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Le origini di Giulianova
sono remote. Nel III secolo a.C. i
Romani impiantano alla foce del fiume
Tordino, probabilmente nello stesso luogo occupato
da una città picena, una nuova colonia marittima
chiamata
Castrum Novun. Città
potente e fortificata, oltre che importante porto
commerciale del Pretuzio e nodo stradale, Castrum
Novum nel Medio Evo mutò il suo nome in Castel San
Flaviano, in onore del Santo patriarca di
Costantinopoli le cui spoglie, secondo una
suggestiva leggenda, approdarono miracolosamente
sulle nostre coste in un anno ignoto ma comunque
anteriore al Mille. Vera o infondata questa storia,
è sicuro invece che il tempio dedicato al Santo,
d’arte bizantina prima e romanica poi, ebbe larga
rinomanza per tutto il Medio Evo, così come non poca
importanza doveva avere questa nuova città, dotata
di ospedale e con
un porto che torna a
funzionare di buona lena, ricca di possedimenti
terrieri e dove sembra, sulla scorta di alcune
recenti indagini storiche, avesse sede un episcopio
precedente a quello aprutino, esistito fino all’età
carolingia, almeno nei primi decenni del IX secolo.
La città medievale nel 1382 passata con tutto il suo
vasto territorio dal regio dominio ad
Antonio Acquaviva, che
qui innalza il palazzo comitale facendone la
residenza principale, e poi da questi allo
sfortunato figlio Giosia, verrà distrutta pressoché
interamente intorno al 1460, durante la sanguinosa
battaglia del Tordino
combattuta il 27 luglio di quell’anno fra le truppe
di Federico da Montefeltro e Alessandro Sforza da
una parte, e quelle di Jacopo Piccinino e Bosio
Santofiore dall’altra. Da qui la decisione di
edificare un decennio più tardi, su una eminenza
collinare a settentrione, quindi in un luogo
senz’altro più difendibile, una nuova città,
chiamata
Giulia dal nome del suo
fondatore
Giuliantonio Acquaviva.
Le soluzioni davvero interessanti, per non dire
geniali, utilizzate dal progettista hanno indotto
più di uno studioso a formulare varie ipotesi sulla
sua identità. La tesi oggi prevalente, dopo una
iniziale attribuzione del progetto a Baccio Pontelli,
individua in una delle menti più brillanti del
secondo Quattrocento, il senese Francesco di Giorgio
Martini, l’autore del piano di fondazione di
Giulianova. La
prepotente originalità che permea l’abitato sottende
un raffinato linguaggio matematico-proporzionale,
oltre a complessi significati politico-militari e
civili, tanto da rendere la città un’esperienza
progettuale autonoma e peculiare. Per molti secoli
la cittadella rinascimentale, stretta nel
munitissimo quadrilatero con la sua chiara
organizzazione sociopolitica degli spazi, rimarrà
sostanzialmente integra, nonostante ripetuti
saccheggi ed aggressioni. Solo negli anni
settanta-ottanta dell’Ottocento, sotto la vivace
spinta demografica ed in virtù di un generale
miglioramento economico, la vita inizierà a
debordare fuori delle mura. Della espansione dl
urbana ottocentesca costituiscono testimonianza,
oltre agli edifici presenti sul corso - alcuni dei
quali tuttavia incorporano parti più antiche,
persino del 500 -, il nuovo nodo rappresentato
dall’attuale piazza della Libertà, signoreggiata dal
monumento a Vittorio Emanuele II
dello scultore verista giuliese
Raffaele Pagliaccetti,
inaugurato nel 1894, la
Cappella gentilizia de’ Bartolomei,
sorta nel 1876, ed il pressoché coevo portico
omonimo a questa giustapposto. In questo stesso
periodo inizia la espansione urbana sul litorale,
grazie alla presenza della ferrovia entrata in
funzione nel 1863. |