettico in relazione a
S. Anna e S. Rocco: un asse ottico lega le facciate delle due
chiese, che si bilanciano all'estremità di via dell'asilo.
Ma i legami che intrecciano questa chiesa alle trame urbane vanno
ben oltre il semplice effetto visivo, anzi non si manifestano
affatto all'occhio del profano che li percepisce soltanto nella
sensazione di armonia tra gli edifici (anzi li percepirebbe, in
assenza superfetazioni e delle mutilazioni successive); essi sono
generati da rapporti numerici, che racchiudono con meravigliosa
complessità le idee e la filosofia dell'architetto che disegnò la
città.
S.Anna è un edificio dove ogni spigolo ha motivo di essere, perché
in rapporto con tutto il costruito circostante.
Volendo rappresentare su di un unico disegno tutti i reticoli e le
proiezioni di questo monumento, ne uscirebbe poco più di una macchia
nera. Sarebbe inutile in questa sede elencare tutti i sottilissimi
calcoli che modellano l'edificio e oltretutto si ripeterebbe il
lavoro già svolto ottimamente dal prof. Montebello; basteranno
pertanto pochi esempi, quelli più evidenti, per dimostrare la
validità di quanto detto e la necessità impellente di un restauro.
Per avere un'idea concreta delle implicazioni metriche e formali che
si legano alla chiesa basterà considerare i soli moduli che si
riferiscono alle dimensioni del duomo ottagonale di S. Flaviano.
Nonostante S. Anna e S. Flaviano siano stati costruiti in epoche
differenti, sono impostati sugli stessi moduli: questa è la prova
inconfutabile che un unico piano di fondazione ha guidato la mano
dei costruttori della città.
La lettura dell'edificio può avvenire a diversi livelli; ma per
sottolineare la natura proporzionale, il modulo più facilmente
leggibile e quindi più indicato, è dato dalla larghezza del vano
della porta, di 5.5 piedi romani, ossia m 1.62 (per le
approssimazioni vedi
Mario Montebello, 1997, op. cit. pag. 37), che
scandisce tutta la chiesa.
Infatti detto p questo modulo, la facciata risulta 4p, la fiancata
7p, l'altezza totale 5p.
Purtroppo in questa sede non è possibile approfondire il discorso su
questi componenti rimasti superstiti al tempo a all'incuria umana,
ma già da quanto detto è chiaro che se non si agisce subito tra
pochi anni la Chiesa di S. Anna non esisterà più.
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Articolo tratto dalla Rivista
"Madonna dello Splendore" n° 18/1999 pag. 59. |