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Braga e Fogazzaro rivali in amore
La profonda e fraterna amicizia tra il musicista giuliese e il celebre scrittore
 
di LUDOVICO RAIMONDI
La famosa serenata "Leggenda Valacca" di Gaetano Braga (Giulianova 1829 - Milano 1907) ispirò il racconto "Il Monaco Nero" di Anton Cechov, ma incerta e tutta da documentare rimane la probabilità di una conoscenza personale tra i due artisti. Diversamente, Gaetano Braga fu ritratto quale protagonista di una novella di Antonio Fogazzaro: "Il fiasco del Maestro Chieco". In questo caso, il rapporto tra il violoncellista giuliese e l'autore di Piccolo Mondo Antico fu di profonda e fraterna amicizia, testimoniata anche da una lunga corrispondenza privata inedita, in parte reperibile presso la Biblioteca Bertoliana di Vicenza, città natale del celebre romanziere. D'altro canto, la stessa "Leggenda Valacca" nacque in Gaetano Braga nella pace di Varenna, nel 1861. Nel suo "nascondiglio" preferito, il musicista si legò ad amicizie eccellenti, compresa la famiglia Fogazzaro "della quale - scrive Vincenzo Bindi, storico giuliese ed amico di Braga - il capo Mariano era uomo liberale ed amante della musica, ed il figliolo Antonio coltivava con gran successo le lettere, e divenne poi celebre scrittore italiano e Senatore del Regno".
Braga, in uno dei suoi diari manoscritti conservati dalla Biblioteca Civica di Giulianova intitolata a Bindi, afferma di rivedersi non soltanto nella citata novella ma anche in Malombra, Il Santo, Piccolo Mondo Moderno. Se in questi racconti, tuttavia, egli è uno dei tanti personaggi che affollano il caleidoscopico mondo fogazzariano, ne "Il Fiasco" si rivela in tutto e per tutto, sotto le mentite spoglie di Lazzaro Chieco, con la sua complessa personalità, burlesca e melanconica insieme. Ed in primo piano, come gli capitava nella cerchia dei tanti amici, artisti e non, frequentati dentro e fuori i salotti ed i cenacoli.
Quello di Fogazzaro non è il racconto di un fiasco artistico ma di una sconfitta di Lazzaro Chieco/Gaetano Braga per opera dell'Io narrante Cesare (il Fogazzaro, appunto) in una disputa amorosa per una dama, forse identificabile, nella realtà, con la Marchesa C. Stampa di Soncino-Morosini. Al di là della scherzosa vicenda, è sorprendente l'arte di Fogazzaro di fotografare le abitudini e le manie del grande amico e, nell'occasione, rivale: "Egli suonando mi guardava, sempre - scrive Cesare/Fogazzaro -. I versacci che faceva non si scrivono; non sapevo se commuovermi della melodia dolcissima, o ridere della bizzarra faccia, ora lugubre ora sfavillante, ora solenne ora furbesca, ora patetica, ora beffarda, comica sempre... Era quel matto del Maestro Lazzaro Chieco". Il ritratto di cui solo un amico intimo è capace, oltre che il talento di un grande scrittore. Braga, in una lettera del 30 ottobre 1885, scritta dalla sua abitazione parigina in Rue de Berri, ringraziò Fogazzaro per avergli dedicato il racconto e nel post scriptum gli confessò il periodo di dolore e depressione per la scomparsa, a Giulianova, della vecchia ed amatissima mamma, Splendora De Angelis. In realtà, la novella era già un ringraziamento di Fogazzaro a Braga, che ne aveva musicato "La Ricamatrice” e la traduzione italiana della romanza francese "Les trois bouquets de Margherite”. Solo la morte di Braga, nel 1907, avrebbe spezzato la dolcissima ed eletta amicizia.
     
   

Articolo tratto da “Il Tempo” Quotidiano nazionale - pagina locale di Giulianova - del 3 febbraio 2004.

     

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