COMUNICARE Mensile di cultura, informazione e tempo libero della costa teramana - Registrazione Tribunale di Teramo n. 287 del 30/06/1989 In redazione: Maurizio Cicconi, Sandro Di Liberatore, Giovanni Casolani, Sandro Eltorre. Hanno collaborato:Luigi Braccili, Alberto Varani, Luciano Di Giulio, Leo Marchetti, Anna Narciso, Vincenzo Casolari, Ida Maggetti, Giovanni Casolani. Progetto grafico “ Nuove Pubblicazioni ” Via Nazionale, 145 Roseto degli Abruzzi. Editore Coop. “L’Officina” Via Nazionale, 145 Roseto degli Abruzzi. Pubblicità Raccolta diretta Tel. 085/8942555 Fotocomposizione e videoimpaginazione “Nuove Pubblicazioni” Via Nazionale, 145 Roseto degli Abruzzi Tel. 085/8942555 Stampa Tipolitografia “Brandolini” Via Monte Velino, Pescara I manoscritti e le fotografie inviati alla redazione anche se non utilizzati non si restituiscono. Direttore responsabile Maurizio Cicconi Diffusione gratuita.
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Già nel 1833 il Consiglio provinciale di Teramo aveva avanzato suppliche a Ferdinando II per la realizzazione a Giulianova di un “caricatoio”, richiesta giustificata dal notevole volume d’affari connesso all’attività di esportazione via mare. Proprio in quell’anno, infatti, nonostante le difficoltà connesse alla mancanza di una struttura portuale, i bastimenti in partenza dal lido giuliese avevano imbarcato, per le esportazioni, derrate agricole e prodotti industriali per un valore complessivo di ducati 85319. Sempre da Giulianova e parimenti nell’anno 1833 i bastimenti locali e quelli della non distante Silvi avevano imbarcato 3380 ceste cariche di maioliche di Castelli, per un valore di 8650 ducati, destinate ai mercati di Senigallia, Ancona, Venezia e Trieste, mentre merci per altri 2Omila tomoli con destinazione Messina, Castellammare di Stabia, Livorno, Genova, Ancona, Venezia, Ferrara e Trieste, erano state imbarcate su bastimenti questa volta napoletani e pontifici.Non trascurabile, inoltre, era l’attività cantieristica, con un numero di imbarcazioni che passa dalle 12 nel 1833 alle 36 nel 1845.
GIULIANOVA. Veduta aerea

 

 

 

 

Tra gli elementi decorativi più caratterizzanti di questo portale troviamo: il timpano, chiuso da una liscia cornice che forma tre nodi rotondi agli angoli; i due leoni accovacciati sulle basamenti posti sopra i capitelli delle colonne esterne; l'architrave in marmo non è decorato;la lunetta, in cui risalta la scultura raffigurante la Madonna  seduta che reclina il capo verso Gesù Bambino che tiene affettuosamente in braccio; l'archivolto composto da quattro archi concentrici, tutti decorati con motivi floreali, foglie, animali e volti umani; le 18 piastrelle quadrate di 26 centimetri di lato situate sotto l'arco principale e raffiguranti a rilievo i seguenti soggetti: 1. Un uomo che mostra i propri genitali – 2. Un guerriero a cavallo che calpesta un serpente – 3. Una testa scoperta – 4. Un busto col capo coperto da berretto lavorato – 5. Una stella – 6. Un uomo che alimenta un piccione – 7. Una rosa semplice –8. Un uomo che cavalca un ippogrifo – 9. Un mezzo busto a capo scoperto – 10. Una donna partoriente e una piccola testa – 11. Un mezzo busto con capo coperto da elmo – 12. Un cavallo – 13. Una coppia di sposi aggredita nel letto nuziale – 14. Un ippogrifo senza cavaliere – 15. Una rosa doppia – 16. Una ghirlanda – 17. Due viaggiatori che si dissetano – 18. Un uomo curvo sotto il peso di un orcio.
GIULIANOVA
Portale della chiesa di S. Maria a mare
 

SPIGOLATURE GIULIESI

di Leo Marchetti

La storia di Giulianova è più antica di quella descritta nell‘ottimo contributo del Cerulli e ogni tanto se ne apprezza la giusta dimensione sia che si guardi la pinacoteca sia che si passeggi per il reticolo stradale del centro storico. Per non dire dei suggerimenti e delle suggestioni che il mondo cartaceo ci riserva ogni volta che ci accingiamo a compiere qualche ricerca.

