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di LUDOVICO RAIMONDI
UN GEMELLAGGIO tra le società di calcio del Torino e del Giulianova in memoria e nel nome di Rubens Fadini al quale è intitolato lo stadio comunale giuliese. La proposta è stata avanzata alla società granata, attualmente in Serie B, dal Presidente dell'Associazione "Padre Candido Donatelli", Mario Orsini. L'idea è nata da un articolo di Alfonso Aloisi, ex giornalista sportivo ed oggi consigliere provinciale a Teramo, pubblicato sulla rivista "Madonna dello Splendore" per ricordare il 55° anniversario della tragedia di Superga nella quale, il 4 maggio 1949, fu distrutto il Grande Torino ma non la sua leggenda ed il suo mito. Molte furono le società che, in segno di lutto e di riconoscenza, intitolarono il loro stadio ai giocatori granata schiantati sulla collina torinese. Tra le prime, la Sambenedettese che scelse i fratelli Ballarin per il suo vecchio stadio nella zona del porto. Il Giulianova dell'allora presidente Luigi Granata, per non fare torto ad alcuno nell'indecisione di individuare uno dei 18 calciatori scomparsi, decise di procedere al sorteggio per l'intitolazione del "Campo della Fiera", lo spiazzo nella città alta in cui nel 1924 iniziò la passionale storia calcistica giallorossa. Il nome estratto fu Rubens Fadini, non certo il componente più famoso del Grande Torino ma certamente una delle emergenti mezzeali dell'epoca, che «folgorò i critici in pochissimo tempo:dinamico come Mazzola, elegante come Maroso», scrisse di lui Gian Paolo Ormezzano, inimitabile cantore del cuore e delle gesta granata.
Nato a Jolanda di Savoia (Fe) il 1 giugno 1927, Fadini cominciò a mostrare il suo talento fin dall’età di sette anni, a Suzzara, in provincia di Mantova, dove la famiglia di braccianti agricoli si stabilì in uno dei frequenti trasferimenti per lavoro. Il giovane Rubens sarebbe arrivato all’esordio in serie A il 7 novembre 1948 nel Torino che piegò la Lazio per uno a zero. Pochi mesi più tardi l’appuntamento terribile con lo schianto dell’aereo a Superga nel quale Fadini ebbe la vita spezzata, a soli 21 anni, dopo avere giocato 10 partite, condite da una rete, ed avere sostituito al meglio, nell'ultima partita italiana disputata dal Torino a Milano, nientemeno che Valentino Mazzola. «Il gemellaggio avrebbe un significato storico, turistico e culturale, oltre che sportivo», il senso della rievocazione di Aloisi. Sarebbe anche l'occasione di riflettere sul carattere e sui valori di cui il Toro fu portatore nel mondo e dei quali si avverte nostalgia nel calcio moderno. Il Giulianova, che della valorizzazione dei giovani del suo prolifico vivaio ha fatto una bandiera, è l'interlocutore giusto. Nel nome di Rubens Fadini.
     
   

Articolo tratto da “Il Tempo” Quotidiano nazionale - pagina locale di Giulianova - del 28 aprile 2004.

     

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