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Giulianova (Te) Abruzzo  -Italy
L’Abruzzo con i suoi 130 chilometri di coste, le più alte vette dell’Appennino a ridosso del mare, un sistema sterminato di altipiani intramontani, tre grandi Parchi Nazionali e un Parco Regionale oltre a più di trenta Riserve Naturali, si presta in modo ottimale agli amanti della vacanza, nella quale sport e movimento divengono non solo il fine, ma il mezzo per assaporare fino in fondo le straordinarie risorse ambientali di questa regione. Ed in effetti dalla costa alle montagne c’è veramente l‘imbarazzo della scelta perché i luoghi d’Abruzzo offrono molteplici opportunità per trascorrere il tempo libero immersi nella natura e nelle attività che più ci piacciono.
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La Bachicoltura a Giulianova tra fine '800 e inizio '900

 

di Renata Di Remigio Magazzeni

 
Nel secolo scorso l'industria bacologica nella nostra provincia e specialmente a Giulianova, era molto fiorente.
"La Bachicoltura, ricordiamolo con orgoglio (come si legge nel Programma redatto per l'Esposizione delle Arti, dei Mestieri e delle Industrie, che si tenne a Teramo nel 1887) ha mosso i primi passi nelle nostre parti e nel volgere di breve tempo, è venuta estendendosi nelle provincia del Nord".
Si fa cenno anche nel programma menzionato di una vicina provincia marchigiana (Ascoli Piceno) i cui operosi industriali cercavano di toglierci il primato in questo ramo, vendendo per prodotto loro, il raccolto dei nostri laboriosi bachicultori, che arrivarono a produrre una maggiore quantità di bozzoli, di qualità nettamente superiore, come leggeremo in seguito, perché ricavati da seme serico selezionato con cura. Prima di arrivare a produrre seme selezionato, voluto dal 1° Osservatorio Bacologico sorto nella nostra provincia intorno al 1874/'75, ogni agricoltore o industriale usava procurarsi il seme per il proprio allevamento ricavandoli dai bozzoli più belli.
Farfalla realizzata con bozzoli di seta. Un cartellino, posto in basso a sinistra, sicuramente predisposto per la mostra dell’Agricoltura, svoltasi a Teramo del 1988, porta questa dicitura: “Farfalla baco realizzata con bozzoli di seta. Premiata all’esposizione agricoltura 1888, L’Aquila, proprietario Azienda agricola Trifoni Romolo Giulianova”.
La farfalla ha all’incirca queste dimensioni: m 1.10x0.80 e, come si può rilevare dalla foto, è sistemata su un piano di tessuto pesante; il tutto è incorniciato a giorno con queste misure: m 1.25x1.00; sul retro c’è questa annotazione: “Esposizione agricoltura L’Aquila 1888” medaglia d’oro.

n quegli anni infatti a Giulianova c'erano parecchie bigattiere più o meno grandi, dove trovavano lavoro dai 30 a 40 tra operai ed operaie per ognuna di esse. Molti operai provenienti dai paesi vicini ricevevano vitto ed alloggio per poter controllare meglio l'andamento del loro lavoro affidato.

Troviamo due grandi bigattiere a Colleranesco, una presso la villa di Domenico Trifoni, nonno dell'ex Sindaco Romolo e dell'ingegner Domenico Trifoni, dove esiste ancora l'enorme fabbricato con annesso l'appartamento per gli operai, ormai in disuso da almeno 80 anni. Tra i cimeli più significativi troviamo l'incubatrice che si conserva ancora intatta, come si può vedere nelle foto di Pierino Santomo e che serviva per far dischiudere il seme serico mediante il calore di una lampada a petrolio posta sotto i telarini al centro dell'incubatrice.

Inoltre si può anche ammirare una enorme farfalla realizzata con bozzoli, esposta alla mostra bacologica del 1888 all'Aquila e premiata con medaglia d'oro. L'altra grande bigattiera apparteneva a Serafino Trifoni, parente di Domenico, e dislocata nelle vicinanze.

