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di FRANCESCO MARCOZZI - GIULIANOVA - Il sindaco
di Giulianova, Francesco Mastromauro, ha firmato
ieri mattina la decima ordinanza di sgombero di
un alloggio popolare occupato da chi non ne
aveva più i diritti (e non si tratta sempre di
nomadi). Stavolta l’intervento non è stato senza
problema dal momento che gli agenti incaricati
di consegnare il verbale di sfratto sarebbero
stati anche minacciati e su questo, comunque,
c’è un’indagine a parte. E’ la prima volta negli
ultimi decenni che un sindaco riesce a firmare
un così alto numero di ordinanze, ripristinando
la legalità, nel breve arco di sette mesi. Si
tratta di case di proprietà dell’iter ma che
vengono, comunque, sempre assegnate dal Comune
che, di recente, ha predisposto un nuovo bando
aperto a quanti ritengano di avere diritto ad un
alloggio popolare, Ma non è la sola irregolarità
riscontrata nel settore case. Accurati controlli
sono stati stabiliti dal nuovo Consiglio
d’amministrazione della “Giulianova Patrimonio”
presieduto dall’architetto Filippo Di
Giambattista e subito eseguiti. I controlli
hanno stabilito che ci sono cinque famiglie che,
a vario titolo, continuano a non pagare il
canone d’affitto, e questo nonostante le
conseguenze dell’operazione “Scacco a La Rocca”
e alla successiva inchiesta da parte della
Procura teramana, per cui anche loro rischiano
di vedersi revocare l’alloggio. Del resto, c’è
sempre e di più fame di case. Il Comune ne ha
una cinquantina ma sono tutte occupate anche se
non sono al meglio. Denunciati da due famiglie
casi al limite delle dignità umana, con moglie,
marito e figlie, in una caso di undici e in un
altro addirittura di diciotto, che si devono
spogliare a turno un quanto dormono tutti in
un’unica stanza. Per quanto riguarda, invece,
gli alloggi Ater, ci sarebbero case con più
camere occupate da una sola persona o
addirittura case che vengono utilizzate solo nel
periodo estivo ma controlli dell’Ater non ci
sarebbero da tempo. Intanto si è appreso che
Giulianova e la sua periferia hanno un’alta
concentrazione di laboratori gestiti da cinesi.
Ce ne sarebbero addirittura più di quaranta, a
quanto pare tutti con personale “regolare” e non
clandestino ma, in alcuni casi, al limite della
dignità umana per quanto riguarda i locali. E su
questo starebbero indagando i carabinieri.
RIPRODUZIONE RISERVATA Venerdì 19 Febbraio 2010 |