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La Vergine sull’olmo apparsa a Bertolino
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di
LUDOVICO RAIMONDI
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OGGI, per Giulianova, è «La Festa del 22 aprile», ovvero la Festa della
Madonna dello Splendore, sua Madre Protettrice non meno del suo Patrono
S. Flaviano. L’annuale celebrazione, tra le più antiche d’Abruzzo, è
legata ad una tradizione diventata storia nei secoli. Da una «Cronaca»
dell’aquilano Padre Priore D. Pietro Capullo, scritta a riprese dal 1657
al 1674, Niccola Palma, nel terzo volume della sua "Storia Ecclesiale e
Civile della Regione più settentrionale del Regno di Napoli" del 1891,
riporta: "Racconta (il Capullo) che nel giorno 22 aprile 1557 la Vergine
santa, tutta raggiante di luce, comparisse sopra un olmo ad un vecchio
giuliese di umili costumi, chiamato Bertolino, e gli ordinasse di
manifestare al Magistrato di Giulia la sua volontà di esser con
ispeciale culto venerata in quel sito, ov'era comparsa. Eseguì Bertolino
puntualmente il cenno; ma rigettato qual pazzo e visionario dal Capitano
e dai Signori del Reggimento, se ne tornò sconsolato all'eminenza, ove
l'olmo si ergeva...". Solo al terzo tentativo il povero Bertolino fu
creduto, quando uno dei maggiorenti della «reggia» fece per mettergli le
mani addosso ma, come per miracolo, rimase bloccato nei movimenti e
nella parola. Allora Bertolino fu accompagnato sul posto del prodigio da
una processione di cittadini, i quali constatarono l'esistenza di quella
luce sovrannaturale e si inginocchiarono a terra in segno di
prostrazione e di omaggio verso la Vergine. Nel luogo dell’apparizione
la Madonna fece sgorgare dall’olmo anche un’acqua miracolosa per
assetare l’esausto Bertolino ed oggi meta di fedeli in pellegrinaggio al
Santuario della Madonna dello Splendore, che fu eretto e terminato in
quel miracoloso anno su una chiesa preesistente. Questo dettaglio,
derivato dagli scritti del Capullo e del Palma, ha suggerito allo
storico Riccardo Cerulli, autore del libro Giulianova 1860, che lo
straordinario evento dell’apparizione fosse retrodatabile all’inizio del
Cinquecento se non addirittura ai tempi di Giuliantonio Acquaviva
d’Aragona, Duca di Atri e conte di Conversano, fondatore di Giulia Nova
nel 1470. In ogni caso, sotto gli auspici dei discendenti del fondatore,
l’evento dell’apparizione fu subito ricordato annualmente con solenne
processione ed iniziative sacre e profane, affidate alla cura del
Capitano della festa, tra le quali la corsa degli ignudi, dei cavalli
dei «berberi» o «barbari», della pizza di cacio. Ancora Cerulli ricorda
che ìnei registri del Decurtato, successivi al 1846, e quelli della
Giunta e del Consiglio, redatti a partire dal 1860, recano cenni al
lavoro preparatorio, affidati a ìdeputati” di nomina comunale, ed al
programma, di poco variante di anno in anno, incentrato sulla grande
processione, preceduta e seguita da funzioni solenni nel Tempio dello
Splendore, accompagnata da «primaie bande ingaggiate in Abruzzo e fuori;
sulla corsa dei cavalli; sui fuochi artificiali». Il 22 aprile 2004 la
Festa, come ormai viene chiamata, conserva tutta la sua storia e la sua
solennità.
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