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i Giuliesi -
Settimanale di vita cittadina, sport e cultura. Editrice: Associazione
Culturale "XXI Secolo" - C.P. 62 - 64022 Giulianova (TE) - E-mail: igiuliesi@inwind.it
- Direttore responsabile: Piero Bianchi - Tiratura n. 3.000 copie -
Distribuzione gratuita - Iscrizione nel registro della Stampa del Tribunale
di Teramo n. 428 del 15.11.1999 - Stampa: Delta Giornali, Mosciano Sant'Angelo
(TE) - Impaginazione e grafica: linea Maginot, Roseto degli Abruzzi (TE) -
Collaboratori: Mauro Di Pietro, Sonia Aloisi, Amina M. Apostumo, Cesare
Marcello Conte, Sandro Galantini, Pier Francesco Manisco, Lino Nazionale.
Foto: Mauro Samuele, sviluppate da Photomarket. |
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IL VELOCIPEDE CHE
PASSIONE!
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(Pillole di storia)
di
Sandro Galantini
Oggi, lo sappiamo, la passione dei
giuliesi è per il calcio. Anche ieri era così. Già negli anni 20 la squadra
della nostra città veniva considerata una delle migliori e nel 1937
finalmente si provvedeva, con una spesa di 37 mila lire dell’epoca, alla
sistemazione del campo sportivo. Ma l’altro ieri la passione era per la
bicicletta. Anzi per il velocipede, come si chiamava allora.
Certo, alla
fine dell’800 solo pochissimi potevano permettersi questo lusso. Il conte
Andrea Acquaviva d’Aragona, per esempio; poteva sfoggiare addirittura un
velocipede di sicurezza “Kangaroo” di fabbricazione inglese. Nel gennaio del
1887 proprio a Giulianova uscì il primo numero de “Il Velocipede”: era un
mensile diretto da Adolfo Bucci, definito il periodico -pensate un po’-
dell’Agenzia velocipedistica inglese a Giulianova. Eravamo davvero
all’avanguardia, in tutto l’Abruzzo non veniva pubblicato niente di simile.
Un altro “Velocipede” uscirà solo due anni dopo a Milano! Evidentemente il
ciclismo era una grande passione. Il 21 luglio 1901 Andrea Acquaviva
organizzò una corsa ciclistica di 54 kilometri da Giulianova a Porto San
Giorgio. Certo, qualche volta accadevano anche episodi spiacevoli. Il
tenente della Guardia di finanza Giovanni Canton, ad esempio, fu investito
proprio da un ciclista la sera del 4 agosto 1901. E non fu l’unico! |