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Arriva Pinocchio ma è un’opera lirica
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Questa sera alle ore 21 sul palco di Chieti
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di
WILLIAM DI MARCO
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IL
MONDO in una stanza, tutto racchiuso in uno spazio limitato e
continuamente a disposizione per poterne meditare anche gli angoli
remoti. Sarà questo lo stato d’animo del professor Emilio Di Lello di
Roseto degli Abruzzi quando si trova davanti al suo plastico (fatto di
trenini, macchinine, luna park, funivie, arene, quartieri e altro
ancora) realizzato in quasi quarant’anni di lavoro e che rappresenta uno
spaccato ambientale antropizzato e non, da lasciare l’osservatore a
bocca aperta. Ad accorgersi di questo piccolo capolavoro è stata la III
C della scuola media di Atri che è riuscita a combinare una visita
guidata in casa del docente in pensione col pallino del "troppo piccolo"
e a scoprire i segreti di un lavoro che ha dell’incredibile. Intanto il
tavolato che ospita l’ambientazione è di circa 4 metri per 3, tutto
compatto e indivisibile (" anni fa per spostarlo dal piano terra al
primo piano ho dovuto rompere una finestra e utilizzare una gru" ha
ricordato agli alunni) ed è posto in un salone della sua casa. Certo, la
matematica e la fisica, materie che ha insegnato per tantissimi anni
all’Itc di Atri e alle medie di Roseto, lo hanno aiutato parecchio, ma
oltre alle doti tecnico-scientifiche ha dovuto sfoderare un’altra
abilità straordinaria: la pazienza. Nel plastico ci sono i paesi e le
zone che hanno contraddistinto la sua vita. Si inizia con la stazione di
Roseto abbinata a quella di Giulianova, ma c’è anche quella di Reggio
Emilia dove vive la figlia ("Città che adoro"). C’è la collina di
Montepagano con una funivia, ma anche l’Arena 4 Palme ed alcuni
quartieri con toponimi al femminile ("Amiche di bridge che perdevano con
me"). C’è una grossa raffineria di petrolio, ma anche uno spaccato di
Colledimezzo, paese teatino dove il professore è nato. Insomma una
combinazione di sentimenti e vita vissuta, di linee ferroviarie e di
tunnel, di strade e di spazi per i giochi dei bambini curati nei minimi
particolari. Sono tante le curiosità da chiedere a questo ingegnere di
luoghi lillipuziani e quando gli studenti lo assalgono di domande, lui è
pronto a rispondere davanti al suo capolavoro. "Questa passione è nata
per caso: nel 1962 ricevetti una somma da un parente che stava in
Argentina per un regalo da dare ai miei figli. Dopo diverse peripezie,
dissi che avevo regalato un plastico e quando tre anni dopo questo
parente tornò, volle vedere che cosa fosse. Allora mi precipitai ad
allestirlo di fretta e furia e non sapendo come realizzarlo, mi feci
aiutare da Dario Smaldino, capostazione di Roseto ed esperto di
elettrotecnica. Nacque così, quasi per forza, questa passione". I
ragazzi ascoltano incantati e intanto guardano un dvd realizzato dal
figlio di Di Lello i cui tutti i particolari sono ancora più realistici.
"Credo che sia un’opera unica nel suo genere. D’altronde, bisognerebbe
trovare un ‘pazzo’ come me" sorride e fa vedere ai ragazzi il pannello
di controllo e il sottofondo del plastico pieno di fili elettrici che
sembrano riprodurre una vera giungla. "Non vorrei che questa mia opera,
che ha occupato gran parte della mia vita, vada persa e sono disposto a
darla ad un museo o ad un collezionista che sia in grado, però, di
tenerla funzionante, così come lo è adesso". Il sasso è lanciato,
qualcuno lo raccolga. Nella foto al centro i ragazzi della scuola media
"Mambelli-Barnabei" di Atri, classe III C, "scopritori" dell’originale
plastico del professor Emilio Di Lello: Ludovica Bosica, Manuela
Chiarolanza, Gabriele Di Febo, Riccardo Di Girolamo, Lucilla Di Michele,
Federico Faiazza, Laura Franco, Stefano Iezzi, Alessandra e Alfonso
Manco, Camilla Marchese, Antonio Martella, Floriana Matricciani, Giorgio
Mazzocchetti, Francesca, Marco e Walter Pallini, Fabio Pennoni, Valerio
Pompei, Emilio Rachini e Chiara Rapacchia.
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