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Regia
CLAUDIO DI SCANNO
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Con
Susanna Costaglione
Marina Di Virgilio Gianluca Marcellusi Tommaso
Bernabeo Sara De Fanis
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Musiche di ed eseguite
da Graziano
Zuccarino
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Scene di
Antonella Spelozzo
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Luci
Gianluca Del Biondo
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Organizzazione
Nicola Di Nardo
Alessandra Carulli
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Prodotto da
AssOdeonTeatro_Ortona
[CH]
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Con il sostegno di
Comune di Ortona /
Ass.to Cultura Comune di Giulianova / Ass.to Cultura
Fondazione Luca Romano / ONLUS Associazione
Culturale Fontamara / A.T.A.M. Associazione Teatrale
Abruzzese e Molisana DRAMMATEATRO_Popoli [PE]
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« Si vive nel
provvisorio, si pensa che per ora la vita va male,
per ora bisogna arrangiarsi,
per ora bisogna anche umiliarsi, ma che tutto ciò è
provvisorio...
Ci prepariamo a morire col rimpianto di non avere
vissuto...
La libertà non è una cosa che si possa ricevere in
regalo.
Si può vivere anche in un paese di dittatura ed
essere libero, a una semplice condizione,
basta lottare contro la dittatura.
L'uomo che pensa con la propria testa e conserva il
suo cuore incorrotto è libero...
Per contro si può vivere nel paese più democratico
della terra,
ma se si è interiormente pigri, ottusi, servili, non
si è liberi:
malgrado l'assenza di ogni coercizione violenta, si
è schiavi. »
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[Ignazio Silone]
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Ignazio Silone
rappresenta l’uomo in
tutta la sua essenza di vita vissuta. Un esempio di
morte e rinascita continua, una vita, la sua, in
guerra per resistere, per creare, per sperare, per
il bene dell’essere umano in lotta con i propri
limiti; “un uomo che lotta per ciò che ritiene
giusto, è libero”, queste le parole dell’uomo Silone
che ci hanno indotti a portare in scena la
complessità di un piccolo cosmo, il nostro, di
lavoratori senza lavoro, senza casa, senza
prospettiva futura, con l’esigenza di riaffermare il
fuoco, la passione e talvolta quell’essere comunità.
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Un tema centrale:
quello del riscatto dell’uomo da tutte le forze che
tendono ad annullarlo, provengano esse dalle
ataviche strutture feudali della società, dalla
fatale prevaricazione dello Stato moderno o dalle
minacce di una sempre più incombente civiltà
tecnologica. Un riscatto che ha anche un aspetto
economico, ma che è innanzi tutto morale, ponendosi
la figura dell’uomo come una figura ideale, tesa
addirittura ai più alti valori religiosi.
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La passione per l’uomo
Silone ci ha guidati ad un lungo percorso di studi
dalla biografia a gli scritti, alla ricerca di
connessioni tra l’uomo e lo scrittore, il primo
abruzzese, in sottomissione alla propria radice, la
“sua” montagna che rimarrà nei ricordi tramutati in
inquietudini per tutta la vita; il secondo, l’uomo
nuovo, il politico della letteratura, che crea
personaggi vissuti carichi di tensioni estrapolate
da una società non condivisa; una letteratura quale
rifugio per l’uomo politico che ha compreso
l’impossibilità della giustezza sociale. I suoi eroi
sono espressione del suo essere profondo: modelli
carichi di forza, pronti ad urlare, a lottare in
quanto contenitori di una verità ma che vivono
l’angoscia e la delusione della sconfitta, del
ritiro in solitudine, del silenzio.
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La regia di questo
allestimento non poteva che essere affidata a
Claudio Di Scanno, regista abruzzese, amante della
“sua” montagna, capace di trasporre in scena
l’inquietudine dell’uomo Silone e dei suoi
personaggi-eroi in connessione con la profonda
tensione della nostra comunità, per un allestimento
carico di verità.
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Il progetto
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Il progetto ha toccato un
primo momento di studio in agosto/settembre 2010
attraverso un laboratorio di studio intensivo,
condotto dal
regista Claudio Di Scanno, con un gruppo di quindici
attori abruzzesi e non, sul testo teatrale di Silone
“Ed egli si nascose”, uno scritto
che sintetizza il desiderio dell’uomo di tornare ad
essere in comunione con la gente della propria
terra, in cui Pietro Spina, protagonista
dell’opera, come Silone, si scontra con la dura
realtà di un popolo affamato, scontento e disilluso,
che all’ideale della libertà sperata,
antepone la fame.
