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Stop al fermo non ai prezzi
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Richieste salate soprattutto per scampi e sogliole
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Tariffe alte a Giulianova dopo il ritorno in mare dei pescherecci
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di
LUDOVICO RAIMONDI
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GIULIANOVA – Pesce abbondante, 5.621 quintali per un incasso di
20.458,26 euro, alla riapertura della vendita all’asta al mercato ittico
di Giulianova dopo il periodo di fermo biologico, iniziato il 2 agosto
scorso. Un bottino, quello riportato a terra dei tredici motopescherecci
rientrati ieri mattina dalla prima giornata di attività, che ha tenuto i
prezzi al di sopra dello standard per le specie più pregiate o in
quantità limitata ma che al tempo stesso ha fatto registrare un crollo
per le specie cosiddette minori ed in quantità ben superiori alla
richiesta. E così a farla da padroni sono stati soprattutto gli scampi,
il cui costo medio ha oscillato sui 44 euro, rispetto ai soliti 38 euro.
Prezzo altino anche i 19,00 euro per le sogliole e gli 8 euro e mezzo,
delle seppioline. Delle altre qualità, vanno rimarcati gli 8 per i
calamaretti. Per il resto, i merluzzi si sono assestati sui 6,50 euro,
le triglie sui 4 euro, la frittura sui 3,50 euro, le pannocchie sui 3
euro. Di contro, le trigliette mezzane e le pannocchiette sono scese a
0,80 euro, le mazzoline addirittura a 0,40 euro.
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Questione di abbondanza, ma anche di scelta. Per le trigliette, in
particolare, una debacle anche al minuto. «Non le voleva quasi nessuno”,
ci ha svelato Vittorio Cartone, titolare della pescheria più frequentata
del centro. Rispetto alla prima asta del dopo-fermo dell’anno scorso,
nel quale il blocco della pesca fu di un mese (cinque giorni meno di
adesso), si è registrato un aumento della quantità di pescato ma una
flessione del fatturato, segno indicativo di un calo complessivo dei
prezzi. Con il settembre 2003, va detto, il raffronto è complesso, nel
senso che allora, al primo giorno di asta, mercoledì 10, rientrarono un
paio di barche mentre il grosso” tornò il giovedì 11.
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Sommando i due giorni, tuttavia, risultarono venduti 5.488 chilogrammi
(circa 150 in meno) per un incasso complessivo di 20.770 euro (oltre 300
in più) rispetto alle cifre odierne.
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Intendiamoci, differenze non rilevanti. Interessanti, però, i dati tra
le specie principali. Quest’anno, è diminuita soprattutto la quantità di
crostacei, da 780 a 613 chilogrammi, con particolare rilevanza per gli
scampi, scesi da 200 a 84 chili. Si spiega così come nella prima asta di
settembre 2003 il loro costo si fermò intorno ai 34,00 euro al chilo e
in quella di ieri mattina ha toccato punte anche di 50 euro. Idem per
gamberi bianchi e mazzancolle, da 67 chili addirittura a 6, che hanno
portato da 16 a 31 euro di media al chilo. Discorso contrastante per le
triglie: ne furono svenduti” 1800 kg l’anno scorso al costo di 2 euro
scarsi al kg, più o meno il costo medio dei 1300 chili di adesso.
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Una
sola giornata, dunque, merita controprove. mercoledì 8 settembre 2004
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