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GIULIANOVA |
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Clicca sulla cartina per
visualizzare la posizione geografica di Giulianova (Te) |
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Prende il nome dal suo fondatore,
Giuliantonio Acquaviva, che ne
iniziò l’edificazione nel 1472 circa. Le sue origini risalgono
all'antica
Castrum Novum, colonia romana importante per l'attività
commerciale. |
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Superficie |
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Il suo territorio si estende per circa 27 Kmq., tra i confini
naturali formati dal torrente Salinello, a Nord, e dal fiume Tordino, a
Sud. Ad Ovest confina con il
Comune di
Mosciano S.Angelo; a Sud col
Comune
di Roseto degli Abruzzi; a Nord con quello di
Tortoreto; ad Est col
Mare
Adriatico. Il
Centro Storico, edificato su un’amena collina, ed il
moderno Lido, cresciuto armoniosamente negli ultimi quaranta anni, si
affacciano sul Mare Adriatico, di cui godono le
bellezze ed il benefico
clima. |
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Popolazione |
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Residenti:
Giulianova, a Settembre 2009, contava
circa 23.471 abitanti. |
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Economia |
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Giulianova ha una
naturale
vocazione turistica ed
è meta di coloro che vogliono godere momenti di riposo e
di salutare
soggiorno marino. La
sua economia, una volta basata
sulla pesca e sull’agricoltura, oggi è prevalentemente centrata sul
turismo e su tutto il
sistema di indotto creatosi successivamente. |
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E’ sede di "IAT" Informazione Accoglienza Turistica. (Tel.:
085.8003013) |
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Al mare, tuttavia, è
ancora legata una
qualificata attività di pesca
ed un’importante commercializzazione di
prodotti ittici. |
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Il Porto di Giulianova,
la flotta
peschereccia e il Mercato Ittico, rappresentano, infatti, un importante momento
economico della città, che contrassegna anche la
tradizione gastronomica locale
(famoso
è il brodetto, ottenuto assolutamente
con pesce del Mare Adriatico). |
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Oltre a queste attività vi è un terziario qualificato ed avanzato,
ed un sistema di piccole aziende manifatturiere, che
operano nel settore dell’abbigliamento. |
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La storia |
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Le origini di Giulianova sono remote. Nel III secolo
a.C. i Romani impiantano alla foce del fiume Tordino, probabilmente
nello stesso luogo occupato da una città picena, una nuova colonia
marittima chiamata
Castrum Novun. Città potente e fortificata, oltre
che importante porto commerciale del Pretuzio e nodo stradale,
Castrum Novum nel Medio Evo mutò il suo nome in Castel San Flaviano,
in onore del Santo patriarca di Costantinopoli le cui spoglie,
secondo una suggestiva leggenda, approdarono miracolosamente sulle
nostre coste in un anno ignoto ma comunque anteriore al Mille. Vera
o infondata questa storia, è sicuro invece che il tempio dedicato al
Santo, d’arte bizantina prima e romanica poi, ebbe larga rinomanza
per tutto il Medio Evo, così come non poca importanza doveva avere
questa nuova città, dotata di ospedale e con
un porto che torna a
funzionare di buona lena, ricca di possedimenti terrieri e dove
sembra, sulla scorta di alcune recenti indagini storiche, avesse
sede un episcopio precedente a quello aprutino, esistito fino
all’età carolingia, almeno nei primi decenni del IX secolo. La città
medievale nel 1382 passata con tutto il suo vasto territorio dal
regio dominio ad
Antonio Acquaviva, che qui innalza il palazzo
comitale facendone la residenza principale, e poi da questi allo
sfortunato figlio Giosia, verrà distrutta pressoché interamente
intorno al 1460, durante la sanguinosa
battaglia del Tordino
combattuta il 27 luglio di quell’anno fra le truppe di Federico da
Montefeltro e Alessandro Sforza da una parte, e quelle di Jacopo
Piccinino e Bosio Santofiore dall’altra. Da qui la decisione di
edificare un decennio più tardi, su una eminenza collinare a
settentrione, quindi in un luogo senz’altro più difendibile, una
nuova città, chiamata
Giulia dal nome del suo fondatore
Giuliantonio
Acquaviva. Le soluzioni davvero interessanti, per non dire geniali,
utilizzate dal progettista hanno indotto più di uno studioso a
formulare varie ipotesi sulla sua identità. La tesi oggi prevalente,
dopo una iniziale attribuzione del progetto a Baccio Pontelli,
individua in una delle menti più brillanti del secondo Quattrocento,
il senese Francesco di Giorgio Martini, l’autore del piano di
fondazione di
Giulianova. La prepotente originalità che permea
l’abitato sottende un raffinato linguaggio matematico-proporzionale,
oltre a complessi significati politico-militari e civili, tanto da
