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La marineria di Giulianova scende in piazza.
Citta’ in tilt
«Dove sono finiti i nostri soldi?». Riunione dal prefetto. Lunga telefonata di Sospiri al ministro
I rappresentanti dei pescatori ieri mattina hanno manifestato per oltre tre ore. Interrotti i lavori del consiglio comunale
 
di PATRICIA FOGARACCIO
ORE 7.30: duecento pescatori occupano l'asse attrezzato e paralizzano la città. E' accaduto ieri mattina, sotto gli occhi esterrefatti di decine di automobilisti, sorpresi dalla nuova, eclatante protesta della marineria pescarese, esplosa per la mancata erogazione degli indennizzi per il fermo biologico del 2001 e del 2002.
La manifestazione era stata pianificata sabato scorso nel corso di un'assemblea svoltasi a Giulianova: alle 7.30 i pescatori hanno imboccato a piedi l'asse attrezzato e lo hanno ricoperto di striscioni. Nel frattempo un primo gruppo ha costituito una barriera fisica, impedendo il passaggio delle auto che si erano già incolonnate sulle rampe di piazza della Marina e di piazza Italia. Altissima la tensione, che ha rischiato di sfociare in rissa quando due automobilisti sono scesi dalle vetture per tentare di forzare lo sbarramento, ma sono stati bloccati dall'arrivo tempestivo dei vigili urbani e degli agenti di Digos e Polizia.
Una cinquantina di pescatori ha paralizzato anche l'intero lungofiume Paolucci e la golena nord. «I nostri soldi dove sono finiti? - hanno chiesto urlando i membri della Cooperativa "Sciarra" -. Perchè le marinerie marchigiane sono già state rimborsate lo scorso dicembre per il fermo e noi no? Da anni chiediamo di anticipare il blocco pesca ai mesi primaverili, per favorire il ripopolamento dell'Adriatico, ma le autorità non ci ascoltano e intanto stanno già fissando il prossimo fermo per l'estate 2003, ma questa volta non accetteremo».
Alle 9.30 una delegazione è stata ricevuta dal prefetto Andrea Gentile, affiancato dal comandante della Capitaneria di porto Vincenzo Meloni (che nel pomeriggio ha incontrato a Roma anche il direttore generale della pesca Tripodi), il questore Lo Scalzo e il colonnello dei Carabinieri Specchia. «Cercheremo di capire le ragioni del ritardo degli indennizzi - ha spiegato Gentile al termine del vertice, durato oltre un'ora, tra le urla dei pescatori - e tenteremo di accelerare le procedure di erogazione dei fondi. Ci faremo portavoce dei problemi della categoria presso gli organi competenti a Roma, come già abbiamo fatto in passato». Alle 11 i pescatori hanno accettato di rimuovere il presidio sull'asse attrezzato, ma sono piombati in massa nell'aula consiliare del Comune, interrompendo i lavori dell'assemblea.
«Questa volta ci dovete aiutare - hanno detto i rappresentanti di delegazione ai consiglieri -. Durante l'inverno, per le pessime condizioni del tempo, non siamo riusciti a lavorare, ma a casa abbiamo bocche da sfamare. Non possiamo essere abbandonati da tutti». Il sindaco Pace si è dunque impegnato ad andare a Roma, con una delegazione, per parlare del problema direttamente con il ministro delle Politiche agricole e forestali Alemanno. Ma l'atmosfera si è di nuovo fatta rovente quando nell'aula consiliare è entrato l'onorevole Nino Sospiri, sottosegretario alle infrastrutture che, dinanzi alla protesta, ha contattato subito il Ministero e, dopo mezz'ora, ha scoperto le ragioni del mancato invio dei fondi. «Le tabelle degli indennizzi sono giunte al Ministero il 16 dicembre, per la correzione di alcuni errori - ha spiegato Sospiri -, ma il 20 dicembre la Banca d'Italia ha chiuso gli uffici per le feste, riuscendo ad indennizzare solo Pesaro ed Ancona, e non l'Abruzzo, Termoli e San Benedetto. Le somme non erogate sono quindi state riaccreditate a Roma al Ministero, ed ora dovrà ricominciare la procedura. I fondi dovranno tornare ad Ancona e, secondo le previsioni, i pescatori riscuoteranno gli indennizzi non prima di maggio». Una notizia che potrebbe, però, non essere gradita dai pescatori, pronti a ribloccare l'asse attrezzato già venerdì prossimo.
     
   

Articolo tratto da “Il Tempo” Quotidiano nazionale - pagina locale di Giulianova - del 18 marzo 2003.

 

 

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