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Giulianova (Te) Abruzzo  -Italy
L’Abruzzo con i suoi 130 chilometri di coste, le più alte vette dell’Appennino a ridosso del mare, un sistema sterminato di altipiani intramontani, tre grandi Parchi Nazionali e un Parco Regionale oltre a più di trenta Riserve Naturali, si presta in modo ottimale agli amanti della vacanza, nella quale sport e movimento divengono non solo il fine, ma il mezzo per assaporare fino in fondo le straordinarie risorse ambientali di questa regione. Ed in effetti dalla costa alle montagne c’è veramente l‘imbarazzo della scelta perché i luoghi d’Abruzzo offrono molteplici opportunità per trascorrere il tempo libero immersi nella natura e nelle attività che più ci piacciono.
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IANUA MUNDI IMAGINALIS
Santa Maria a Mare di Giulianova
di Maria Concetta Nicolai

Foto di Bruno Colalongo

 
Giulianova Lido: Chiesa Santa Maria a Mare o dell’Annunziata
Chiesa Santa Maria a Mare o dell’Annunziata
 

Secondo recenti studi Santa Maria a Mare o dell’Annunziata, oggi assorbita entro l’agglomerato urbano e quasi soffocata dal ponte ferroviario che le corre davanti, fu edificata nella solitaria distesa del litorale sottostante il Castello di San Flaviano prima del 1000, affinché costituisse un punto di riferimento di pellegrini e viaggiatori che da qui incominciavano a costeggiare il mare alla ricerca di imbarchi meridionali. Ricostruita o per lo meno modificata nel dodicesimo secolo divenne un centro di smistamento delle truppe crociate, in specie di quelle provenienti dalla Marca spoletina. Di questa funzione si hanno testimonianze frammentarie e trasversali, come quella costituita dal Necrologio della Cattedrale di Teramo che ricorda che a San Giovanni d’Acri morirono parecchi militi di Castel San Flaviano, o da una leggenda locale di tradizione orale che riporta che nelle colonne interne del tempio sono sepolti i resti di mitici paladini.

 
GiulianovaLido: Facciata della Chiesa Santa Maria a Mare o dell’Annunziata
Facciata della Chiesa Santa Maria a Mare o dell’Annunziata
 

