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18 luglio 1933 - I cadetti a Giulianova |
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di
Tito Forcellese |
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Onoranze ai caduti (1933) |
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Archivio
Riccardo Cerulli |
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Nel 1930 il Podestà di
Giulianova
Domenico Trifoni organizzò, in accorcio col segretario
politico del Fascio giuliese Cav. Antonio Cermignani,
una giornata in onore degli allievi del Collegio
Militare di Roma, usufruendo della disponibilità di
privati cittadini giuliesi, che misero a disposizione 25
automobili per consentire ai giovani di poter visitare
la città in un sol giorno. L’iniziativa del Podestà
divenne una consuetudine anche negli anni successivi.
Nel 1933 gli allievi del Collegio trascorsero un mese di
soggiorno estivo presso gli alloggi dell’Ospizio Marino
di Giulianova, proprietà della Congregazione di Carità
di Teramo. Il 14 giugno 1933 i cadetti furono accolti
dalle autorità locali, in primis dal Commissario
Prefettizio Cav. Alfonso De Santis, che di lì a poco
sarà nominato Podestà e dall’Ing. Mario Simonotti, nuovo
Segretario Politico. Ad accogliere i giovani militari
giunse appositamente da Teramo la banda degli
“Avanguardisti”. Il Direttore del Collegio Col. Giardina
ringraziò tutte le autorità e la numerosa e festante
popolazione, accorsa a salutare gli allievi. Proprio in
quei giorni si trovava in provincia di Teramo, per
un’ispezione alla Federazione Provinciale fascista, il
Dr. Alessandro Pavolini, intellettuale del Regime,
futuro Ministro della Propaganda e Cultura Popolare e
Segretario del partito fascista repubblicano negli
ultimi drammatici giorni di Salò. Pavolini partecipò al
ricevimento in onore del Collegio Militare, organizzato
dal Comune di Giulianova al
Kursaal Lido.
Questa fotografia fu invece scattata il 18 luglio 1933
mentre gli allievi, prima del rientro a Roma, rendevano
omaggio alla Lapide dei caduti della prima guerra
mondiale, che tuttora si trova presso la facciata
laterale della
Chiesa di S. Flaviano
alla destra del portone principale. Al di sopra della
lapide su cui sono scolpiti i nomi dei cittadini
giuliesi morti nel conflitto, è posta una targa con il
comunicato della vittoria del Comando Supremo delle
Forze Armate; ancor più in alto troneggia un’aquila in
bronzo, opera dell’artista
Ulderico Ulizio,
(San Demetrio ne’ Vestini, AQ, 1898 - Giulianova 1987),
giuliese di adozione. Trasferitosi presto a Giulianova
frequentò lo studio dello scultore
Raffaello Pagliaccetti,
dal quale apprese i primi insegnamenti sulle arti
plastiche. Ulizio rimase a Giulianova alternando la sua
attività artistica con l’insegnamento. L’apposizione di
questa lapide avvenne nella prima decade di ottobre del
1922 ed ebbe un iter piuttosto travagliato, poiché al
doveroso ricordo dei morti si sovrapponeva uno scontro
politico tra i fascisti, i social - comunisti e il
Sindaco liberale
Giuseppe de’ Bartolomei.
Il primo cittadino, nel 1920. aveva infatti concesso
alla Lega Proletaria (di ispirazione socialista) il
nulla osta per apporre una lapide in ricordo dei “Proletari
morti per la guerra borghese”;
tale dicitura strideva con le ragioni dei combattenti e
dei fascisti, poco inclini alla divisione tra classi
sociali e più avvezzi alla difesa dell’idea di Patria e
Nazione. Così iniziò un dibattito acceso tra i fascisti
ed il Sindaco per la concessione di un’altra lapide, che
ricordasse i singoli soldati giuliesi con i classici
canoni istituzionali. Giuseppe De’ Bartolomei non riuscì
ad ottenere il permesso per le difficoltà prospettate
dal Sottosegretario alle Belle Arti, in merito alla
definitiva apposizione della lapide, tanto che una
squadra di Fascisti provenienti da Ancona e Mosciano
Sant’Angelo nella notte del 28 agosto 1922, abbatté la
lapide della Lega Proletaria a colpi di rivoltella. Il
monumento, già pronto da tempo, fu inaugurato dai
fascisti giuliesi nella prima decade di ottobre. mentre
si celebrava l’istituzione del gagliardetto del Fascio
femminile. Alla cerimonia che si svolse nel clima
violento che precedette la “marcia su Roma”,
parteciparono l’on. Giacomo Acerbo, avv. Livio De Luca,
l’on. Camerini e il giovane on. Giuseppe Bottai (futuro
Ministro delle Corporazioni e voce critica del Regime),
con applauditi discorsi. La consuetudine di rendere
omaggio ai caduti assunse, negli anni del ventennio
fascista, una valenza quasi sacrale, più per le
gerarchie di partito che per quelle militari, forse
proprio perché parte della generazione che aveva scelto
il fascismo, si sentiva figlia ed erede del conflitto
1915-18. |
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à
Articolo tratto da
OPUSCOLA (1)
– Giulianova in fotografia 1900-1950.
A cura di
Giovanni
Bosica e Pierino Santuomo,
Edigrafital, 1998. |
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Bibliografia
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I CADETTI A GIULIANOVA
di
Tito Focellese
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Per le notizie sugli allievi del collegio si è
consultato il settimanale “Il Solco”, Teramo, organo
della Federazione Fascista Provinciale, per gli anni
1930 (giugno) e 1933 (giugno-luglio);
-
Su Alessandro Pavolini si veda Mario Missori,
Gerarchi e statuti del P.N.F., Edizioni Archivio
Centrale Dello Stato, 1973;
-
Su Ulderico Ulizio si veda Luigi Braccili, Nato
a.., ad nonìen;
-
Sulla diatriba politica per l’apposizione della
lapide si vedano:
-
Riccardo Cerulli. Giulianova 1860,
Teramo. Abruzzo Oggi, 19682;
-
Luigi Ponziani, Notabili e combattenti
nazionalisti, Milano, Franco Angeli, 1988;
-
Tito Forcellese, Giulianova tra reazione e
rivoluzione, in Vincenzo Cermignanii vita
d’artista, Mosciano, Media Edizioni, 1997;
-
Archivio Centrale dello Stato, Ministero
dell‘Interno, Pubblica Sicurezza, 1922, busta
156.
-
In generale si vedano Renzo De Felice,
Mussolini il duce 1929-1936, Torino. Finaudi,
1974; Giovanni Santucci, I combattenti nel primo
dopo-guerra. Bari, Laterza, 1974.
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