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Alfonso Tentarelli
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“Le forme del quotidiano”
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Giulianova - Cappella “De’ Bartolomei”
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12-27 Settembre 1998
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Organizzazione mostra;
Associazione Atlantide Onlus
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La
figura di Alfonso Tentarelli è piena di alta moralità e coerenza così
come lo è il messaggio delle sue opere che traducono la voce dell’uomo
comune impegnato nella battaglia difficile del quotidiano.
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In un
mondo spesso fatuo come il nostro tributiamo rispetto allo voce di un
artista che ha cercato per tutta la vita il senso più profondo della
parola “umanità”.
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Dott. Giancarlo Cameli
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Sindaco di Giulianova
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Voglio esprimere la mia gratitudine alla famiglia Tentarelli che ha
permesso la realizzazione di questa mostra mettendo a disposizione della
cittadinanza giuliese e non solo, le opere del suo congiunto.
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Esprimo anche l’augurio che presto tali opere possano trovare una
stabile collocazione all’interno di un centro espositivo polivalente che
l’Amministrazione e, in particolare, l’Assessorato alla cultura,
vogliono realizzare.
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Ing. Giampiero Di Candido
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Assessore alla cultura del Comune di Giulianova
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Brevi cenni
sulla vita e sulle opere di Alfonso Tentarelli |
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Questa
breve introduzione di carattere biografico si prefigge di ricostruire
cronologicamente le varie fasi della attività artistica di Alfonso
Tentarelli.
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Tuttavia,
al contrario di quanto si possa pensare, diventa estremamente difficile
poter attribuire una data precisa ad ogni singola opera, poiché le
sculture non recano quasi mai la data di esecuzione e ciò oggettivamente
complica ogni tentativo di catalogazione e sistemazione del profilo
dell’artista in relazione alle tendenze e alle influenze dell’arte
contemporanea.
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La sua
vasta produzione realizzata in un cinquantennio, dimostra quanto egli
fosse prolifico ed attaccato al lavoro, e quanto contasse la ricerca
materica nell’ambito della sua poetica artistica.
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Le opere
che qui vengono esposte sono di recente esecuzione ed abbracciano un
arco di tempo che va (se si esclude l’opera Bambino databile al
1952) dagli 1960 agli 1970, e sono quelle sculture di proprietà
dell’artista. Pertanto si tratterà di un periodo poco conosciuto che in
qualche modo sostanzia l’ultima fase dell’attività dello scultore e che
evidenzia anche esperienze nuove nella sua concezione spaziale e
plastica.
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I suoi
primi lavori di una certa importanza risalgono agli anni quaranta e
fanno seguito ad esperienze interessanti compiute durante il decennio
precedente. Tali lavori riguardano opere come I buffoni del circo,
tema e soggetto che lo scultore riprenderà nel 1965 con I
giocolieri, Eternamente, Bambino col cane ed altre ancora di cui si
farà cenno più avanti.
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I temi che
sviluppa sono quelli, per buona parte, legati alla quotidianità
dell’esistenza con concessioni saltuarie alle problematiche connesse
alla temporalità come ad esempio l’interessante scultura intitolata
appunto Il tempo realizzata tra gli anni quaranta e cinquanta.
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Nato a
Giulianova 18 agosto del 1906 da umile famiglia frequenta la scuola
elementare ed all’età di 10 anni è costretto ad abbandonare gli studi a
causa della morte del padre ucciso durante la prima guerra mondiale.
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Primo di
cinque figli, deve lavorare con la madre presso una locale fornace di
mattoni, e qui inizia il suo rapporto privilegiato con l’argilla che
durerà per tutta la sua esistenza. Tant’è che la maggior parte della sua
produzione è composta da terracotte per lo più patinate e tradotte in
moltissimi casi in bronzo. Questo rapporto con l’argilla è fondamentale
per capire lo sviluppo del suo fare artistico senza tuttavia trascurare
le opere eseguite in marmo, travertino, legno e ceramica.
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Dopo la
morte della prima moglie si risposa all’età di 32 anni ed inizia
ufficialmente la sua attività di scultore.
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Lo scultore
Alfonso Tentarelli |
Lo studio
di Alfonso Tentarelli nel 1972 |
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I primi
tempi sono veramente difficili: ottiene qualche committenza, soprattutto
soggetti sacri.
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La seconda
guerra mondiale segna una battuta d’arresto nella sua attività ed è
costretto a svolgere svariati lavori manuali per poter garantire il
mantenimento della famiglia.
