Cav. Serafino Trifoni
Cav. Serafino Trifoni
 
Serafino Trifoni e Savino Cicchetti
due «nostri» personaggi da riscoprire
 
di Sandro Galantini
«.. .amatela questa città come parte integrante,
per così dire, della vostre personalità.
Voi siete piantati in essa: in essa saranno piantate
le generazioni future che avranno da voi radice:
è un patrimonio prezioso
che voi siete tenuti a tramandare intatto,
alle generazioni che verranno».
Giorgio La Pira
Ripercorrere, sia pure sommariamente, le vicende di un luogo significa fare i conti anche con chi in esso ha proficuamente operato, riportando alla luce, e quindi restituendo alla memoria, non solo le trame dell’operare, ma persino i risultati dell’ingegno, della generosità e dell’attenzione verso gli altri.
Sono quindi convinto, come ai suoi tempi lo era il nostro Vincenzo Bindi, che un’operazione volta a “recuperare” alcuni personaggi egregi che hanno respirato l’aria stessa che noi respiriamo, ed hanno visto la stessa luce che noi oggi vediamo, sia non solo opportuno ma addirittura necessario. Le pagine che seguono, frutto di personale passione ed impegno nella ricerca storica, nascono da questa consapevolezza, e vogliono restituire la vita feconda di iniziative di due personaggi, credo importanti per la memoria storica di Colleranesco, che non possono non appartenerci:
Serafino Trifoni e Savino Cichetti, i cui pur tanto diversi tracciati biografici ad un certo punto - come avremo modo di verificare - felicemente si intersecheranno.
Il primo, Serafino Trifoni, vede la luce a Colleranesco nel 1858.
Il padre Bartolomeo appartiene ad una di quelle venticinque famiglie di grossi proprietari terrieri che nella Giulianova preunitaria rappresentavano il ceto dirigente di allora. Difatti, da due deliberazioni decurionali, rispettivamente del 28 novembre 1853 e del 3 luglio 1855, apprendiamo non solo che tra i vari possidenti della città Bartolomeo Trifoni figura in una posizione economica di assoluto riguardo, essendo preceduto nell’elenco dei notabili solamente da Concetto Ciafardoni e dalla duchessa Acquaviva, ma anche la sua attiva partecipazione alla vita politica, comparendo il suo nome tra quelli degli eleggibili alla carica di consigliere provinciale. È dunque in questo contesto famigliare, ricco di sollecitazioni anche culturali, che si forma la personalità di Serafino.
Non stupisce, quindi, la estrema versatilità che lo caratteriz-zerà negli anni della sua maturità.
L’inclinazione più evidente è per l’agricoltura. Ereditati dal padre i vasti latifondi appoderati a Colleranesco, Serafino Trifoni - che alla passione per la terra coniuga una buona formazione scolastica ed una scaltra attenzione per le scienze naturali - riuscirà in breve tempo ad ampliare l’originaria proprietà paterna introducendo, peraltro, tecniche e varietà vegetali assolutamente innovative. Il suo è un classico esempio di pionerismo in agricoltura, molto simile a quello voluto e realizzato nella non distante Cologna da Giuseppe Devincenzi. Procedendo alla eliminazione dei superstiti boschi di querce, Serafino Trifoni introdurrà progressivamente frutteti e vigneti (con preferenza per le uve montonico, sangiovese e malvasia), sulla, trifoglio rosso, fava, orzo, veccia, melica; eppoi granone per foraggio e gelsi, quest’ultimi funzionali ad un piano di rilancio e potenziamento dell’industria del baco da seta. Infatti si deve a questo illuminato imprenditore agricolo se il grande impianto bacologico di famiglia (la “bigattiera” di Colleranesco, sorta per volontà del canonico Biagio Trifoni), straordinario esempio ottocentesco di protoindustria capace di spezzare la secolare continuità rurale acquaviviana, rappresenterà una florida realtà produttiva, aperta ai mercati nazionali (numerose sono le commesse provenienti in particolare da Senigallia) e capace di imporsi in contesti prestigiosi, come le mostre di Napoli (dove per la sua attività il bacologico conseguirà una medaglia d’oro e varie d’argento) e di Torino.
