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Giulianova (Te) Abruzzo  -Italy
L’Abruzzo con i suoi 130 chilometri di coste, le più alte vette dell’Appennino a ridosso del mare, un sistema sterminato di altipiani intramontani, tre grandi Parchi Nazionali e un Parco Regionale oltre a più di trenta Riserve Naturali, si presta in modo ottimale agli amanti della vacanza, nella quale sport e movimento divengono non solo il fine, ma il mezzo per assaporare fino in fondo le straordinarie risorse ambientali di questa regione. Ed in effetti dalla costa alle montagne c’è veramente l‘imbarazzo della scelta perché i luoghi d’Abruzzo offrono molteplici opportunità per trascorrere il tempo libero immersi nella natura e nelle attività che più ci piacciono.
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Vincenzo Bindi

di Mirella Bartolacci
 

Nato a Giulianova nel 1852, compì i suoi studi a Napoli laureandosi in giurisprudenza. Sposò Rosina Carelli, figlia del celebre pittore Consalvo, rappresentante della cosiddetta “Scuola di Posillipo”. Storico dell’arte abruzzese, letterato ed educatore, Vincenzo Bindi esercitò la sua attività in vari campi. Impiegò gran parte delle sue energie nell’illustrare la terra nativa e nel raccogliere autografi ed opere d’arte.

 

Giulianova, Vincenzo Bindi  
Vincenzo Bindi: un illustre giuliese del quale ricorre quest’anno il settantesimo anniver-sario della morte.
 Iniziò intorno al 1879 con l’illustrazione, per l’appunto, del suo paese, Giulianova, riordinando insieme le antiche memorie di Castrum Novum, di Castel San Flaviano e della storica famiglia degli Acquaviva d’Aragona e riferendo dettagliatamente sulle opere d’arte ed i monumenti del territorio giuliese. La sua vita è stata una testimonianza di grande e appassionato amore: amore per l’arte e per ogni altra cosa bella, per la sua terra nativa e per tutta l’umanità. Ebbe il culto della Bellezza che contemplò non solo per sé ma anche per trasmetterla gli altri. Amò tantissimo i tesori nascosti della sua terra e si prodigò a farli conoscere. La testimonianza più alta del suo impegno a sostegno dell’arte abruzzese è costituita da “Monumenti storici ed artistici degli Abruzzi, dal sec. IV al sec. XVIII”, edita nel 1889 con la prefazione di Ferdinando Gregorovius, con la quale Bindi rese gloria alla nostra regione innalzandola ad un posto degno d’onore nella storia delle Belle Arti in Italia. L’opera, che richiese sacrifici ed anni di ricerche, fu apprezzata dai più insigni critici d’arte come la rivelazione dei nostri monumenti, delle nostre mirabili opere d’arte, del nostro glorioso passato e conserva ancora oggi un’importante valenza documentaria.
Vincenzo Bindi in una fotografia
 di Attilio Pela (1909)

Archivio Riccardo Cerulli

 
 Si trattò del primo tentativo di catalogazione e di tutela dell’arte d’Abruzzo che, il Bindi sottolineò, ha della peculiarità tali da sostenere il confronto con le manifestazioni artistiche d’Italia. La produzione artistica di Vincenzo Bindi fu molto vasta. Il Ministro della Pubblica Istruzione, che aveva apprezzato in lui l’intelligenza acuta, nel 1885 lo inviò a Parigi per studiare importanti documenti di storia italiana, in specie la “Cronaca originale della Badia di San Clemente a Casauria”, conservati nella Biblioteca Nazionale. Vincenzo Bindi operò tanto a favore dell’arte, ma il suo nome è legato anche al servizio prestato nella scuola, al quale si dedicò con grande passione come educatore. Fin da giovanissimo si dedicò all’insegnamento e nel 1885 fu nominato preside nel liceo “Pietro della Vigna” e direttore della scuola tecnica che lasciò, nel 1900, per assumere il suo ultimo incarico: la direzione della Scuola Normale Femminile di Capua che resse per oltre quarant’anni. La sua attività didattica si svolse dunque lontano dalla terra nativa, in Campania. A Capua il Bindi fu insignito della grande medaglia d’oro dei benemeriti della Pubblica Istruzione per l’opera intrapresa a favore della cultura, dell’istruzione e dell’educazione popolare della città campana. Pur essendo pienamente consapevole delle sue virtù, Vincenzo Bindi operò ripudiando le esteriorità del vanto. Fu grande e generoso ed il suo amore per l’arte non lo distolse mai dalla vita. Vagheggiò una Bellezza mai avulsa dalla Bontà, abruzzese nei sentimenti, nell’anima e nell’affetto ha dato prova del suo amore per la terra d’origine donando la sua magnifica biblioteca e la pinacoteca alla città di Giulianova. Si spense a Napoli il 2 maggio 1928.
à Articolo tratto da OPUSCOLA (1) – Giulianova in fotografia 1900-1950. A cura di Giovanni Bosica e Pierino Santuomo, Edigrafital, 1998.
 
Bibliografia
VINCENZO BINDI di Mirella Bartolacci
Le notizie riguardanti Vincenzo Bindi sono state tratte da:
Vincenzo Bindi, Monumenti storici ed artistici negli Abruzzi, Napoli, Tip. F. Giannini, 1889;
Vincenzo Bindi, Solenni onoranze al Prof. Conm. U. Bindi (XXI Maggio MCMXI), Caserta, Tip. dell’unione, 1911;
Vincenzo Bindi, in memoria di Alberto Bindi nell’VIII anniversario della morte di Enrico Bindi. Preghiere, lagrime e fiori, Napoli, Tip. E. Giannini, 1911;
Vincenzo Bindi. a cura di Aldo Marroni, Centro Servizi Culturali della Regione Abruzzo Giulianova, Pescara, Industria Grafica DEMA, 1991;
Riccardo Cerulli, Giulianova 1860, Teramo, Abruzzo Oggi, 19682;
Giammario Sgattoni, Migliaia di lettere ed autografi: Leopardi. Manzoni, Carducci, Verga fra gli inediti della “Bindi” in “Dimensioni”, Lanciano, a. II, nn, 3-5, maggio-ottobre 1958, pp. 67-79.
Inoltre sono state consultate varie riviste, più precisamente:
“Il Popolo Abruzzese”, anni 1924-1928;
“II Resto del Carlino”, 9 maggio 1928;
“L’italia Centrale, Corriere Abruzzese e Marchigiano”, maggio 1928:
“La Fiaccola”, anni 1917-1920;
“L’Italia Centrale”, anni 1907-1933.
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La Città Alta è raggruppata sulla collina, mentre nella parte litoranea è situata Giulianova Lido, importante località balneare, si estende accanto al mare, tra Tortoreto e Roseto degli Abruzzi. La parte storica è rappresentata dall’antico Duomo di età rinascimentale di S. Flaviano del XV sec. Nel Quartiere Annunziata trovasi la chiesa di S. Maria a Mare del XIV sec. Nella Città Alta, trovasi il Santuario della Madonna dello Splendore, nel quale si venera la Madonna col Bambino, opera lignea del XV sec. In un attiguo convento si trova il Museo d’Arte dello Splendore.

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