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La
paranza, dotata di un solo albero a vela latina, con
fiocco e bompresso, è stata, dal 1700 fino agli anni
‘50 del XX secolo, La regina indiscussa delle barche
da pesca del medio-adriatico. Il suo nome deriva da
una voce napoletana “paro”, paio, che si riferisce
alla navigazione in coppia adottata per trascinare
la rete fissata a poppa di ciascuno scafo, in modo
da strisciare sul fondo. Quelle di maggiore
tonnellaggio raggiungono una lunghezza di 15 metri
dall’asta di poppa a quella di prua, con il
caratteristico albero in lance posto al centro
dell’imbarcazione. Il timone, di robusto noce,
lunghissimo, assicura buona manovrabilità. Dalla
chiglia piatta per facilitarne l’approdo, le
fiancate e la prua bene arrotondate, per opporre
valida resistenza alle onde, le paranze venivano
costruite da esperti maestri d’ascia e calafatai.
Con il vento favorevole raggiunge una velocità di 12
miglia orarie ed è dotata di una sola rete da pesca,
del peso di circa 180-200 kg con un’imboccatura
conica di circa 6,50 - 7,00 metri. L’equipaggio è
composto, oltre che dal “parò”, capo, da un mozzo
(mere) e da circa 6-7 marinai durante l’inverno, 8-9
durante l’estate. Vengono imbarcati, in qualità di
apprendisti, anche bambini di 7-10 anni, detti “minirilli”,
piccoli, termine dialettale che allude alla loro
giovanissima età, destinati all’analfabetismo e
soggetti al potere assoluto del “parò”. L’età, il
Coraggio e l’esperienza determinano i rapporti di
subordinazione fra queste categorie di lavoratori,
sottoposti al rigore ed alla ferrea legge di bordo
che non è mitigata neppure dagli stretti legami di
parentela esistenti fra i membri dell’equipaggio.
Quando il mare era calmo, l’equipaggio si riuniva a
poppa e consumava il pasto in allegria. Il “parò”
offriva da bere al pescatore più anziano e, fra uno
scherzo ed una barzelletta, cercava di mantenere
alto il morale della “ciurma”. Al rientro dalla
campagna di pesca, cominciava la parte più faticosa
del lavoro per scaricare il pescato, selezionato per
qualità e conservato in ghiacciaia, e per rifornire
i natanti per la successiva partenza. Durante i
periodi di sosta forzata, si eseguivano i lavori di
manutenzione dello scafo, delle reti, del sartiame e
delle vele, per assicurare un elevato grado di
efficienza e sicurezza durante la stagione della
pesca. |