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la
cucina del mare
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di Nino D’Amico
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mare nella sua immensità ha fornito all’uomo fin dai tempi più remoti
cibo a sufficienza per la sua esistenza.
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Il
pesce, alimento completo per una nutrizione sana ed energetica, ha
trovato utile applicazione in cucina, da quella più povera a quella più
ricca, tanto da diventare col tempo indispensabile per il suo contenuto
calorico ed anche per la appetibilità.
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I
modi per cucinare il pesce, una volta limitati soltanto a quelli più
semplici e pratici messi a disposizione dalla natura, che andavano dalla
cottura alla brace o alla fiamma alla cottura con sola acqua ed aggiunta
di sale, oggi sono numerosissimi, tanto che esiste una vera e propria
letteratura in materia e migliaia e migliaia di ricette, le più varie e
fantasiose, che il più delle volte rispecchiano le abitudini
gastronomiche dei popoli che dette ricette mettono in pratica.
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Mai
come nel caso del pesce o dei frutti di mare — come ha sentenziato un
giornalista gastronomo — un piatto semplice o sofisticato che sia,
tipico o comune, risente dell’ambiente dove viene preparato e di quello
dove viene consumato.
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Un
buon brodetto di pesce oppure un buon arrosto, una marinara oppure una
zuppa di cozze o di vongole, un fritto misto mare oppure una grigliata
di alici o di sarde se fatti in un ristorante di mare o meglio su di un
motopeschereccio hanno un gusto ed un sapore diversi di quelli fatti in
un ristorante o in una casa di montagna.
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Non
sarà soltanto la mano geniale di chi li prepara o la freschezza del
pesce, non sarà la paziente cura degli ammanimenti. C’è proprio qualcosa
che non si riesce a spiegare che soddisfa e potenzia l’insieme dei
sapori e degli odori.
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La
cucina del mare, quella eseguita e consumata al mare, è una cucina tutta
particolare che può variare, si badi bene, da mare a mare.
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Noi
ci soffermeremo sulla cucina dell’Adriatico, che, secondo le popolazioni
rivierasche, ma anche per riconoscimento onesto e obiettivo di noti
gastronomi, è la più gradita al palato. I piatti di pesce di Giulianova,
Tortoreto, ATba Adriatica, Roseto, Pescara, Ortona, Vasto sono, per
esempio, spesso invidiati dai cuochi di tante altre località marine e
non soltanto italiane. I nostri chefs fanno a gara per distinguersi
nella preparazione di brodetti o zuppe di frutti di mare secondo ricette
proprie estemporanee o antiche, nelle quali similitudini e differenze si
avvicendano in una gamma quasi infinita, ma che hanno base solida e
imprescindibile nel gustosissimo pescato del Mare Adriatico.
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Spessissimo, quando la mano dello chef è felice e certe riminiscenze
marinaresche affiorano nella sua mente la cucina del nostro mare diviene
divina. Qui siamo decisamente in una superiore arte culinaria che non è
di tutti. E’ il caso della cucina dei marinai che non ha eguali in
nessun ristorante della costa.
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Il
motivo? Ce lo dice lo stesso Luigi Braccili, il qiornalista-gastronomo
che abbiamo citato prima. Per i marittimi abruzzesi imbarcati sui
motopescherecci, soprattutto quelli di grosso tonnellaggio che si
dedicano alla pesca per intere settimane, ed anche più, il vitto diventa
l’elemento catalizzatore di tutta la vita di bordo e perciò la bravura
del cuoco è determinante per la buona armonia della piccola comunità
navigante.
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Il
pesce è l’alimentazione tradizionale dei marittimi ed è quindi logico
per chi ha a disposizione tanto pesce freschissimo ed acqua di mare non
contaminata cucinarlo nella maniera migliore.
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Parlando di queste cose la nostra mente torna indietro nel tempo e dai
racconti dei vecchi lupi di mare balzano certe scene che ci fanno
sorridere ma ci fanno anche pensare.
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I
marinai che rientrano affamati e stanchi dopo una notte di lavoro e
sulla sabbia accendevano il fuoco, pesca magra o copiosa, arrostivano le
sarde o le alici.
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Infilzate a spiedi sottili come fioretti o adagiate sulle graticole di
fortuna venivano arrostite così come si trovavano spruzzandole solo
d’acqua di mare.
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Albe
chiare e silenti, tepide aurore, sabbia fina e bionda, uomini adulti
accoccolati ad aspettare pregustando con le narici e gli occhi che il
fuoco di sterpi costieri compisse l’opera.
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Odore
di mare, di grosse e piccole sarde, di fragranti alicette, aromi
primordiali per quanti secoli si sono succeduti sulle nostre coste?
Eredità di navigatori turchi sbarcati per depredare? Dei coloni greci
alla ricerca della terra promessa?
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Le
sarde e le alici allo spiedo o in graticola si degustano sulla riva del
mare, appena sbarcate, arrostite dai marinai.
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Il
giornalista Bertini ricorda in un suo libro la grande delusione di un
signore, entusiasta della prima esperienza, che condusse il suo cuoco ad
apprendere dai marinai i segreti magici di quel miracolo. Così dice
testualmente: « — i marinai furono prodighi di consigli e di esempi.
Attinse l’acqua del mare, raccolse gli stessi sterpi e andò a ripetere
in campagna la prova. Dopo qualche giorno quell’importante personaggio
mi confidava che era stato un vero fallimento e mai e poi mai in quel
flaccido e insipido arrosto ottenuto, avrebbe riconosciuto la delizia
degustata sfilando, a turno coi marinai, con le proprie mani le sarde
dallo spiedo in riva al mare e in un mattino di agosto».
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Le
paranze issavano invece le loro multicolori vele latine. Tornavano nel
pomeriggio e ad ogni marinaio toccava una pietanza di pesce. Questi
marinai erano, ed oggi [anche se al posto delle paranze hanno i
motopescherecci] sono gli specialisti delle ghiotte, sapienti zuppe con
rappresentanze ittiche ben calcolate e dosate perché un gusto non
prevalga su un altro e non contrasti l’armonico insieme.
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Da
questi ricordi nostri e dello illustre giornalista emerge un fatto
importantissimo che dà ragione a quanto detto all’inizio: la cucina del
mare, quella vera, saporita, profumata e deliziosa è soltanto quella che
si esegue e si consuma al mare, nei ristoranti dove l’odore dell’acqua
marina ti giunge alle narici insieme ai profumi della pentola che bolle
o dell’arrosto che si rosola sulla brace. Anzi, ad essere più pignoli e
più fedeli alla realtà gastronomica, bisogna aggiungere ed evidenziare
che se c’è una cucina di mare da esaltare e far meglio conoscere non può
essere altra che quella dei marinai, veri custodi dei sapori e dei
profumi che i pesci, quando sono freschi, dopo averli attinti nelle
profondità marine, li portano sulla terra per la gioia degli uomini che
sanno mangiare.
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