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Alla fine
del conflitto inaugura una consistente produzione artistica che lo vede
maturato soprattutto nel linguaggio tendente al recepimento della
lezione dei grandi Martini e Manzù.
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Nel 1951 è
ammesso a partecipare alla sesta Quadriennale di Roma dove presenta la
scultura Pensiero alla luna, nello stesso anno esegue anche Le
ore tristi, La sonnambula e L’assetata.
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L’anno
successivo su invito, espone al Salone Capitolare di Palazzo Venezia la
scultura Il guado e realizza anche la terracotta Figura di
donna.
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Fonda nel
1953 a Montesilvano una scuola d’arte che riscuote molto successo grazie
all’iscrizione di moltissimi allievi, alcuni dei quali diventeranno più
tardi dei validi artisti.
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Sempre
nello stesso anno continua il processo di perfezionamento di un
interessante procedimento di produzione ceramica in cui il colore è
impastato con la materia tanto che qualcuno ha voluto paragonare tale
tecnica «ai biscuit bianchi della fabbrica borbonica di
Capodimonte» (A. Sorrentino); l’opera intitolata
Bambino
del 1952 è
senz’altro un esempio di come quella tecnica potesse assurgere ad
elemento materico non tanto di un piccolo oggetto quanto di una
scultura.
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Il vento,
terracotta, 1974 |
Monumento ai
caduti del mare, Giulianova, 1973 |
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Nel 1954
espose a Palermo al circolo della Stampa e l’anno successivo inaugura
una mostra presso l’istituto per l’Unione Culturale di Torino. In quegli
anni esegue le opere Il cammino e Amore e arte.
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Tra il
1950 e il 1955 oltre alle mostre già ricordate partecipa a moltissime
altre esposizioni tra cui quella importantissima di Parigi, di Trieste,
L’Aquila e Cava dei Tirreni.
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Gli anni
‘50 lo vedono, dunque al centro di una frenetica attività espositiva e
decide di trasferire il suo studio a Roma ove espone nel 1956 alla
Galleria la Capannina.
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Due anni
più tardi è invitato ad Assisi all’esposizione dell’arte Sacra Pro
Civitate Cristiana. Numerosi i lavori che esegue: Donna al fiume, Il
circo e La testa di adolescente, mentre continua a dirigere a
scuola di Montesilvano e a lavorare nello studio di Roma. Si concludono
così gli anni ‘50 con una serie di riconoscimenti accademici e con
positivi giudizi critici.
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Nel 1963
espone a Barletta e a Belluno su invito, e l’anno successivo tiene una
personale a Ginevra.
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Durante
gli anni sessanta il suo lavoro si concentra essenzialmente sulla
realizzazione di importanti opere monumentali. Realizza in travertino
l’imponente monumento dedicato a S. Francesco che sarà ubicato ad
Arpino ed inaugurato nel 1972 e nella sua città nel contempo lavora
anche ad un’altra grande opera dedicata ai
Caduti del mare.
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Esegue
anche il monumento ai Caduti per la città di Corropoli e molti
altri lavori di minor mole commissionate per buona parte da Enti
pubblici.
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Accanto
alle opere di un certo impegno ne realizza altre come I giocolieri,
Testa di donna, In attesa e La famiglia.
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Agli inizi
degli anni ‘70 decide di modificare la sua grammatica artistica a favore
di nuove spaziali proposte nelle opere quali Donna in riposo, Uomo in
riposo, Passo di danza, Il ballo e Guerrieri, abbandonandola
subito dopo a favore della riproposizione di quanto già collaudato e
fatto proprio dal punto di vista stilistico.
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Tutto
questo anche in ragione del fatto che egli fin dalle prime esperienze
aveva già individuato, forse, le ragioni formali della sua poetica.
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Animali,
terracotta patinata, 1973 |
Guerriero,
terracotta patinata, 1974 |
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Nel 1975
inaugura nel suo studio di Viale dello Splendore una interessante mostra
antologica in cui sono esposti opere rappresentative per la comprensione
della sua vicenda artistica.
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Da quella
data inizia un periodo di riflessione e di silenzio dettato in primo
luogo dagli oscillamenti del gusto e dai nuovi linguaggi artistici
emergenti nonché dal rapporto sempre più complesso e sofisticato tra
artista e committenze e dalla difficile promozione della propria
immagine e delle opere prodotte.
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Agli inizi
degli anni ottanta una grave malattia lo costringe ad abbandonare il suo
studio ed il suo lavoro.
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Si spegne
a Giulianova, nella propria abitazione, il 13 aprile 1992.
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