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Giulianova (Te) Abruzzo  -Italy
L’Abruzzo con i suoi 130 chilometri di coste, le più alte vette dell’Appennino a ridosso del mare, un sistema sterminato di altipiani intramontani, tre grandi Parchi Nazionali e un Parco Regionale oltre a più di trenta Riserve Naturali, si presta in modo ottimale agli amanti della vacanza, nella quale sport e movimento divengono non solo il fine, ma il mezzo per assaporare fino in fondo le straordinarie risorse ambientali di questa regione. Ed in effetti dalla costa alle montagne c’è veramente l‘imbarazzo della scelta perché i luoghi d’Abruzzo offrono molteplici opportunità per trascorrere il tempo libero immersi nella natura e nelle attività che più ci piacciono.
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La tradizione balneare
di Carmen Di Odoardo
 

Giovanissime villeggianti sulla spiaggia di Giulianova (anni ‘10)

Giovanissime villeggianti sulla spiaggia di Giulianova (anni ‘10)
Archivio Mario Orsini
 
E’ quasi superfluo dire che la tradizione balneare giuliese ha radici lontane nel tempo e certamente oggi non possiamo non guardare con tenerezza gli antichi costumi e costumanze dei “bagnanti” di ieri. Ma chi era il bagnante? Da dove arrivava? Perché mai così tanto atteso e sempre così gentilmente preso in giro? Per i giuliesi super critici di decenni fa sembrava esserci quasi una spaccatura tra l’andare al mare e l’andare alla spiaggia, una sorta di concetto duale rispecchiante un’idea del mare come mondo intimo, facente parte del proprio percorso storico. In parole povere il giuliese di nascita, quand’era possibile, andava al mare ma in fondo non ne aveva poi tanto bisogno. Il bagnante invece, in quanto proveniente da un posto assurdo e senza mare, era visto come una persona che, capricciosamente, ad un certo punto dell’anno affittava casa o albergo, ombrellone e sdraio a volte anche la cabina e se ne stava alla spiaggia. Un marziano a Giulianova, parafrasando Ennio Flaiano, ecco chi era il bagnante. Marte era Teramo e dintorni, per intenderci. Comunque c’è un senso magico nella parola bagnante, quasi una tradizione persasi nel tempo per testimoniare abitudini e bisogni della stagione estiva, tra irritazioni e divertimenti. Eppure tanta sopravvivenza invernale era legata alla consistenza degli affitti estivi anche se, chi non affittava la sua casa aveva tanto da ridire e per tutto l’anno, sui prezzi della frutta, della verdura, dei generi alimentari in generale che d’estate, appunto per l’arrivo dei famosi bagnanti, lievitavano. Secondo la tradizione di tanti decenni di questo secolo, verso l’inizio della primavera chi affittava per l’estate, i cosiddetti “ paparazzare” ma non solo loro, cominciava a ripulire la casa in cui abitava, sua o in affitto non aveva importanza. Infatti, a cominciare dalle feste di Pasqua, i teramani ed anche altri forestieri venivano a Giulianova a trovare la casa per l’estate. Casa per modo di dire, in effetti si affittava una camera e una cucina, mentre i proprietari si restringevano in una stanzetta se non nel garage o in soffitta. Eppure quei sacrifici erano necessari perché con il guadagno dell’affitto si poteva affrontare l’inverno con più sicurezza. Questo accadeva prima della seconda guerra mondiale e accadeva negli anni cinquanta e sessanta dopo la pausa del periodo bellico. Attualmente, in tono minore e senza folclorismi, questa usanza sopravvive ma non sono più solo i teramani ad affittare.
Ed un tempo anche la nostra spiaggia aveva altre abitudini. Nella seconda metà dell’800 la spiaggia, e per spiaggia è da intendersi la zona attualmente chiamata Lungomare Zara, era divisa in tre parti o sezioni di cui due per le donne e una per gli uomini. Il decoro era un principio attivo per cui non si poteva stare insieme, uomini e donne, e bagnandosi nessuno poteva “involarsi i pannamenti”. Anzi la zona per gli uomini e quella per le donne bisognava tenere delle distanze di confine nella misura di 200 palmi. Certamente è difficile fare dei confronti sia essi positivi o negativi: i tempi cambiano e così le abitudini e le tradizioni, bisogna avere il coraggio di riappropriarsi culturalmente di quello che è stato e valorizzarlo alla luce del tempo che fu.
à Articolo tratto da OPUSCOLA (1) – Giulianova in fotografia 1900-1950. A cura di Giovanni Bosica e Pierino Santuomo, Edigrafital, 1998.
 

Carmen DI ODOARDO, insegnante di materie linguistiche con una grande passione per l’arte.

 
Bibliografia
LA TRADIZIONE BALNEARE di Carmen Di Odoardo
Le notizie sul turismo a Giulianova, nel periodo in questione, scaturiscono da racconti e ricordi raccolti dall’autore del testo.
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La Città Alta è raggruppata sulla collina, mentre nella parte litoranea è situata Giulianova Lido, importante località balneare, si estende accanto al mare, tra Tortoreto e Roseto degli Abruzzi. La parte storica è rappresentata dall’antico Duomo di età rinascimentale di S. Flaviano del XV sec. Nel Quartiere Annunziata trovasi la chiesa di S. Maria a Mare del XIV sec. Nella Città Alta, trovasi il Santuario della Madonna dello Splendore, nel quale si venera la Madonna col Bambino, opera lignea del XV sec. In un attiguo convento si trova il Museo d’Arte dello Splendore.

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