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Un arsenale nell’ex depuratore
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Il materiale forse occultato dopo scontri a fuoco con le forze
dell’ordine
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ROSETO Operai del Comune scoprono un deposito di armi e munizioni
durante alcuni lavori
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di
MARZIA TASSONI
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GIULIANOVA — Allarmante ritrovamento martedì mattina nella periferia sud
di Roseto. Ben avvolto in una busta di plastica, all’interno dell’ex
depuratore, un autentico arsenale: oltre dieci coltelli di genere
proibito, un machete, munizioni da guerra e armi comuni, un binocolo di
precisione, un paio di manette, tre pugni di ferro, accessori
complementari per mitragliatrici, caricatori, manganelli. A dare
l’allarme un dipendente comunale, che ha casualmente rinvenuto
l’involucro nel corso di lavori. In pochi minuti hanno raggiunto il
luogo della scoperta i carabinieri del Nucleo Operativo di Giulianova
guidati dal maresciallo Antonio Longo. I militari hanno provveduto a
prelevare la busta, fino a quel momento ben mimetizzata tra rifiuti e
materiale ferroso. Una volta in caserma, è stato dato l’avvio al
laborioso inventario.
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Notevole il numero dei coltelli, alcuni particolarmente lunghi e
affilati, altri a serramanico: uno di questi è del genere definito
«sardo» perché originario e tuttora in uso nelle campagne del nuorese.
Altrettanto rilevante la quantità dei proiettili, molti dei quali
riconducibili all’equipaggiamento bellico: cartucce calibro 9 per
mitragliatori, munizioni per pistole P38 Magnum e Smith & Wesson;
proiettili per Winchester e carabine calibro 22.
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Le
caratteristiche di tutti i reperti sono state illustrate ieri mattina
nel corso di una conferenza stampa. La speranza , infatti, è che
qualcuno, vittima di un furto anche remoto, possa eventualmente
riconoscere oggetti di sua proprietà e farsi avanti. .Un dato certo è
che parte delle munizioni, prodotte a partire dal 1979, erano in
dotazione ad una delle quattro forze armate dell’Esercito italiano.
Inquietante che alcuni dei proiettili siano stati opportunamente
modificati al fine di potenziarne l’effetto devastante: a dimostrarlo, i
segni di una manipolazione che mira a provocare l’esplosione della
cartuccia una volta centrato il bersaglio.
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Le
indagini, tempestivamente avviate, proseguono a tutto campo. Insoluti,
per ora, numerosi interrogativi: qualcuno ha voluto disfarsi di
materiale compromettente, o il nascondiglio di Roseto era una sede solo
temporanea? La pista che i carabinieri stanno accuratamente vagliando è
il possibile utilizzo del materiale in azioni di fuoco compiute in
precise circostanze, anche lontane nel tempo e nello spazio.
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