Innovazione e coraggio imprenditoriale, uniti ad una intelligente valorizzazione dell’elemento umano (sua è la decisione di farsi coadiuvare nella conduzione dell’azienda da Giuseppe Ruffini, giovane e brillante agronomo formatosi presso la prestigiosa scuola agraria di Alanno) trasformeranno in breve la realtà imprenditoriale di Serafino Trifoni in una azienda modello tra le più importanti della regione. Del 1888 sono la medaglia d’oro conseguita nella Esposizione di Teramo per gruppo di bovini, quella di bronzo per vino rosso da pasto e la Menzione onorevole per la produzione di bozzoli. Sempre nello stesso anno l’azienda di Serafino Trifoni consegue la Menzione onorevole per cereali e formaggio pecorino nel Concorso agrario de L’Aquila. Del 1897 sono il conseguimento del Diploma d’onore, rilasciato dal Ministero dell’agricoltura, Industria e Commercio, e di un premio di lire tremila per l’Azienda agraria. Nell’anno successivo, ad Asti, il Trifoni raccoglie nuove e importanti affermazioni: un diploma di benemerenza ed una medaglia d’oro per i vini da pasto; un altro diploma e medaglia d’oro per i vini bianchi. Nel 1889 altro diploma e medaglia in bronzo per formaggio pecorino; ancora diploma e medaglia d’oro, sempre nella mostra di Torino, per cereali e legumi.
Eppoi Diploma e medaglia d’argento per gelsi e bigatteria.
In questo dovizioso cursus honorum, che rimanda ad una attività intensissima e ad un impegno personale fatto di tenacia, entusiasmo e passione, troneggiano i due riconoscimenti più gratificanti e prestigiosi. Nel 1898 il Trifoni viene insignito del titolo di cavaliere dell’ordine della Corona d’Italia quale benemerito dell’istruzione agraria e, appena un anno dopo, consegue l’Onorificenza di Cavaliere dell’ordine della Corona d’Italia quale benemerito dell’agricoltura.
Ma quello dì Serafino Trifoni - nel frattempo sposatosi con Elvira De Albentiis, sorella del più noto ingegnere teramano Giuseppe, dalla quale non avrà figli - è un attivismo che ha modo di dispiegarsi in numerosi altri ambiti. Troviamo perciò il suo nome tra i componenti del Consorzio Agrario di Teramo, tra i membri del consiglio di vigilanza scolastica di Giulianova e tra i
consiglieri comunali durante il sindacato di Francesco Ciafardoni (che gli sarà lungamente affettuoso).
Nel primo quinquennio del nuovo secolo presiederà la società” R. Pagliaccetti” (una associazione con finalità sociali e sportive nata nel 1890) e sarà membro del Comitato di sconto del Banco di Giulianova, l’istituto di credito cittadino sorto il 7 aprile del 1900 per volontà di Ernesto Migliori e diretto da un altro Trifoni, il professor Alfonso.
Un certo interesse Serafino Trifoni riserva anche alle lettere. In occasione del matrimonio della cugina Caterina Trifoni, secondo una usanza invalsa a quei tempi, Serafino pubblica nel settembre 1892 per la nota casa tipografica teramana di Giovanni Fabbri un singolare volumetto di delicati carmi dal titolo Un capitol d’amor del libro d’amor di Messer Andrea Cappellano di Papa Innocenzo IV. Si tratta, com’egli spiega nella dedica alla cugina, di un «capitolo dell’inedito Libro d’Amore, che un gentil cavaliere e uomo illustre, Messer Andrea, il cappellano del papa Innocenzo IV, scrisse in latino 650 anni fa». Spetta dunque a Serafino Trifoni il merito di aver recuperato un’opera rimasta per molto tempo pressoché sconosciuta (una parte di essa, invero era stata già pubblicata nel 1858), una sorta di cimelio bibliografico che soltanto nel 1892, aggiunge Serafino Trifoni, «vede la luce dopo sei secoli e mezzo».
Un uomo di delicati affetti (sua fu l’iniziativa di commissionare nel 1899 a Raffaele Pagliaccetti, al quale era peraltro legato da vincoli parentali essendo l’artista figlio di Chiara Trifoni, la realizzazione del busto alla madre Maria), e, per dichiarazione unanime, di antica e cordiale ospitalità, il 15 settembre 1909 Serafino Trifoni cessava di vivere nella sua villa di Colleranesco, proprio quando accarezzava il proposito - da vero filantropo - di donare ben 200 mila lire come dotazione alla realizzazione dell’ospedale della città. Quasi dieci anni dopo, esattamente il 21 agosto del 1919, cessava di vivere anche Savino Cichetti. Quello che possiamo considerare il primo maestro di Colleranesco era nato il 24 settembre 1861 a Giulianova, dal ventiseienne Raffaele, e dalla ventiquattrenne Filomena Castorani, entrambi mugnai.
All’insegnamento Savino Cichetti sarebbe arrivato all’età di ventinove anni, dopo aver prestato servizio militare come sergente presso il 14° Reggimento cavalleria di Alessandria ed avere aperto a Giulianova, una volta congedatosi, una scuola di ginnastica e scherma frequentata da circa quaranta giovani. Nel 1889 il Cichetti avanza domanda di insegnamento all’Ufficio scolastico di Teramo, avvalendosi delle disposizioni ministeriali a favore degli ex militari contenuti in due circolari emanate proprio in quell’anno.
