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IANUA
MUNDI IMAGINALIS |
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Santa
Maria a Mare di Giulianova |
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di
Maria Concetta Nicolai |
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Foto di
Bruno Colalongo |
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Chiesa
Santa Maria a Mare o dell’Annunziata |
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Decorazioni degli archi |
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Dai pieditritti appoggiati ai capitelli e dietro le
sculture dei leoni partono i cinque giri che
decorano l’archivolto con una ricchezza di
particolari che Raimondo attinge alla sua versatile
e sperimentata esperienza. |
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Arco 1
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Il primo giro partendo da un fiore assai
articolato, e riconducibile come forma ad un
calice a tre elementi, allo stesso modo di
quello più lineare in cui si conclude, si
articola in 22 eleganti girali, un labirinto
ripetitivo ed uguale nel quale si addentra, al
suo primo svolgersi, un’agile figuretta in veste
succinta nell’atto di aggrapparsi al bordo della
decorazione. Il motivo, in una soluzione assai
simile, è proposto, quasi nella stessa posizione
nel primo giro della decorazione, a Colleromano
di Penne. La simbologia va interpretata nel
segno numerico che, secondo la Cabala, è la
manifestazione dell’essere nello spazio e nel
tempo. In questa ottica si configurano i 22
capitoli della Apocalisse di San Giovanni ed i
22 Arcani maggiori dei tarocchi. Qui, i ventidue
girali e l’uomo che si addentra nella prima
voluta sono la rappresentazione dell’itinerario
alchemico con le sue due principali difficoltà:
la ricerca della strada per raggiungere il
centro e l’impegno a ritrovarne l’uscita. Merita
attenzione anche il calice trinitario, in specie
quello iniziale arricchito ai lati da due fiori
a campanula, omologo di vita divina da cui
scaturisce ed in cui si riversa ogni tempo ed
ogni spazio nel quale l’archetipale
rappresentante dell’Umanità penetra
faticosamente, ma con impegno volitivo assai ben
raffigurato.
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Arco 2
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Il secondo giro esce da una infiorescenza binata
che richiama il pennacchio terminale della canna
palustre e, ripetendo i valori del primo, in
ventidue volute assai eleganti nel centro di
ognuna delle quali si pone un fiore a cinque
petali, oltre che un universo di uomini e
piccoli animali fantastici, si chiude nelle
fauci di un leone. Se nel motivo iniziale è
lecito identificare la canna allora l’intera
decorazione ha il significato della fragilità
umana che è rafforzata, attraverso inconoscibili
disegni divini, nella potenza solare della
grazia. Ma il motivo di partenza potrebbe essere
anche una originale rappresentazione della
tetraktys, il più sacro dei numeri, espressione
della creazione universale su cui prestavano
giuramento i pitagorici. La tetraktys è
comunemente rappresentata da una piramide di
dieci punti: quattro alla base, tre al primo
ordine, due al secondo, uno al vertice.
L’infiorescenza che si alza tra le foglie
potrebbe essere nelle intenzioni dell’artista il
segno volutamente rafforzato dell’Uno apicale.
inteso come principio di tutte le cose. In
questa ottica acquista maggior comprensione
anche il motivo conclusivo: il leone che
volgendo il capo all’indietro, con un risultato
plastico notevole si pone come metafora di forza
e di vittoria, valori acquisibili dalla caducità
umana a patto che questa, perseverando nelle
avversità raggiunga la meta.
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Archi 4-5
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Tralasciando per ora il terzo giro interno
il quale va analizzato particolarmente, si
possono considerare il quarto ed il quinto
di cornice. Il penultimo è composto da 50
piccole stelle a punta di diamante, un
elemento decorativo tanto raffinato quanto
diffuso nella tecnica ornativa del periodo.
Qualche riflessione merita il numero che
evoca i significati attribuitigli dalla
scuola pitagorica: conforto, perdono e
libertà. L’ultima decorazione, stretta
intorno alla scultura della Vergine, è
formata da 28 palmette arricciolate in punta
che la rovina del tempo e delle intemperie,
tranne che in pochi casi, ha reso mutile.
Qui basterà ricordare che 28 è il ciclo
completo delle quattro fasi lunari.
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Bibliografia per la storia artistica e religiosa di Santa Maria a
Mare di Giulianova |
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