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Nei primi anni 40 fu introdotta sulla nostra costa la
pesca con la “lampara”. La prima lampara veniva dalla
Puglia ed era di Mauro Mastropasqua. Questo tipo di
pesca destò molto interesse nella marineria giuliese,
incuriosita da queste barche accompagnate da luci a
petrolio. Questo sistema comprendeva una barca madre a
remi, della lunghezza di sete metri, con sei uomini a
bordo che portava a poppa una rete, chiamata “lupara”,
di 150 metri con il pezzale (sacco) in mezzo.
L’accompagnavano altre tre piccole barche a remi con due
persone ognuna con a poppa le luci a petrolio. Nelle
serate di mare calmo remando si allontanavano a un
massimo di tre miglia. I piccoli battelli con le luci
accese si disponevano ad una certa distanza l’una
dall’altra buttando l’ancora. La barca madre si portava
vicino ad un piccolo battello che toglieva l’ancora, gli
girava attorno buttando la rete. Si disponevano tre
uomini a poppa e tre a prora e ritiravano la rete come
con
la sciabica.
Dopo tanta fatica a ritirare la rete, il pesce si
lasciava sulla barca più piccola per farlo selezionare
dai due dell’equipaggio e si proseguiva con le altre. In
una notte si riusciva a fare anche 10 cale (pescate).
All’alba sfiniti ci si metteva ai remi per far ritorno,
giunti a terra oltre al pescato si scaricava la rete per
asciugarla allungandola lungo la riva. Si riportavano
casse di sarde, sgombri e alici. La prima lampara della
marineria giuliese fu la S.ma Trinità, la cui
barca madre era dotata di un motore 16-20 CV RC: Gli
armatori erano: I fratelli Fiorà: Tommaso ,Vincenzo e
Alfonso e Gialluca lvo. A volte le piccole lampare si
facevano rimorchiare, dietro compenso, oltre le dieci
miglia dalla costa, da motopescherecci più grandi
(Racconto di Fiorà Vincenzo). |