Certo è che quell’ospizio, sottostante al castello ed in mezzo alla spiaggia, dovette avere un molo non secondario anche dopo la disfatta dei gesorolimitani, se non altro per la costante presenza dei monaci e per lo scambio di motivazioni religiose tra questo centro e quelli dell’interno, come San Salvatore di Morrodoro e Santa Maria di Propezzano. Sorta come grancia benedettina, in seguito rovinata e decaduta, fu ricondotta alle forme che per alcuni aspetti ancora oggi conserva, dal restauro voluto tra il 1160 ed 1170, da Guido, il vescovo ricostruttore di Teramo, che, tornato dalla Sicilia dove è probabile che avesse ottenuto da Guglielmo I la signoria feudale della città, volle con questo atto ricompensare Castel S. Flaviano che lo aveva ospitato e protetto durante i tristi giorni della distruzione. L’edificio sacro dovette assurgere ad una certa importanza, tanto che un secolo dopo si continuava ancora ad abbellirlo fino all’ornamento della porta principale compiuta, probabilmente, durante i primi anni dell’episcopato di Rinaldo Acquaviva (1300- 1314) da Raimondo del Poggio, il maestro atriano che si era distinto nella costruzione della Cattedrale, soprattutto per i portali laterali datati rispettivamente 1288 e 1303. Lo scultore e architetto nativo, forse, di Poggio della Cona, si distingue dalle maestranze coeve, oltre che per indubbie capacità costruttive ed artistiche, anche per una certa propensione al valore simbolico e criptico della decorazione, tanto che tutte le sue opere stimolano una lettura interpretativa e metaforica dei particolari. La singolarità delle sculture dell’ingresso, ben visibili sulla spoglia facciata in laterizio, ha suscitato la curiosità di molti studiosi che si sono impegnati nel tentativo di sciogliere i nodi del simbolismo delle figure che vi sono rappresentate. A cominciare da Angelo Antonio Cosimo De Bartolomei, egregio e benemerito autore delle storiche discipline e tenerissimo delle patrie memorie che nel 1839 fissò l’attenzione principalmente sui diciotto quadretti del terzo archivolto. Lo studioso, ricercando per il territorio aprutino le tracce di Siculi e Liburni, si ingegna a dimostrare come i bassorilievi che ornano la porta altro non siano che le ultime tracce di quei mitici popoli che, a detta di Livio, furono gentes farae et magna ex parte latrociniis maritimis infames. Né meno infondato è il giudizio di Niccola Palma, convinto che l’artefice del portale costruito ne’ tempi bassi con molta industria consegnò e seppe unire in questa sua opera lavori antichi di diverse epoche e di diverse perfezioni, scelti, senza dubbio, tra gli avanzi di Castro. Tutte le diciotto scolture, per il canonico di Campli, sono recuperi di templi: tre esprimono cose oscenissime da far giudicare che siano appartenute alle cornici di un tempio di Venere. Un Sileno ed una donna che porta un’idra sulle spalle, scolpiti in altri due, fanno congetturare altro fabbricato in onore di Bacco. Un interesse marginale fu quello espresso da Cantelmo Cocchia nel Poliorama pittoresco e da Gabriello Cherubini, convinti anch’essi che i bassorilievi siano avanzi di edifici pagani. Migliore attenzione, viceversa, merita Vincenzo Bindi che chiarisce, una volta per tutte che le decorazioni del portale non sono accozzaglie di pezzi tolti da templi e per dileguare ogni benché minimo dubbio in torno al carattere di queste scultore ed al tempo nel quale furono eseguite riporta il giudizio di uno dei più celebri archeologi cristiani di quei tempi Giovan Battista De Rossi, il quale, viste in fotografia le sculture, afferma che esse sono senza dubbio del periodo dell’arte meridionale italiana che precedette il Rinascimento. Altro merito di Bindi è quello di aver centrato la chiave interpretativa del simbolismo esposto, liberando il campo dai preconcetti che, fino ad allora, avevano relegato la tematica tra le bizzarrie gratuite e ricercandone l’origine nella cultura benedettina. Qualche anno dopo Ignazio Gavini attribuirà, senza esitazione, l’opera alla scuola atriana, facendo leva sulla presenza di due opere in pietra da taglio di diversa importanza, ma della stessa maniera, che sono un capitello dell’aula ed il portale della facciata, ed affermerà che l’autore è Raimondo del Poggio che qui, per ragioni di spazio non poté tracciare l’opera sua in proporzioni slanciate, e perciò riprodusse il portale atriano del 1302, con un insieme ridotto informe speciali. Lo studioso nota le consonanze del portale con quello pennese di Colleromano, particolari, del resto, già sottolineati da Bindi, che, però, non si era spinto a ritenerli lavoro delle medesime maestranze, e sempre in tema di similarietà osserva che a Giulianova la lunetta, ridotta ad un segmento di cerchio, e quindi insufficiente a sviluppare soggetti pittorici fu occupata, come a Colleromano, da una statua rappresentante la Vergine in cattedra che affettuosamente stringe a sè il Figlio. Giovanni Pansa, con la sottigliezza comparativa, fissa l’attenzione soprattutto su tre delle diciotto scoltore che coronano il fronte della chiesa e precisamente alla figura d’uomo con le parti deretane scoperte in cui sporgono i genitali che egli addita con la mano, al talamo insidiato in cui si vedono gli adulteri nell’atto di baciarsi dietro una cortina ed il marito offeso che brandisce un pugnale per ucciderli, alla figura di donna ignuda con le gambe divaricate che ella sostiene con le mani e sotto la maschera con atteggiamento beffardo. Nella formella centrale Pansa individua l’immagine della vecchia Bando, modellata sul tipo convenzionale greco, nell’atteggiamento cioè osceno e grottesco che ha riscontro negli amuleti. In tempi più recenti si sono occupati di Santa Maria a Mare Mario Moretti, Giammario Sgattoni, Ezio Mattiocco e Pasquale Rasicci, tutti però volti più al valore artistico, del resto rilevante, che alle proporzioni ermetiche e simboliche dell’opera. Di non minore interesse sono le pagine che Mario Montebello dedica alla chiesa, soprattutto quelle relative alla interpretazione di un misterioso graffito che ricorderebbe la morte di Giosia d’Acquaviva.

 

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La Città Alta è raggruppata sulla collina, mentre nella parte litoranea è situata Giulianova Lido, importante località balneare, si estende accanto al mare, tra Tortoreto e Roseto degli Abruzzi. La parte storica è rappresentata dall’antico Duomo di età rinascimentale di S. Flaviano del XV sec. Nel Quartiere Annunziata trovasi la chiesa di S. Maria a Mare del XIV sec. Nella Città Alta, trovasi il Santuario della Madonna dello Splendore, nel quale si venera la Madonna col Bambino, opera lignea del XV sec. In un attiguo convento si trova il Museo d’Arte dello Splendore.

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