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«La pista ciclabile è inutile»
Ieri mattina Michele Corbo si è incatenato
in Comune per protesta
 
GIULIANOVA — Che non fosse un amante delle due ruote, lo sapevano in molti. Ma che questo lo avrebbe spinto ad incatenarsi sulle scale del municipio, è stata un sorpresa per tutti.
Michele Corbo, ieri, ne ha fatta un’altra delle sue. No alla pista ciclabile, no all’isola pedonale, no al centro d’accoglienza, no alla rivoluzione del traffico. Questo il messaggio che deve arrivare al cuore della città e alle orecchie della politica. Niente megafono stavolta, ne’ cartelli appesi sulle spalle. Per convincere Claudio Ruffini e la sua giunta ad indire un referendum, ci volevano, quanto meno, le catene. Presto fatto. Polsi assicurati ad un lucchetto, il coordinatore del comitato civico Cocivis ha gridato la sua protesta dalla tarda mattinata fino alle due di pomeriggio.
Vigili e carabinieri non hanno potuto fare a meno di controllare che il sit-in non degenerasse. E come avrebbe potuto, visto che il contestatore voleva solo, pacificamente, esprimere il suo punto di vista e schiodare dalla poltrona l'amico vice sindaco Mastromauro (il primo cittadino, colmo della sfortuna, era fuori Giulianova)? La pista ciclabile. Michele Corbo la vorrebbe come quella di Bari e di Ancona, cioè inesistente, mai passata per la testa degli amministratori, a suo dire illuminati, di quei comuni. Che vada a farsi friggere, sempre secondo Corbo, il corridoio verde da Rimini a San Salvo. La bicicletta non piace a tutti: per saperne di più, occorre contarsi. Basta poi alle isole pedonali del sabato sera. Se isola dev’essere, che sia una cosa seria, attrezzata, non una sciocchezza "apri e chiudi” messa lì per scontentare i commercianti. Per non parlare del centro d’accoglienza, potenziale ricovero per falsi mendicanti e sfaticati. Così il Corbo-pensiero su alcuni cruciali questioni cittadine, a cui va ad aggiungersi il tormentone principe di questi giorni: il traffico. Ridicolo, ad esempio, il senso di marcia in via Sardegna, che impedisce l’accesso naturale al lungomare. «Questi problemi — è stato puntualizzato — devono essere sottoposti al giudizio corale dei giuliesi, ma non in pubbliche assemblee sparse qua e là. Serve un’indagine conoscitiva in piena regola. Serve un referendum». M.T. venerdì 3 dicembre 2004
     
   

Articolo tratto da “Il Tempo” Quotidiano nazionale - pagina locale di Giulianova - del 3 dicembre 2004.

     

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