Questa prima fase si è conclusa con l’allestimento
di un evento scenico tra le piccole vie del centro
storico di Ortona, tracciando così la
prima tappa di un percorso più complesso che si apre
ad uno studio siloniano più ampio.
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Settembre
sarà frutto di un lavoro
approfondito sull’uomo Silone e sui suoi scritti,
sia teorico che laboratoriale, in cui il teatro
d’azione si
miscela con la musica originale per creare
un’atmosfera dinamica e poetica che focalizzi
l’attenzione dello spettatore
sulla contemporaneità del personaggio Silone e delle
sue creature letterarie.
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Settembre
è lui, Silone
Settembre
è Pietro Spina,
è tutti noi che fatichiamo a vivere, è il profumo
del grano e della polenta
è la forza e la debolezza del popolo,
Settembre
è il popolo, non
solo il nostro ma tutte le genti della terra…
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Lo spettatore
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Lo spettacolo sarà fruibile da spettatori adulti ma
avrà anche una forte connotazione didattica e
pertanto adatta ad un pubblico scolastico di scuola
media inferiore e superiore.
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Fonti Letterarie
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Di seguito presentiamo
le fonti a carattere letterario a cui questo
allestimento fa riferimento:
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1.
Biografia di Silone,
con riferimento agli
anni della consapevolezza politica.
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2. Un
viaggio a Parigi:
un racconto crudo, realistico, ispirato dal mondo
contadino della Marsica, al quale Silone si sentiva
molto legato. Fa parte di una raccolta di sei
racconti che furono pubblicati per la prima volta
nel 1934 da un giornale svizzero. Protagonisti
dell’opera sono i contadini che lavorano per dieci
ore al giorno, sfamandosi con un tozzo di pane di
granoturco e cipolle, e che alla sera, di ritorno
dai campi sfiniti e angustiati, picchiano le mogli
per via della polenta amara, con la stessa rabbia
con cui bastonano i loro asini e muli durante la
giornata. In questo contesto, caratterizzato da
tanta miseria, i giovani intravedono nella
emigrazione un possibile rimedio: “quando settembre
arriva a Fontamara, i giovani pensano a terre
lontane”; da qui anche l’ispirazione del titolo
“Settembre” da noi scelto per lo spettacolo, in una
linea simbolica con questo racconto.
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3. Per una
manciata di more:
Il romanzo narra la
storia di Rocco, un comunista che ha preso parte
alle battaglie antifasciste della Resistenza che,
tornato da un viaggio a Mosca, manifesta tutta la
sua delusione meditando il distacco dal partito.
Rocco ama la giovane Stella che, negli anni della
giovinezza, era stata da lui spinta ad abbracciare
l'ideale comunista e che, al ritorno disilluso di
Rocco, tenta il suicidio dopo essere stata inviata a
perquisire la casa dell'amato su mandato del
partito.Il finale, con le nozze dei due giovani,
vede trionfare un ideale nuovo con Rocco che
riunisce attorno a sé una sorta di confraternita di
adepti che si oppongono alle regole del partito,
ispirati dal senso di giustizia e solidarietà verso
i poveri.
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4. Vino e
pane: Il titolo del
romanzo allude sia al concetto eucaristico sia ai
prodotti del lavoro contadino che, oltre a
rappresentare la sana vita tradizionale, sono anche
il collante sociale dei cosiddetti "cafoni".
Protagonista del romanzo è Pietro Spina, attivista
comunista, esiliato, rientrato clandestinamente in
patria anche per nostalgia della terra natia
(Abruzzo). Sotto le false vesti talari di Don Paolo
Spada, l'uomo incontra un'umanità variegata, spesso
colta nei suoi aspetti più gretti e conformisti,
altre volte illuminata dalla luce interiore che
promana da saldi valori umani e morali. Propria la
duplicità del ruolo di Pietro/Don Paolo è
sintomatica delle considerazioni che occupano Silone
cattolico e antifascista. L'adesione attiva alla
lotta clandestina non gli consente in ogni caso di
eludere alcune riflessioni e critiche nei confronti
del partito che sta assumendo decisioni allineate al
dogmatismo sovietico. Per contro, mentre Pietro
complotta contro il regime, lo stesso uomo, nelle
vesti di Don Paolo, pratica, quasi
inconsapevolmente, la parola evangelica. Ecco che
Silone indica, non nell'ideologia e nel settarismo,
siano di destra o di sinistra, ma nella coerenza e
nel rispetto dei valori morali e, perchè no, anche
religiosi, la vera umanità di cui sono testimoni i
personaggi più positivi del romanzo: Don Benedetto
(coerenza alla propria coscienza e ministero),
Cristina (innocenza perduta e sacrificio di sè) e lo
stesso Pietro (lucido coraggio e fede).