Del tutto casualmente, nella biblioteca universitaria di Cambrige ho sfogliato il libro di Carlo Campana “Un periodo di storia teramana” (1878) dove a pag. 85 si legge: «Gli inglesi che correvano l ‘Adriatico lasciavano sui nostri lidi agenti borbonici, il 21 agosto posero a terra, nella spiaggia di Giulia, un drappello di armati; nessuna resistenza a quello si opponeva: ruppe le porte dei magazzeni della Dogana e prese quello che di meglio trovava tra le merci che vi erano depositate: ruppe e distrusse il resto e tranquillamente fé ritorno sulle barche che l’aspettavano».

E’ un episodio della guerra condotta dai francesi contro i borboni in esilio e gli inglesi di Nelson nel 1810. Il rapporto degli abruzzesi con gli inglesi nel periodo pre-unitario è più fecondo di quanto comunemente si conosca: ad esempio Costanzo Angelini nel 1790 si trasferì a Napoli dove disegnò la raccolta di vasi greci di proprietà di Lord Hamilton ed eseguì il ritratto di Nelson e una “battaglia di Abukir”. Anche Filippo Rega (Chieti 1761) eseguì i ritratti di Lord e lady Hamilton, del principe ereditario August e del duca di Sussex. Con i Carelli e la scuola di Posillipo, dei quali è ricca la pinacoteca Bindi, il cosmopolitismo dei giuliesi risulta arricchito da contributi come quello di Jacob Philip Hackert che stabilitosi aNapoli nel 1786 anticipa sia alcuni motivi del lamp black dei Carelli sia il verismo successivo. Se Hackert è l’anello di congiunzione fra il chiaroscuro e la brillantezza dei pittori di Posillipo, A.S. Pitloo stabilitosi a Napoli nel 1816, inizia lo studio dal vero che tanta parte avrà nella tecnica di giuliesi d’adozione come Raffaele Carelli. Amico del duca di Devonshire questi consolida la portata internazionalista dell’arte nel Regno di Napoli.

Nel 1884 si trasferì a Giulianova Francesco Contaldi dove fu notaio e vice-Pretore. Non è un personaggio di second’ordine né va ricordato soltanto per aver fondato un giornale letterario-quindicinale, il Doctor Faust, la Rivista Minima e la Rassegna Adriatica, ma anche per una pregevole serie di traduzioni in lingue moderne dal tedesco (Goethe), dall’americano (Longfellow, Bret-Harte, Poe, Witman) dall’inglese (Coleridge, Tennyson, Dickens, Shelley) dal francese (Eugenia Grandet di Balzac), dallo spagnolo (José Zorrilla, G.A. Becquen) dal danese (Niees Lihne di Jens Peter Jacobsen), dal norvegese (Andreas Munch).

Edwanl Lear nel suo “Viaggio illustrato nei tre Abruzzi” (1843-44) ci fornisce una valida testimonianza sia in prosa sia iconografica, (per i pregevoli disegni che accompagnano l’opera) del carattere pittoresco, isolato e sublime della natura abruzzese: «Ancora una volta provai ad andare da Aquila a Teramo e avevo stabilito con una guida di dormire a Pizzoli la prima notte e a Montorio la seconda; ma, ahime!, quando giunse il mattino, una pioggia torrenziale mi vietò, per l’ennesima volta, questo tentativo: triste delusione, dopo aver speso tanto tempo e tanto denaro. Così, per non essere ingannato di nuovo, affittai subito una carrozza per Rieti, e da qui proseguii immediatamente alla volta di Roma».

Gli Appennini sono agli occhi dei romantici inglesi persino più favolosi, gotici e impressionanti delle Alpi. Un romanzo come The Italian or the Confessional of the Black Penitents di Ann Radcliffe viene ambientato ai margini del lago di Celano dove la scrittrice non era mai stata e di cui aveva una visione esotica e misteriosa, degna cornice per una storia terrificante. Tutta la natura abruzzese del primo Ottocento viene riferita dai viaggiatori inglesi come il massimo esempio della nuova bellezza romantica che si è sostituita alla tranquillitas dei classicisti.

All’entusiasmo del Keppel Craven (Excursions in the Abruzzi, 1837) si sostituisce ai giorni nostri la delusione di una giovane coppia di studiosi (una pubblicazione del British Council) che ha ripercorso fedelmente l’itinerario, tra cui quello da Pescara a Giulianova, definendolo “cubes after cubes” e di nessun valore estetico. I due avendo chiesto a un bambino giuliese dove man giar bene e avendone avuto risposta così trascrissero nel loro libro: “Bacchieccio” che non può che essere l’imperfetto spelling di “Beccaceci”.

Articolo tratto da “Comunicare” pag. 8 e 9 - Anno I numero 3 e 4 Luglio / Agosto 1990.

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