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La storia di Giulianova
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Le origini di
Giulianova si fanno
risalire ad una città potente e fortificata, dal nome
Castrum Novum, di cui si ha testimonianza in alcuni
scritti di Plinio, Strabone, Vellejo Patercolo, Tolomeo
ed altri. Castrum Novum fu fondata, su un
insediamento precisistente, probabilmente intorno al 290
a. C., come colonia romana in prossimità del mare e
sulla riva sinistra del fiume Batinus (Tordino), dove
sviluppò un importante porto-canale mercantile e
militare, la cui posizione strategica si sarebbe
rivelata sotto Curio Dentato prima, al principio della
guerra cartaginese poi, e sotto Silla, Augusto e Nerone.
Attraversata dalla Salaria, Castrum Novum divenne
anche importante centro commerciale e nodo stradale
verso le città costiere adriatiche fino a Brindisi, e
verso l’interno fino ad Ascoli Piceno e Roma.
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Non si puo’ affermare con sicurezza quale popolo
possa averla fondata; fu comunque abitata da Siculi,
Liburni, Etruschi, Galli.
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Come in tutti gli insediamenti marittimi, oggetto di
saccheggi, gli abitanti si spostarono verso la parte più
alta e difendibile: quella collinare. Il recente
rinvenimento di una necropoli, la cui esistenza si fa
risalire tra il I e il IV secolo, ne viene considerata
una riprova.
Durante il Medioevo (intorno all’VIII secolo),
Castrum
cambiò nome in
Castel San Flaviano poiché, nel 1004,
attraverso vicende non chiaramente documentate, vi
furono traslate le reliquie dell’omonimo Santo, Vescovo
di Costantinopoli, oggi Patrono della città. Nel 1460,
nei pressi dell’abitato, si svolse una violenta
battaglia
fra le forze Aragonesi,
comandate dagli Sforza, e le forze Angioine, guidate dal
Piccinino: ne seguirono distruzioni e incendi
che, anche per la malaria dilagante a causa dei terreni
acquitrinosi, resero malsani e insicuri i luoghi e
indussero l’allora feudatario
Giuliantonio Acquaviva,
Duca di Atri e Conte di Conversano, a costruire una
rocca più a nord, nella parte alta della collina. La
nuova città, datata 1470, fu chiamata
Jiulia, dal
nome del suo fondatore: costruita a forma di
quadrilatero, era cinta da fortissime mura a scarpa con
feritoie e merlature, e difesa da munitissime torri che
rimasero in piedi fino al 1860. Alla città si accedeva
attraverso tre porte: Porta da Piedi o Marina, che si
apriva a sud del muro orientale, Porta Napoli o degli
antichi Cappuccini (a pochi passi da questa si imboccava
via Cupa, che per secoli è servita a collegarla con
Teramo) e Porta da Capo nel lato settentrionale, Nel
1846 fu abbattuto un tratto di muraglia nei pressi della
Chiesa di Sant’Antonio
per aprire Porta San Francesco, così chiamata perché
un tempo la Chiesa era dedicata all’umile Santo di
Assisi. La Porta di San Rocco fu aperta a nord, quasi di
fronte ai cancelli della villa del Conte di Castellana.
Sul lato est della odierna Piazza Buozzi sorgeva un
sontuoso palazzo, residenza degli Acquaviva, di fronte
al tempio dedicato a San Flaviano. Anche la città degli
Acquaviva subì assalti e saccheggi: nel 1596 e nel 1708
da parte dei Lanzichenecchi e nel 1798, dall’armata
francese. Durante quest’ultima occupazione furono
distrutti tutti i documenti e i diplomi dell’archivio
ducale. Finita l’epoca napoleonica, Giulia tornò sotto
il dominio dei Borboni, fino all’Unità d’Italia.
Nell’ottobre del 1860, sulla strada per Teano,
Re Vittorio Emanuele II
fece visita alla città, accolto con tutti gli onori
dal primo Sindaco dell’Unità d’Italia, Geatano
Ciaffardoni. Fino a circa un secolo fa, Giulianova era
ancora cinta da mura, man mano abbattute per fare spazio
a nuove costruzioni. Il Centro Storico, tuttavia,
conserva ancora l’originaria struttura viaria, che
rivela un criterio urbanistico molto raro nel XV secolo.
Il territorio dell’odierna Giulianova, che prese tale
nome definitivamente ai primi del ‘900, comprende la
fascia del litorale e la zona collinare, alle spalle
della quale si estende anche una zona agricola.
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