Un grosso stabilimento bacologico e bigattiera era dislocato presso l'enorme palazzo che si affaccia sul Corso Garibaldi, dove oggi ha sede il Comune ed allora apparteneva al commendator Francesco Ciafardoni, nonno del nostro concittadino Cecco che porta il  suo stesso nome ed é  custode di tanti documenti da cui i posteri potranno venire a conoscenza delle validità, della laboriosità, e del successo dei nostri avi giuliesi. Nel frontespizio dello stabilimento ci sono due stemmi per farci ricordare che Francesco Ciafardoni portava avanti una industria (premiata nel 1888 con medaglia d'oro all'Esposizione di Bacologia) insieme al Conte Francesco Acquaviva d'Aragona, il cui stemma è quello di destra, mentre quello di sinistra appartiene alla famiglia Ciafardoni.

Nel Corriere d'Abruzzo del 12 agosto 1889 leggiamo che una delegazione giapponese venne a visitare le grandi bigattiere giuliesi. Certamente questo avvenimento è da ricordare "con orgoglio" come è stato accennato all'inizio, perché i Giapponesi avranno sicuramente inviato i nostri bachicultori che "oltre ad avere un raccolto di bozzoli migliore anche il prezzo che si ricava da esso è di molto superiore alla media, come si può facilmente rilevare e controllare dalle statistiche compilate dal Regio Ministero dell'Industria, Agricoltura e Commercio".4

Il prezzo dei bozzoli da filare oscillava nelle varie zone del Regno da lire 2,6765 a lire 2,9408 al kg, mentre la media raggiunta dalla vendita del nostro prodotto risultava di lire 4,6401 al kg, e cioé il 65% al di sopra dei prezzi degli altri mercati.

Certamente "questo fatto cotanto eccezionale" come dice il Crugnola, è da attribuirsi non solo al merito della qualità dei bozzoli, ma anche alla felice posizione della zona compresa tra il Gran Sasso ed il Mare Adriatico, dove il clima è mite, l'atmosfera sana, perché mossa dalle correnti che scendendo dalle vette dell'Appennino lungo i corsi del Tordino e del Salinello "frenano e modificano il vento di scirocco, il più terribile nemico dell'ultima età del filugello". Oltre al vento di scirocco i bachi avevano anche un altro nemico: i forti rumori.

Infatti nel mese di aprile, quando essi erano in piena attività, si celebrava la festa della Madonnna dello Splendore. Dopo la solenne processione tutto il popolo si radunava nel piazzale del Belvedere per assistere alla S. Messa, alla fine della quale tutti aspettavano ed aspettano ancora la famosa e rinomata "batteria" che rappresentava e rappresenta un vanto per Giulianova e per i suoi abitanti.

Purtroppo il rumore assordante dei "botti" uccideva molti bachi. Ci fu, verso la fine del secolo, un'ordinanza con cui si vietava di fare esplodere "botti" vicino al Belvedere. Fu per quel motivo che gli artificieri si spostarono al Lido, in pianura, nella zona degli orti che ora hanno lasciato il posto ai numerosi palazzi. Ancora oggi, durante la festa, dopo la Messa di mezzogiorno, ascoltiamo con gioia "gli spari" che non ammazzano più i filugelli, perché scomparsi dalle nostre zone, ma continuano a deliziare il popolo giuliese insieme agli abitanti dei paesi vicini che accorrono numerosi alla prima grande festa religiosa di primavera.

 
NOTE
1)       Cfr. Crugnola, "Storia della Provincia di Teramo" 1892.
2)       Unità di misura di peso usata in Italia e in altri paesi con valori diversi, ma per lo più intorno ai 30 gm.
3)       Bigattiera: luogo predisposto per l'allevamento dei bachi da seta.
4)       Cfr. Crugnola, "Storia della provincia di Teramo" 1892, pg. 299.
 
Si ringrazia Francesco Ciafardoni per aver permesso la riproduzione dei documenti relativi all'attività Bacologica a Giulianova nel secolo scorso.
Si ringraziano i fratelli Trifoni per la cortesissima collaborazione.
 
Le fotografie sono di Pierino Santomo.
 
 

 

 

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La Città Alta è raggruppata sulla collina, mentre nella parte litoranea è situata Giulianova Lido, importante località balneare, si estende accanto al mare, tra Tortoreto e Roseto degli Abruzzi. La parte storica è rappresentata dall’antico Duomo di età rinascimentale di S. Flaviano del XV sec. Nel Quartiere Annunziata trovasi la chiesa di S. Maria a Mare del XIV sec. Nella Città Alta, trovasi il Santuario della Madonna dello Splendore, nel quale si venera la Madonna col Bambino, opera lignea del XV sec. In un attiguo convento si trova il Museo d’Arte dello Splendore.

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