Con nota del 5 dicembre 1889 il R. Provveditorato agli studi della Provincia di Teramo trasmetteva al Sindaco di Giulianova l’accoglimento della domanda, sicché, il successivo 28 gennaio 1890, il Consiglio comunale poteva nominarlo, all’unanimità, maestro della scuola unica maschile di Colleranesco.
Lo zelo e lo straordinario impegno di questo insegnante faranno raggiungere in breve tempo alla scuola di quella piccola borgata rurale che era Colleranesco traguardi ragguardevoli. Oltre a prestare regolare e continuo servizio nella scuola diurna, frequentata in media da sessanta alunni divisi in tre classi (1^, 2^ e 3^ ), ai quali impartiva anche lezioni di musica allo scopo di formare una fanfara che, come scrive in un suo promemoria, «nelle passeggiate ginnastiche precede la squadra degli alunni infondendo loro del brio e maggior resistenza alla marcia», facendosi persino carico delle spese per l’acquisto dei relativi strumenti, nei mesi di novembre, dicembre, gennaio e febbraio, tutti i giorni, dalle ore 18 alle 21, insegnava gratuitamente ai venti adulti della scuola serale. Nel 1898 una circolare ministeriale relativa all’insegnamento agrario nelle scuole rurali offre a Savino Cichetti l’opportunità di realizzare un progetto ambizioso, la creazione di un campo sperimentale ad uso didattico. Il generoso e sensibile proprietario terriero che metterà a disposizione del progetto elaborato dal Cichetti 5500 metri quadrati di un suo terreno in posizione strategica (dista, infatti, solo 300 metri dalla scuola e confina con la strada per Teramo) è Serafino Trifoni.
 
L’appezzamento di terra, di forma quasi rettangolare ed in pianura, presenta 10 olivi del tipo “carbonchiola”, 37 gelsi e 612 giovani viti di varietà locale (greco, montonico e malvasia). Un anno dopo, la Domenica del 7 maggio 1899, il campo sperimentale può finalmente inaugurarsi. Si tratta di un evento che pone Colleranesco al centro dell’attenzione generale, essendo quella del piccolo borgo agricolo una delle pochissime scuole della intera provincia teramana ad essersi dotata di un campo sperimentale. Tutti, dal prefetto al Regio ispettore scolastico, dal Direttore didattico alle autorità religiose e civili, compresi gli illustri professori Prospero Celli, Vittorio Savorini e Carlo Marchetti appositamente intervenuti per l’occasione, vorranno apporre le rispettive firme nel registro scolastico in segno della loro soddisfazione. Neanche quattro mesi dall’inaugurazione, il 20 settembre 1899, il maestro Cichetti e la scuola di Colleranesco partecipano alla Mostra del lavoro manuale educativo delle scuole della Provincia, ospitata presso i locali dell’istituto Normale di Teramo, presentando i prodotti del campo sperimentale. Questi vengono giudicati dalla Giuria «per quantità, varietà e qualità, superiori a quelli di ogni altra scuola» e valgono così al maestro Cichetti il premio di 1° grado con distinzione (diploma e medaglia d’argento) ed alla scuola un successo debitamente reclamizzato sulla stampa.
Dalla interessante Relazione statistica della scuola rurale di Colleranesco, compilata dal Cichetti ed uscita a stampa per la Tipografia del Commercio di Giulianova il 30 agosto 1899, sappiamo che il campo sperimentale aveva prodotto 13 chili di grano “rosciola”, 120 di grano “carosella di Puglia”, e 360 di granoturco “nostrale” e “trentinello”.
Inoltre erano stati raccolti 30 chili di f ava “mezzanella”, 15 chili di piselli, 10 di lenticchia, 5 di fagioli bianchi rampicanti, 15 di bianchi nani, 12 chili di gialli nani e 66 chili di ceci, inoltre era stata sperimentata la coltura di patata che aveva conseguito un prodotto di circa 200 chili. Una certa attenzione era stata riservata all’allevamento dei bozzoli, coinvolgendo nell’operazione gli alunni Grazio Lupinetti, Costantino Gentile, Pasquale Petrella e Luigi D’Ascenzio, tutti di Colleranesco.
Nel 1900 giunge dal Ministero una remunerazione di lire 50 a favore del maestro Cichetti per essersi distinto nell’insegnamento agrario e, qualche mese dopo, la medaglia d’argento sempre assegnatagli dal Ministero per il successo ottenuto dalla sua scuola nella Esposizione didattica di Villa Borghese a Roma. Oramai quella di Colleranesco viene definita dagli organi di stampa una scuola modello, modello di operosità e vitalità, gioia e vanto della popolazione locale e di quel generoso maestro che, come ricordato, si spegnerà nel 1919.