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Palazzo e la Piazza Ducale |
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La piazza del duca. Cosa rimaneva dell’antico
palazzo dei potentissimi duchi Acquaviva d’Aragona nel 1927-28, gli anni dei
due volumi della Storia dell’architettura in Abruzzo del soprintendente
Ignazio Carlo Gavini? I piani superiori della grande residenza ducale,
edificata sul limite orientale della città rinascimentale quasi a sfidare il
mare dal salto di quota e contrapposta alla chiesa madre, erano stati da
tempo trasformati in casa di civile abitazione. Il piano terreno invece era
in parte destinato ad utilizzazioni commerciali, quindi con tutte le
mortificanti manomissioni che nel corso dei secoli, a partire dal tracollo
economico della “Serenissima Casa d’Atri” e dall’abbandono della terra
nativa, avevano inciso pesantemente sulla struttura originaria. Nei vasti
ambienti del vetusto complesso erano nati Giosia III, Alberto e
Giovan Girolamo Acquaviva d’Aragona
(rispettivamente nel 1631, 1656 e 1663), uomini di chiesa o d’armi
accomunati però da interessi letterari, giuridici e filosofici. E sempre nel
grande palazzo era nato, il 12 maggio 1769, il geografo
Orazio Delfico,
figlio di Caterina Mazzocchi e di quel Giovanni Bernardino Delfico, fratello
del più noto Melchiorre, chiamato a ricoprire, a seguito della rinuncia
fattane da Nicola Sanseverino, la carica di amministratore ed uditore
generale di tutto l’allodiale di Atri. |
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Giulianova, Il
Palazzo e la Piazza Ducale |
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L’edificio, che già nel 1760, come relazionava
Domenico Antonio Scarola, Attuano della Regia Camera della Sommaria, versava
malinconicamente in uno stato «più di abbandono che di decadenza», quasi un
secolo dopo, nel 1853, si mostrava a Gabriello Cherubini come un complesso
ancora
imponente ma del quale, egli diceva, «oggi si vede poca parte, destinata ad
altri usi, pubblici e privati». Circa tre anni dopo, il 25 febbraio 1856,
sarebbe stata soppressa anche l’antichissima Dogana di terra, ubicata in un
edificio che lateralmente si sviluppava tra le attuali via Acerbo e Rossi,
allora strada della Dogana poi via dei Magazzini, e il cui fronte era
prospiciente la parte settentrionale dell’attuale piazza Bruno Buozzi,
inizialmente S. Maria in Platea o ducale, poi della Rotonda, quindi del
mercato e durante il Fascismo del Littorio. A modificare ulteriormente
l’impianto della piazza sarebbe intervenuta la Pescheria, demolita nel 1914,
mentre la parte meridionale dell’ex palazzo Acquaviva avrebbe ospitato, a
partire dal marzo 1936, il Cinema Moderno. |
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