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In
salvo gli stipendi
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Garanzie anche per tredicesime e pagamenti ai fornitori
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GIULIANOVA Dopo il pignoramento il Comune chiarisce con la tesoreria
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di
MARZIA TASSONI
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GIULIANOVA — Si allontana dal Comune di Giulianova l’ombra nefasta del
mancato pagamento di stipendi e tredicesime. Allarme rientrato per
quanti, nelle scorse ore, hanno creduto di poter trascorrere davvero un
magro, magrissimo Natale. Tirano un sospiro di sollievo tutti i
dipendenti comunali all’annuncio, dato dal direttore generale dr.
Giuseppe D’Urbano, secondo cui si sarebbe trattato di un semplice
disguido tecnico con la tesoreria. Il direttore generale del Comune ha
assicurato che chiarezza è stata fatta con la direzione bancaria e che
pertanto, nel rispetto dei tempi burocratici, saranno regolarmente
versati stipendi e tredicesime. Garantiti, inoltre, tutti i servizi, e
onorati i pagamenti ai fornitori.
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L’ente comunale si opporrà al pignoramento nel corso della prossima
seduta giudiziaria prevista per il 23 gennaio.
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Se la
bomba; da tre milioni di euro (questa è la cifra che il comune è tenuto
a versare alla società Ced) è scoppiata solo ora, la miccia in realtà
arde da ben 4 anni. Era infatti il 1999, quando l’amministrazione
Gerardini mise in vendita un’area artigianale- commerciale di 2000 metri
quadri.Cinque i lotti disponibili, all’apparenza identici, situati in
via Galilei, angolo via Montello. Uno di questi se lo aggiudicò la
società giuliese Ced, composta da due fratelli - uno perito, l’;altro
ingegnere delle telecomunicazioni- con il sogno di realizzare uno
stabilimento all’avanguardia nella produzione di antenne paraboliche e
decoder per la trasmissione digitale terrestre ( la cui adozione sarà
d’;obbligo dal 2005). Una piccola industria, la loro, che avrebbe
usufruito di incentivi economici consistenti ( quelli previsti dalla
legge 144.), ed impiegato almeno cento addetti. Il lotto acquistato
dalla Ced, salvo che nel prezzo, non era però come tutti gli altri . Vi
gravavano, si scoprì dopo l’;acquisto, ben tre servitù (fognatura ,
acqua, metano) e l’obbligo di arretramento di dieci metri. Impossibile
dunque l’;edificazione e la realizzazione della struttura: un
investimento da dieci miliardi andato in fumo. Al comune il dovere,
visto l’errore tecnico di partenza, di liberare il lotto dai vincoli
strutturali e , come da convenzione, renderlo in tutto identico agli
altri. Un pugno di milioni sarebbe bastato all'amministrazione uscente
per evitare il contenzioso, regalare alla città una possibilità in più
di sviluppo e non arrivare alle cifre da capogiro di oggi. Se infatti la
Cassazione dovesse dare parere favorevole alle richieste della società
Ced, accolte solo in parte dalla precedente sentenza, la cifra potrebbe
addirittura triplicare.
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