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Regia_Claudio Di Scanno
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regista e drammaturgo
nato a Pescara nel 1955, dal 1995 vive e lavora a
Popoli. Dopo
aver intrapreso gli studi universitari alla facoltà
di biologia dell’Università di L’Aquila, dal 1976 al
1980 lavora come animatore culturale all’interno
della cooperativa Giocalice di Pescara. E’ di questo
periodo l’inizio di un apprendistato teatrale, prima
come attore e poi come regista, che lo porterà a
vivere delle significative esperienze di formazione
attraverso il rapporto con maestri quali Riszard
Cieslak, attore del Teatr Laboratorium diretto da
Jerzy Grotowsky (Polonia), Giuliano Scabia, Julian
Beck e Judith Malina del Living Theatre (Usa),
Ingmar Lindh (Svezia), Eugenio Barba e l’Odin
Teatret(Danimarca). Nel 1984 fonda a Pescara il
Drammateatro, Compagnia con la quale condivide da
oltre 20 anni la sua attività teatrale, ideando e
mettendo in scena spettacoli con i quali effettua
periodicamente tournè in Italia, toccando tra
l’altro le principali città, e quindi in Polonia,
Francia, Danimarca, Spagna, Croazia. Nel 1987
frequenta l’I.S.T.A.,
l’International School of Theatre Antropology
diretta da Eugenio
Barba. Con i propri spettacoli è stato invitato ad
importanti Festival teatrali italiani quali lo
storico Santarcangelo dei Teatri d’Europa (edizioni
1992, 1993 e 1994), Volterra Teatro, Festival
Internazionale dei Teatri del Mediterraneo, Chieri
Festival, Segni Barocchi, Il Linguaggio della Dea,
Tracce di Teatro d’Autore, Brecht verso l’anno 2000,
Incontroazione, e quindi in Festival di Francia,
Spagna, Polonia, Danimarca, Croazia.. Recensioni
agli spettacoli sono apparse più volte sui
principali quotidiani italiani (Il
Corriere della Sera,
La Repubblica,
L’Unità,
Il Manifesto,
Il Tempo,
La Stampa,
Il Messaggero,
Il Sole 24
Ore,
Il Giorno,
Avvenire,
Liberazione,
Il Resto del
Carlino,
Roma,
Stampa Sera,
La Gazzetta del Mezzogiorno,
Il Mattino
e altri),
sul quotidiano francese
Liberation,
sulla importante rivista teatrale polacca
Teatr in Poland
e sulla rivista
messicana
Mascara,
nonché sulle più autorevoli riviste italiane di
teatro e spettacolo
Sipario,
Hystrio,
Prima Fila,
Prove di
drammaturgia,
l’importante rivista spagnola
Primer Acto
e di cultura quali
Sinestesie,
Alias,
FilmCritica,
Diario,
Linea d’Ombra
ed altre. Ha
scritto articoli e interventi sul teatro per la
rivista
Mascara
(Città del Mexico), e per l’inserto cultura de Il
Manifesto ALIAS all’interno di un ampio servizio su
Brecht in Italia. Scritti sul suo lavoro sono a cura
di docenti universitari e studiosi di teatro quali
Luigi
Squarzina,
Claudio
Meldolesi,
Antonio
Attisani,
Paolo Puppa,
Marco De
Marinis,
Josè Monleon.
Saggi critici sulla sua metodologia di lavoro sono a
cura di Paolo Puppa (Venezia Arti ’94, Ed. Viella),
Josè Monleon (Primer Acto, Madrid, 2006). Oltre
all’attività con il Drammateatro ha effettuato regie
per il Teatr im Cyprian Norwid di Jelenia Gora
(Polonia), il Teatro Stabile Abruzzese, il Teatro
Regionale Abruzzese, l’Associazione Teatrale
Abruzzese Molisana. Ha condotto seminari di
formazione per attori ed effettuato conferenze su
invito di istituzioni culturali quali il Dams
dell’Università di Bologna, l’Università di Venezia,
le Accademie di Belle Arti di Macerata e L’Aquila,
la Scuola Internazionale dell’Attore di Pordenone,
la Scuola del Teatro Stabile Abruzzese, il Centro
Studi Drammaturgici Internazionali “Franco Enriquez”,
l’Università Cà Foscari di Venezia, il Festival
Santarcangelo dei Teatri d’Europa, Sulmona Cinema
Film Festival in una sezione dedicata ad Antonin
Artaud, ed altre ancora. E’ stato direttore
artistico di rassegne e festival internazionali a
Pescara, a Popoli e in altre località abruzzesi,
ospitando compagnie e artisti italiani e di altri
paesi dell’Europa, dell’America Latina, dell’Asia e
dell’Africa. Dal 1996 con la sua Compagnia
Drammateatro lavora a Popoli (Pescara) dove gestisce
il teatro comunale e dove ha dato vita al progetto
“Popoli dei Teatri” di cui è direttore artistico.
