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Il
sogno americano dentro una valigia
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A
teatro l’avventura di Pascal D’Angelo
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di
LUDOVICO RAIMONDI
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«In
sala in quel momento Tanja con la sua voce di soprano, una delle
signorine, contralto, e il giovanotto violinista imparavano la famosa
serenata di Braga. Kovrin porgeva l’orecchio alle parole – la canzone
era tradotta in russo – e non riusciva a capirne il significato». In
questo passo de "Il Monaco Nero”, uno dei racconti più "suoi” per
l’alone di mistero e di musicalità che ne pervade la trama, Anton
Pavlovich Cechov rivela tutta la sua ammirazione per la "Leggenda
Valacca” e per il suo autore, Gaetano Braga, violoncellista nato a
Giulianova nel 1929 e morto a Milano nel 1907. Braga, che anche Antonio
Fogazzaro ritrasse nella novella "Il fiasco del Maestro Chieco”, fu
definito il Re del violoncello dell’Ottocento, e celeberrima fu la sua
serenata, composta nella quiete di Varenna nel 1861. Checov adottò Braga
tra i suoi compositori preferiti ed ispiratori, come è ben evidente
nella perentorietà della citazione, quasi si trattasse di un Beethoven o
di un Mozart. Di un artista, in definitiva, sulla cui fama, nel
macrocosmo della Russia e dei lettori dell’epoca, non necessitavano
ulteriori aggiunte. Che la "Serenata” o "Leggenda Valacca” o "Preghiera
di una Vergine” o "Angel’s Serenade” avessero ispirato Checov ce lo dice
anche Gianfranco Viney in un saggio sul grande musicista russo nel
Novecento, Dmitrij Sostakovic, anch’egli appassionato di Braga. La
vicenda stessa del professore Kovrin che cade preda delle allucinazioni,
fino a morirne, si ammanta di evocazioni, di travolgente mistero e
romanticismo, come accade alla fanciulla in delirio che sentiva le
canzoni degli angeli nella poesia di Marco M. Marcello musicata da
Braga. Alcune ipotesi sono state formulate sul movente ispiratore de "Il
Monaco Nero”, scritto da Cechov a Yalta nell’estate del 1889: una
conoscenza personale dello scrittore con Braga nei cenacoli parigini,
nei quali il violoncellista era beniamino insieme all’inseparabile
Gioacchino Rossini; la diffusione della serenata per opera del fratello
minore di Braga, Giuseppe, pianista e concertista della corte dello zar;
le intercessioni di Anton Gregorevic Rubinstein (1829-194), fondatore e
direttore del Conservatorio di S. Pietroburgo, anch’egli amico di Braga
nelle frequentazioni parigine. Studi recenti rivelano che Cechov fu
ammaliato a Melihovo dalla Serenata, cantata al pianoforte dall’amica di
famiglia, Lica, soprano, con l’accompagnamento al violino dello
scrittore Nicholaevich Potapenco: «Spesso Potapenco e Lica venivano a
trovarci. Sovente si cantava la serenata di Geatano Braga, "Leggenda
Valacca”, a quei tempi molto in voga. Quell’atmosfera piena di poesia,
musica e mistero è stata rispecchiata nel famoso racconto "Monaco
Nero”», scrive la sorella di Checov, Maria Pavlovna Cechova. Anche
Cechov drammaturgo si portò dentro la musica di Braga. Nel quarto atto
de "Le Tre Sorelle” (1901), nel corso di un colloquio tra Kulygin e
Irina, s’ode che «in casa stanno suonando al piano "La Preghiera di una
Vergine”».
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Anzi,
Irina presagisce il distacco dall’ufficiale adorato: «Domani sera non
sentirò più "La Preghiera di una Vergine”, non mi incontrerò più con
Protopopovà». Il destino del distacco che accompagna la "Leggenda
Valacca”.
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