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Maggio festeggiante ora diventa «Fest»
È stata presentata ieri la nuova edizione
 
di LUDOVICO RAIMONDI
A DISTANZA di cinque anni dall'ultima edizione del 1999, tornerà a disputarsi domani, canonico 21 aprile, la corsa dei cavalli con fantino nel centro storico di Giulianova. E' una tradizione dai forti connotati storici, culturali, folcloristici e sportivi che viene ripristinata e della quale non solo i Giuliesi hanno avvertito la mancanza. Nell'ultimo decennio, cantieri di ristrutturazione di palazzi e del Belvedere, lungo il percorso di gara, hanno costretto al rinvio della corsa che ha inseguito come un'ombra la Festa della Madonna dello Splendore alla quale è strettamente legata fin dalle origini, risalenti alla seconda metà del Cinquecento ma non documentabili nella precisa datazione. Riccardo Cerulli, scomparso presidente della Deputazione di Storia Patria dell'Abruzzo ed autore del libro Giulianova 1860, caposaldo della storiografia locale, scrive che la competizione è l'unica superstite di quelle che si svolgevano nei secoli passati in occasione della Festa, la corsa degli ignudi e la sfida della forma di cacio. E' pressoché certo che l'avvenimento ippico si disputa dai tempi immediatamente successivi al miracolo dell'apparizione della Madonna, il 22 aprile 1557, celebrato ogni anno. "La corsa - rimarca lo storico - non fu mai riservata ai ceti superiori e vide impegnati concorrenti "a pelo", non "sulla sella", all'epoca troppo costosa, non certo i nobili e gli agiati, ma gli avventurieri, gli albanesi e gli zingari". Nacque così la corsa dei cavalli "berberi" o "barbari", cosiddetti perché provenienti da lontano, attratti dal peculio, spesso in generi alimentari, previsto dal premio bandito dagli araldi dell'Università. La manifestazione ha subito traversie e trasformazioni. Nel 1971 l'esperimento di trasformarla in corsa di trotto finì in tragedia per la morte di uno spettatore investito da un cavallo sfuggito, con il suo sulky, al controllo del guidatore. Ripresa al galoppo, con tentativi di palio sul modello di Siena, grazie alla partecipazione del mitico fantino senese Aceto, la corsa negli anni '80 e '90 si è via via professionalizzata, agganciandosi all'ippodromo marchigiano di Montegiorgio. Le misure di sicurezza, prima tra tutte la recinzione del percorso, ed incertezze di vario genere ne hanno un po' sfumato l’atavico pathos "berberiano", ma non ne hanno scalfito il fascino e la suggestività. Né avrebbero potuto, perché la corsa attraversa, nel chilometro di percorso dalla partenza in Via Gramsci, il cuore del Centro Storico: il Belvedere, poi Corso Garibaldi, che viene cosparso di sabbia per non fare scivolare gli zoccoli dei cavalli, infine Viale dello Splendore, in fondo al quale è posto il traguardo. Domani pomeriggio, l'evento farà rivibrare le corde dell'emozione al passaggio dei cavalli, sollecitati da animosi fantini tra due ali di folla e capannelli di famiglie ed amici affacciati dai balconi delle antiche case di Giulianova Alta. In pochi, magari, ricorderanno il nome del vincitore, tutti però ne conserveranno per sempre le gesta negli occhi e nella memoria.
     
   

Articolo tratto da “Il Tempo” Quotidiano nazionale - pagina locale di Giulianova - del 20 aprile 2004.

     

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