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Storia: |
La millenaria presenza di
insediamenti, fin dall’epoca romana è testimoniata
da numerosi rinvenimenti in varie località della
valle : le tombe in contrada Guercia Pupa, resti di
abitazioni presso la chiesa di S. Maria di
Stornazzano, stazzi nelle località Sorgente, La
Cordella, Assareccia di Piano Maggiore e Selva da
Sente.
Secondo alcuni storici in questi luoghi passò
Annibale, attraverso una strada romana che toccava
anche Civitella del Tronto e Campli, tesi avvalorata
dall’esistenza di un Castrum sul quale venne
edificato il Castello Manfrino.
I toponimi di origine prediale lasciano ipotizzare
l’esistenza di numerosi nuclei abitati, al cui
sviluppo contribuì la colonizzazione monastica a
partire dal X secolo; sul sito di uno di questi si è
sviluppato il borgo medievale di Valle Castellana,
il cui toponimo comparso alla fine del '200, indica
una vasta area che comprende numerose frazioni;
probabilmente molte di queste in epoca medievale
erano castelli che formavano una barriera difensiva
con la Fortezza di Civitella e con il Castello di re
Manfredi.
Dopo la sua morte il castello fu l’ultimo baluardo
degli Svevi contro gli attacchi dei d’Angiò; dal
1377 il territorio passò dall’area di Ascoli Piceno
a quella di Teramo, linea di confine tra il regno di
Napoli e lo Stato della Chiesa, oggetto di scorrerie
e saccheggi tanto che furono demoliti molti antichi
castelli per impedirne l’uso a bande armate. |
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Arte,
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cultura:
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Non distante dagli impianti sciistici
di San Giacomo-Monte Piselli, è un'ottima base per
escursioni naturalistiche e archeologiche tra le più
belle dell'Appennino, per esempio verso la grotta
S.Angelo, esplorata dal paleontologo Mario Radmilli,
ricca di testimonianze, dal paleolitico medio
inferiore, ai giorni nostri.
Il paese fa parte della Riserva Naturale Gole del
Salinello, le cui peculiarità naturalistiche e
l’ottimo stato di conservazione, invitano quasi a
parlare di area incontaminata.
Tutti gli studi finalizzati alla individuazione
delle maggiori emergenze naturali hanno qui rilevato
un alto grado di biodiversità e di qualità
ambientale, dovuta anche al fatto che su una
superficie estesa, (132,33 Kmq), risiedono soltanto
1.700 abitanti.
Al visitatore, ignaro di dati scientifici, non
sfuggono i grandi spazi, le favolose montagne,i
boschi di querce e castagni impiantati in epoca
romana, i prati bassi, adorni di primule e orchidee
screziate, le stelle alpine e le brughiere ricche di
mirtilli, le sorgenti, anche sulfuree e ferruginose,
le cascate, i ruscelli, i laghi, le grotte, gli
orridi, in una parola: Natura.
Vi si trovano a loro agio, Camosci Caprioli, Falchi
Pellegrini Gufi e Aquile reali, e il raro Geotritone
italico.
I segni dell’uomo non mancano; eremi scavati nelle
rocce, mulini ad acqua, antichi borghi, alcuni quasi
disabitati, case in pietra, chiesette romaniche,
castelli. Il ruscello Castellano, che dà il nome al
paese, sarebbe il "Viridis fluvis", celebrato da
Boccaccio e il "fiume verde" è quello che Dante
indica come luogo di sepoltura di Manfredi.
Tra le testimonianze architettoniche e artistiche
pregevoli, poco fuori dell'abitato, la chiesa di S.
Maria di Stornazzano (o dell'Annunziata), di
fondazione medievale, completamente ristrutturata
agli inizi del Cinquecento (alla fase originaria
risale la cripta, che viene datata tra l'XI e il XII
secolo).
Inoltre la chiesa di S. Nicola di Bari a Colle
Pietralta, con ciborio rinascimentale, le chiese di
S. Vito (sec. XII) e la romanica S. Rufina,
arricchita da un possente campanile, con l'abside
ancora intatta. Nella chiesa di S.Francesco a
Cavallaro trittici del tedesco Pietro Alamanno e del
veneziano Carlo Crivelli, esponente di un movimento
artistico, definito Rinascimento Adriatico.
In contrada Macchia da Sole si ergono i ruderi del
duecentesco, misterioso Castel Manfrino, in cui la
leggenda vuole che sia ancora custodito il tesoro
del re Manfredi e che secondo alcuni sarebbe stato
collegato, tramite un cunicolo sotterraneo, alla
Fortezza di Civitella del Tronto.
Zona di silvicultura e pastorizia si caratterizza
per la cucina abruzzese in versione montanara, fatta
di paste sapientemente sposate con legumi locali,
come nelle tajarille e fasciule o con i funghi nelle
fettuccine, quindi ricotte, formaggi, castrati alla
brace, castagne, miele. |