Nel 2003 Cult Network Europe produce il video del
suo spettacolo Pour en finir… (da Artaud) in onda
sul circuito satellitare Sky. Nel 2004 il quotidiano
Il Manifesto produce e distribuisce il cd audio del
suo spettacolo Uragani (da Brecht). Servizi e
interviste sono andate in onda su Rai 1, Rai Sat,
Rai 3, Radio Tre Suite, Radio Rai International,
Antenne 2 (Francia), la TV di Stato della Polonia.
Nel 2005 riceve il Premio Nazionale Franco Enriquez
per la regia dello spettacolo “Pour en Finir… “ da
Artaud. Dal 2005 al 2007 è stato impegnato nel
Teatro Stabile d’Abruzzo per le regie degli
spettacoli “Prometeo Incatenato” di Eschilo,
“Antigone di Sofocle” di Bertolt Brecht e nella
nuova produzione sempre del Teatro Stabile d’Abruzzo
in coproduzione con il Drammateatro “Orestiade” da
Eschilo nella traduzione di Pier Paolo Pasolini. Ha
diretto Rassegne, Festival e Stagioni teatrali in
diverse città abruzzesi quali Pescara, L’Aquila,
Giulianova, Popoli. Nel 2008 è direttore artistico
per la Regione Abruzzo del progetto comunitario
FACTORY.
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-Nel 2005 gli viene assegnato
il Premio “Franco Enriquez” per il progetto
drammaturgico e la regia dello spettacolo “Pour en
finir…(evocation)”
tratto da Pour en finir avec le jugement de dieudi
Antonin Artaud.
-Nel 2006 il Drammateatro riceve il Premio “Franco
Enriquez” per un teatro d’impegno civile per lo
spettacolo Musineri(sulla tragedia mineraria al
Bois du Caziers di Marcinelle, in Belgio).
-Nel 2008 riceve il Premio per Musineriquale miglior
spettacolo al Festival Internazionale del Monodramma
di Umag (Croazia).
-E’ citato sul saggio critico fondamentale di Luigi
Squarzina “Il romanzo della Regia” (Pacini Editore,
2006).
-Uno studio critico sulla sua metodologia di lavoro
a cura di Paolo Puppa è stato pubblicato su Venezia
Arti, Bollettino annuale dell’Università di
Venezia Cà Foscari (Vella, 1993).
-Nel 2009 è nominato dal critico teatrale del
Corriere della Sera Franco Cordelli sull’annuario
del teatro italiano Il Patalogo MIGLIOR REGISTA
ITALIANO 2008 per la regia dello spettacolo “I
Giganti della Montagna” di L. Pirandello
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Produzione_AssOdeonTeatro. Ortona [CH]
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AssOdeonTeatro
è un
associazione culturale fondata da professionisti del
teatro che dopo svariati anni di personali percorsi
di studi, ricerche e lavori teatrali, hanno scelto
di investire la singola professionalità in un
percorso d’insieme, in un paese, Ortona in provincia
di Chieti, quale comune radice d’appartenenza, un
luogo dove poter confrontare i propri registri
stilistici e professionali e allo stesso tempo
divenire un progetto aperto a tutti i professionisti
del settore teatrale e non solo, con lo scopo di
promuovere lo sviluppo della personalità umana
attraverso la cultura: organizzando, producendo ed
allestendo programmi teatrali, musicali e di
spettacolo in genere. L’AssOdeon Teatro, attraverso
attività formativa, informativa, culturale e
comunque di interesse pubblico sia in Italia che
all’estero, vuole dare importanza all’elevazione
culturale dei giovani attraverso la diffusione del
teatro e della cultura in genere, promuovendo una
pedagogia teatrale consapevole e costruttiva.
Collaborazioni esterne con registi quali Walter
Manfrè con particolare riferimento al “Teatro della
Persona”, Sabatino Ciocca, Marco Manchisi, Claudio
Di Scanno e con gli attori Sebastiano Nardone,
Silvana Bosi, Elisabetta De Palo, Gianna Coletti,
Vanessa Gravina, hanno disegnato le produzioni
teatrali allestite finora.
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Contatti
Contrada
S.Andrea 10 66026 Ortona (Ch)_Italia
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tel_3283882878 mail_assodeonteatro@gmail.com
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P.IVA 02294890690
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