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IANUA
MUNDI IMAGINALIS |
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Santa
Maria a Mare di Giulianova |
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di
Maria Concetta Nicolai |
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Foto di
Bruno Colalongo |
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Chiesa
Santa Maria a Mare o dell’Annunziata |
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Sulla facciata costruita a mattoni lavorati e
centinati, secondo una tematica già sperimentata,
Raimondo raccoglie principalmente nella zona
dell’archivolto le proposte simboliche, a cominciare
dalla fioritura dei capitelli, entro i quali
nasconde un piccolo, ma stupefacente bestiario. Nel
gruppo di sinistra, tra i resti di figura ormai
mutile ed indecifrabili, si notano un’aquila con le
ali spiegate ed una salamandra; in quello di destra
sono riconoscibili una colomba, un rapace ed un
volto che si affaccia con un ghigno faunesco tra le
foglie. Quantunque l’intreccio, spesso confuso ed
eccessivo, di temi vegetali ed animali sia
l’elemento preponderante della decorazione romanica
rispetto alla quale la scuola atriana non fa
eccezione, tuttavia sarebbe superficiale credere che
queste figure, per quanto piccole e nascoste, non
abbiamo un significato preciso.
L’aquila con le ali spiegate
L’aquila è l’uccello della luce, l’epifania del
sole, del fuoco, dell’altezza e della profondità
dell’aria. Secondo la Tradizione essa ritroverebbe
la giovinezza esponendosi, prima, alla combustione
dei raggi eliaci e spegnendo, dopo, le ali in una
fonte di acqua sorgiva. Il mitologema ha il velo
sottile: la rinnovata giovinezza rappresenta lo
stato di iniziazione alchemica che prevede il
passaggio attraverso il fuoco e l’acqua.
La Salamandra
Esiste un animale detto salamandra. Il Fisiologo ha
detto che essa, se entra in una fornace ardente la
spegne. Sta scritto infatti: anche se cammini in
mezzo al fuoco la fiamma non ti brucerà.
Ma già molto prima delle parole del Fisiologo questo animale era
ritenuto dagli antichi la manifestazione vivente del
fuoco. Nella iconografia medioevale rappresenta il
giusto che non perde la pace dell’anima nelle
tribolazioni. In alchimia è il simbolo della pietra
incandescente o, zolfo filosofale.
La colomba
Al di là delle note significazioni legate alla
colomba, quale la rappresentazione dello Spirito
Santo o della purezza dell’anima fedele, qui essa
potrebbe indicare la condizione volatile della
materia lavorata. Come simbolo della ispirazione
divina, la colomba, in questo caso, rappresenterebbe
la condizione che la teologia definisce come
grazia attuale.
Il mostro
Il mostro è il guardiano del tesoro, del luogo sacro
e della divinità rivelata. In tutti e tre i casi il
volto che si affaccia tra le foglie ha una ragione
di essere. Il tesoro che qui starebbe a custodire è
quello spirituale della Verità che la natura umana
acquisisce per rivelazione del luogo sacro. Oltre
alla funzione di custode il mostro ha quella di
prova iniziatica che il mista deve affrontare
prima di addentrarsi nel Giardino della
Conoscenza.
I leoni
Se ogni elemento, sia pure piccolo e nascosto ha la
sua cifra nel discorso simbolico, alla coppia di
leoni è affidato il lemma più pregnante. Appoggiati
sulla mensola aggettata e retta dai capitelli
esterni, quello di sinistra adunghia un libro,
quello di destra afferra tra le zampe un serpente
che in atteggiamento combattivo lo morde sul capo.
Per Bindi l’uno tiene il libro delle Scritture,
l’altro affronta e vince l’eresia, ma la spiegazione
per quanto corretta e convincente lascia il campo
anche ad altre ipotesi. |
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Leone con il libro.
Nella iconografia sacra il leone è l’animale più
rappresentato. Ora accucciato e vigile come
prescrive il Fisiologo simboleggia la Chiesa perché
non sonnecchierà. né dormirà chi custodisce
Israele, ora ringhiante diviene l’attributo
principale della Giustizia divina, ora rampante si
innalza come proposizione mistica, ora alato e con
tra le zampe il libro aperto dei Vangeli è la
teria figura del tatramorfo, Rifacendosi ai quattro
Viventi ed all’effigie di San Marco Bindi vi
identifica il custode delle scritture, senza tener
conto che rappresentando la metafora del verbo
rivelato il libro dovrebbe mostrarsi aperto. Ma il
libro chiuso, come del resto nelle cerimonie di
laurea che ancora conservano una certa kermesse
ermetica, sta per la materia vergine ed inesplorata
o, con un salto di significato, per la Scienza
nascosta. L’opera è espressa simbolicamente da un
libro ora chiuso a seconda che la materia sia stata
lavorata o sia stata appena estratta dalla miniera.
Talvolta quando il libro è raffigurato chiuso
non è raro che sia anche sigillato da sette
bande; sono il segno delle sette operazioni
successive che permettono di aprirlo, poiché
ciascuna di esse spezza un sigillo. Posto il libro
come immagine della Materia, il leone che con
pacifica vigoria lo conserva tra le zampe
simboleggia la Regola trascendente. |
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Il leone in lotta con il drago.
Accantonando l’accezione negativa e l’aspetto
maledetto attribuiti generalmente al serpente dal
simbolismo cristiano, per il quale esso è drago;
serpens anticuus, qui vocatur diabolus et satanaqui
seduci universum orbe, il rettile può
riacquistare il valore positivo che, del resto, non
gli nega l’interpretazione scolastica. La forza
ofidica guaritrice trova gli esempi più illustri ed
antichi nel caduceo di Erme e nella verga di Aronne,
simboli dell’albero cosmico su cui si innalza ed
espande la virtù ctonia. Nel caso in questione la
scultura più che rappresentare l’antagonismo tra il
bene-leone ed il male-serpente, è forse il
geroglifico della lotta di elementi diversi, ma non
opposti, destinati a complementari vicendevolmente
in una trasmutazione. La natura solvente ed
aggressiva del mercurio, espressa nella immagine del
serpente, morde e quindi stabilisce un contatto
penetrante con la forza aurea e leonina che domina e
assicura la regola stabile di tutta l’esperienza
alchemica. |
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