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l'attivita'
peschereccia di giulianova nell'ultimo decennio
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di Danilo Quercetti
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Nel
Mercato Ittico di Giulianova svolgono attualmente l’attività
peschereccia circa 50 (cinquanta) imbarcazioni.
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Di
queste 12 (dodici) unità esercitano quasi costantemente la pesca di
altura; altre 11 (undici) unità effettuano la pesca stagionale (da marzo
ad ottobre) del pesce azzurro con fonti luminose (Lampare), le rimanenti
imbarcazioni svolgono prevalentemente la pesca costiera.
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Per
avere un quadro abbastanza ampio dell’attività della flottiglia Giuliese
abbiamo voluto prendere in considerazione i dati degli ultimi dieci anni
ricavati dalle statistiche del Mercato Ittico.
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Tali
dati, per ovvie ragioni, non tengono conto della pesca delle vongole, di
altre piccole attività peschereccie, di prodotti ittici commercializzati
fuori Mercato, che pur tuttavia incidono complessivamente per un 30-40%
sulla produzione totale.
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Per
maggiore chiarezza abbiamo voluto riportare i risultati delle nostre
indagini in un grafico che possa far meglio comprendere l’andamento
della produzione e dei ricavi nelle varie annate.
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Nella
linea orizzontale vengono riportati gli anni dal 1970 al 1980, nella
linea verticale vengono invece riportati, in tonnellate, la quantità del
pescato (linea nera), ed, in miliardi, i ricavi (linea rossa).
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Balza
subito evidente ad una prima analisi la differenza tra l’andamento delle
due linee.
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Più
esattamente si può notare che la quantità di prodotti ittici introdotti
nel Mercato è pressoché costante, con una flessione continua dal 1973 in
poi, fatta eccezione per l’anno 1977; addirittura nel 1980 si
scende sotto le 3.000 (tremila) tonnellate di prodotto. In quest’ultimo
caso però c’è da tener presente che nel Gennaio dello stesso anno si
verificò il fermo della marineria per i noti motivi dell’aumento del
gasolio.
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Se
prendiamo in considerazione invece la linea dei ricavi si nota un
aumento costante della stessa che da 930 (novecentotrenta) milioni del
1970 va a raggiungere la punta dei 4 miliardi e 403 milioni del
1980.
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Questi dati non devono assolutamente illudere; anzi ad una più attenta
analisi e svolgendo alcune riflessioni essi ci testimoniano
inequivocabilmente la crisi che attraversa il settore.
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Infatti se è vero che i ricavi sono notevolmente aumentati è pur vero
che nell’ultimo decennio la svalutazione della nostra moneta ha sempre
oscillato intorno al 20% ed in alcuni anni è stata anche superata.
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Se a
ciò aggiungiamo che, la quantità del pescato va sempre diminuendo, pur
aumentando il numero dei natanti, che i costi di gestione di
un’imbarcazione sono pressoché triplicati; si può senza tema di smentita
concludere che la pesca attraversa una crisi grave e pericolosa.
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Grave
in quanto non appare all’orizzonte nessuna soluzione solida ed efficace,
almeno per il momento; pericolosa in quanto mette in forse il lavoro di
una categoria di cittadini già destinati ad una professione dura e
rischiosa che prematuramente li vede invalidi o pensionati.
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Da
ogni parte si sente parlare della crisi del settore, ognuno ritiene
opportuno prendere provvedimenti urgenti, tutti sembrano avere la chiave
per la soluzione del problema. Ma noi siamo qui a chiederci ancora una
volta cosa si sta facendo di concreto per impedire il depauperamento più
incondizionato della nostra fauna ittica nel nostro mare; cosa si sta
realmente facendo per evitare l’inquinamento sempre più intenso che si
verifica nelle nostre acque. Per il momento solo parole.
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Ma è
chiaro che se alle parole non seguiranno i fatti il nostro mare
diventerà sempre più ricco di rifiuti sempre più povero di pesce.
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Questa breve relazione, spero chiara e dimostrativa, vuole essere un
accorato appello a tutti coloro che amano il mare, ma ancor di più è
rivolta a coloro che possono fare ancora qualcosa per salvarlo.
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