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Giulianova (Te) Abruzzo  -Italy
L’Abruzzo con i suoi 130 chilometri di coste, le più alte vette dell’Appennino a ridosso del mare, un sistema sterminato di altipiani intramontani, tre grandi Parchi Nazionali e un Parco Regionale oltre a più di trenta Riserve Naturali, si presta in modo ottimale agli amanti della vacanza, nella quale sport e movimento divengono non solo il fine, ma il mezzo per assaporare fino in fondo le straordinarie risorse ambientali di questa regione. Ed in effetti dalla costa alle montagne c’è veramente l‘imbarazzo della scelta perché i luoghi d’Abruzzo offrono molteplici opportunità per trascorrere il tempo libero immersi nella natura e nelle attività che più ci piacciono.
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18 luglio 1933 - I cadetti a Giulianova
di Tito Forcellese
 

18 luglio 1933 - I cadetti a Giulianova

Onoranze ai caduti (1933)
Archivio Riccardo Cerulli
 

Nel 1930 il Podestà di Giulianova Domenico Trifoni organizzò, in accorcio col segretario politico del Fascio giuliese Cav. Antonio Cermignani, una giornata in onore degli allievi del Collegio Militare di Roma, usufruendo della disponibilità di privati cittadini giuliesi, che misero a disposizione 25 automobili per consentire ai giovani di poter visitare la città in un sol giorno. L’iniziativa del Podestà divenne una consuetudine anche negli anni successivi. Nel 1933 gli allievi del Collegio trascorsero un mese di soggiorno estivo presso gli alloggi dell’Ospizio Marino di Giulianova, proprietà della Congregazione di Carità di Teramo. Il 14 giugno 1933 i cadetti furono accolti dalle autorità locali, in primis dal Commissario Prefettizio Cav. Alfonso De Santis, che di lì a poco sarà nominato Podestà e dall’Ing. Mario Simonotti, nuovo Segretario Politico. Ad accogliere i giovani militari giunse appositamente da Teramo la banda degli “Avanguardisti”. Il Direttore del Collegio Col. Giardina ringraziò tutte le autorità e la numerosa e festante popolazione, accorsa a salutare gli allievi. Proprio in quei giorni si trovava in provincia di Teramo, per un’ispezione alla Federazione Provinciale fascista, il Dr. Alessandro Pavolini, intellettuale del Regime, futuro Ministro della Propaganda e Cultura Popolare e Segretario del partito fascista repubblicano negli ultimi drammatici giorni di Salò. Pavolini partecipò al ricevimento in onore del Collegio Militare, organizzato dal Comune di Giulianova al Kursaal Lido. Questa fotografia fu invece scattata il 18 luglio 1933 mentre gli allievi, prima del rientro a Roma, rendevano omaggio alla Lapide dei caduti della prima guerra mondiale, che tuttora si trova presso la facciata laterale della Chiesa di S. Flaviano alla destra del portone principale. Al di sopra della lapide su cui sono scolpiti i nomi dei cittadini giuliesi morti nel conflitto, è posta una targa con il comunicato della vittoria del Comando Supremo delle Forze Armate; ancor più in alto troneggia un’aquila in bronzo, opera dell’artista Ulderico Ulizio, (San Demetrio ne’ Vestini, AQ, 1898 - Giulianova 1987), giuliese di adozione. Trasferitosi presto a Giulianova frequentò lo studio dello scultore Raffaello Pagliaccetti, dal quale apprese i primi insegnamenti sulle arti plastiche. Ulizio rimase a Giulianova alternando la sua attività artistica con l’insegnamento. L’apposizione di questa lapide avvenne nella prima decade di ottobre del 1922 ed ebbe un iter piuttosto travagliato, poiché al doveroso ricordo dei morti si sovrapponeva uno scontro politico tra i fascisti, i social - comunisti e il Sindaco liberale Giuseppe de’ Bartolomei. Il primo cittadino, nel 1920. aveva infatti concesso alla Lega Proletaria (di ispirazione socialista) il nulla osta per apporre una lapide in ricordo dei “Proletari morti per la guerra borghese”; tale dicitura strideva con le ragioni dei combattenti e dei fascisti, poco inclini alla divisione tra classi sociali e più avvezzi alla difesa dell’idea di Patria e Nazione. Così iniziò un dibattito acceso tra i fascisti ed il Sindaco per la concessione di un’altra lapide, che ricordasse i singoli soldati giuliesi con i classici canoni istituzionali. Giuseppe De’ Bartolomei non riuscì ad ottenere il permesso per le difficoltà prospettate dal Sottosegretario alle Belle Arti, in merito alla definitiva apposizione della lapide, tanto che una squadra di Fascisti provenienti da Ancona e Mosciano Sant’Angelo nella notte del 28 agosto 1922, abbatté la lapide della Lega Proletaria a colpi di rivoltella. Il monumento, già pronto da tempo, fu inaugurato dai fascisti giuliesi nella prima decade di ottobre. mentre si celebrava l’istituzione del gagliardetto del Fascio femminile. Alla cerimonia che si svolse nel clima violento che precedette la “marcia su Roma”, parteciparono l’on. Giacomo Acerbo, avv. Livio De Luca, l’on. Camerini e il giovane on. Giuseppe Bottai (futuro Ministro delle Corporazioni e voce critica del Regime), con applauditi discorsi. La consuetudine di rendere omaggio ai caduti assunse, negli anni del ventennio fascista, una valenza quasi sacrale, più per le gerarchie di partito che per quelle militari, forse proprio perché parte della generazione che aveva scelto il fascismo, si sentiva figlia ed erede del conflitto 1915-18.

 
à Articolo tratto da OPUSCOLA (1) – Giulianova in fotografia 1900-1950. A cura di Giovanni Bosica e Pierino Santuomo, Edigrafital, 1998.
 
Bibliografia
I CADETTI A GIULIANOVA di Tito Focellese
Per le notizie sugli allievi del collegio si è consultato il settimanale “Il Solco”, Teramo, organo della Federazione Fascista Provinciale, per gli anni 1930 (giugno) e 1933 (giugno-luglio);
Su Alessandro Pavolini si veda Mario Missori, Gerarchi e statuti del P.N.F., Edizioni Archivio Centrale Dello Stato, 1973;
Su Ulderico Ulizio si veda Luigi Braccili, Nato a.., ad nonìen;
Sulla diatriba politica per l’apposizione della lapide si vedano:
Riccardo Cerulli. Giulianova 1860, Teramo. Abruzzo Oggi, 19682;
Luigi Ponziani, Notabili e combattenti nazionalisti, Milano, Franco Angeli, 1988;
Tito Forcellese, Giulianova tra reazione e rivoluzione, in Vincenzo Cermignanii vita d’artista, Mosciano, Media Edizioni, 1997;
Archivio Centrale dello Stato, Ministero dell‘Interno, Pubblica Sicurezza, 1922, busta 156.
In generale si vedano Renzo De Felice, Mussolini il duce 1929-1936, Torino. Finaudi, 1974; Giovanni Santucci, I combattenti nel primo dopo-guerra. Bari, Laterza, 1974.
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