rendere la città un’esperienza progettuale autonoma e peculiare. Per
molti secoli la cittadella rinascimentale, stretta nel munitissimo
quadrilatero con la sua chiara organizzazione sociopolitica degli
spazi, rimarrà sostanzialmente integra, nonostante ripetuti
saccheggi ed aggressioni. Solo negli anni settanta-ottanta
dell’Ottocento, sotto la vivace spinta demografica ed in virtù di un
generale miglioramento economico, la vita inizierà a debordare fuori
delle mura. Della espansione dl urbana ottocentesca costituiscono
testimonianza, oltre agli edifici presenti sul corso - alcuni dei
quali tuttavia incorporano parti più antiche, persino del 500 -, il
nuovo nodo rappresentato dall’attuale piazza della Libertà,
signoreggiata dal
monumento a Vittorio Emanuele II dello scultore
verista giuliese
Raffaele Pagliaccetti, inaugurato nel 1894, la
Cappella gentilizia de’ Bartolomei, sorta nel 1876, ed il pressoché
coevo portico omonimo a questa giustapposto. In questo stesso
periodo inizia la espansione urbana sul litorale, grazie alla
presenza della ferrovia entrata in funzione nel 1863. |
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Le chiese |
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Delle chiese presenti a Giulianova, in passato numerose, quella di
Santa Maria
a Mare è la più antica. Ubicata in una zona di grande valore archeologico e
sorta, come taluno sostiene, sui resti di un tempio pagano, la chiesa
romanica (sec. Xl-XIV), più volte trasformata e rifatta, è monumento
nazionale. La facciata, con il suo portale duecentesco finemente lavorato e
ricco di
raffigurazioni simboliche, è successivo all’impianto originario
dell’edificio. La sua prospettiva appare spezzata dall’attuale campanile a
vela, non originario ma costruito nei secoli scorsi in luogo della torre
campanaria mozzata, una volta recante campane del secolo XIV. L’ampio
interno, a due navate, presenta un giro di archi a tutto sesto poggiati su
pilastri e sostenuti da due massicce colonne a fabbrica. Restano tracce
delle opere di artisti risalenti al XII e XIII secolo. Particolarmente
importante è la chiesa madre dedicata a
San Flaviano, del 1478,
originariamente chiamata S. Maria in Platea (o in Piazza). Si tratta del
primo esempio di chiesa a base ottagona concepita nell’Abruzzo adriatico la
cui cupola, singolarmente audace, riprende l’esperienza brunelleschiana.
Secondo alcuni il progettista di quest’opera che per la sua originalità non
ha riscontri nella regione andrebbe individuato in Francesco di Giorgio
Martini. L’interno, privato a seguito dei restauri del 1948 di tutte le
decorazioni barocche, possiede ora sculture di
Venanzo Crocetti e Francesco
Coccia e lavori di oreficeria di scuola abruzzese, quasi tutti del XIV e XV
secolo, provenienti dalla scomparsa
Castel San Flaviano. Del 1566 è la
chiesa
di Sant'Antonio, già S. Francesco di Paola, una volta unita al convento dei
frati minori conventuali, demolito nel primissimo Novecento. L’interno
presenta caratteristiche del secolo XVIII, con ornamenti barocchi e
bassorilievi a stucco. Qui è la presenza di una interessante lapide di un
membro della famiglia patrizia de’ Bartolomei. Sempre nel centro storico, su
piazza Dante si affaccia la
chiesa della Misericordia, qui edificata nel
sec. XVI in ricordo di un’altra costruita nel vecchio borgo dopo la peste
del 1348, già sede di Confraternita, mentre all’incrocio di via della Rocca
con via Cavour si erge la negletta chiesa rinascimentale di
Santa Anna, con
altare in stile barocco purtroppo deteriorato. Al termine di viale dello
Splendore è il complesso del
Santuario Maria Ss. dello Splendore, le cui
origini si fanno risalire alla prima metà del XVI secolo a seguito di
un’apparizione miracolosa della Madonna. Già monastero Celestino, ora
convento dei PP. Cappuccini, nella chiesa, rifatta in questo secolo, si
conservano l’immagine della Madonna (sec. XV), forse proveniente da Santa Maria
in Platea, le statue di San Benedetto e Padre Celestino donate dagli Acquaviva
insieme con quattro quadri del Farelli ed uno di grandi dimensioni, molto
interessante, di scuola veneziana con bella cornice dorata. Imponente è la
Via crucis monumentale con gruppi bronzei realizzati dallo scultore Ubaldo
Ferretti. |
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Strutture culturali |
Non è affatto temerario parlare di
caso/fenomeno Ciulianova, poiché un sistema bibliotecario e museale
omogeneo, integrato e distribuito in così godibile maniera nel
tessuto di un
Centro Storico, come il modello giuliese, non trova
molti riscontri in Abruzzo. Quattro biblioteche (due pubbliche e due
private) e cinque musei (più o meno grandi), tracciano un percorso
culturale di prim’ordine. Di tale sistema, il perno - se non altro per istituzionalita' -
e' rappresentato dal Palazzo monumentale che il Prof.
Vincenzo Bindi
ha lasciato, alla sua morte, «per raggiungere il fine
dell’istituzione nella città natia di una
Biblioteca e di un
Gabinetto d’Arte, a giovamento ed utilità della gioventù giuliese».
La citazione, che troviamo in «Giulianova 1860» dello storico, Avv.
Riccardo Cerulli, è assolutamente pertinente dal momento che nel
Palazzo Bindi insistono, oggi, la Biblioteca e la Pinacoteca,
giustamente intitolate all’insigne studioso benefattore, che a buona
ragione costituiscono patrimoni culturali civici fra i più
interessanti e preziosi dell’intera Regione. La Biblioteca, che
attualmente consta di oltre 26.000 volumi, si è sviluppata dal
nucleo originario di 8 mila titoli e di circa 15 mila documenti
editi ed inediti fra manoscritti, lettere, appunti, autografi,
scritti di concepimento storiografico, letterario ed artistico, che
compongono il cosiddetto «fondo bindiano». Del patrimonio
bibliografico risultano tre incunaboli di particolare pregio, 37
cinquecentine, 56 volumi del Seicento, 174 del Settecento, 1994
dell’Ottocento che arricchiscono ulteriormente una potenzialità di
ricerca, di studio e di consultazione non ancora compiutamente
espressa, pur tuttavia di notevole utilità. I rinvenimenti, avvenuti nel 1999, dell’incunabolo De Arte Amandi e
di una lettera autografa di Giuseppe Garibaldi, di significato
storico e filatelico per l’incisione di due francobolli inglesi
molto appetiti dai collezionisti (Ten Pen e One Penny), sono riprova
non solo del dinamismo e della continua evoluzione del lavoro di
monitoraggio, ma innanzitutto delle possibilità di scoperte nelle
secrete del patrimonio bibliografico e documentario. La missiva di
Garibaldi si inserisce in un contesto di epistolario, tanto ricco
quanto non facilmente delineabile dal punto di vista filologico, che
il Prof. Bindi raccolse in eleganti album con copertine in pelle. In
questo incredibile e caleidoscopico microcosmo bindiano, spiccano
scritti, manoscritti, cartoline di personaggi illustrissimi quali
Manzoni, Leopardi, Dumas, Carducci, Deledda, Verga, i pontefici Pio
X e Benedetto XV, per ricordarne soltanto alcuni. Di non minore
levatura, se non addirittura maggiore, in virtù del suo valore
artistico ed ambientale, è la
Pinacoteca. Sita all’ultimo piano
dell’edificio, essa è dotata di 400 opere che abbracciano un periodo
dal 1600 al 1920. Per mere ragioni di spazio, ne sono esposte,
purtroppo, solamente 270. La raccolta, curata da Bindi nella sua
qualità sia di appassionato e di esperto dell’arte sia di genero di
Consalvo Carelli, uno dei più celebri ed oggi più riscoperti
esponenti del movimento pittorico napoletano dell’Ottocento, vanta
una gamma di quadri de
La Scuola di Posillipo di imprescindibile
riferimento in Italia. Le firme di Pitloo, Gigante, Fergola, oltre a quelle della dinastia
Carelli, sono alcune delle più conosciute ed apprezzate che ne
lustrano la prestigiosità. A tali nomi si affiancano, con sicura
dignità, i nostri Palizzi, Michetti, Celommi, Della Monica,
Pagliaccetti.
La suggestività artistica delle
opere, tuttavia, non sarebbe resa appieno senza l’amalga con il
fascino contestuale costituito dai locali antichi, dalle suppelletti,
dal mobilio e dalle ceramiche, di cui il visitatore può godere nella
Pinacoteca.
All’attività dell’istituzione
«Vincenzo Bindi» è collegato il resto del Polo Museale Civico come
invito ad una gradevole passeggiata nel Centro Storico di Giulianova.
La Casa Museo «Vincenzo Cermignani», in Via Piave, attigua al
Belvedere, espone l’insieme di opere, bozzetti e schizzi con le
varie testimonianze di vita da bohèmien del
pittore della luce (Giulianova
1902-1971), il quale fu a lungo esule politico in Francia per la sua
avversione al Fascismo. In
Piazza della Libertà, la
Cappella
Gentilizia «De Bartolomei» e la Sala «Raffaello Pagliaccetti» sono
tappe altrettanto obbligate dell’itinerario, in particolare per le
loro sculture, in alto e bassorilievo, del Pagliaccetti che fu
esponente di spicco del verismo fiorentino nella seconda metà
dell’Ottocento. Delle sue opere, nella bellissima piazza domina,
sovrano, il monumento a
Vittorio Emanuele II.
Il
Museo Archeologico, presso il Torrione medioevale Il Bianco
completa il percorso culturale civico.
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Il Libertì a Giulianova |
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Il liberty penetra a Giulianova nel
primo decennio del 900, col decollo turistico della città. Esempi
interessanti di questo nuovo gusto si hanno con la villa ex-De
Santis in viale dello Splendore a Giulianova alta, costruita tra il
1923 ed il 1928 su progetto del romano Achille Petrignani, ricca di
stucchi, di una bella vetrata policroma e di una splendida ringhiera
in ferro battuto opera del guardiese Felice Scioli, che forse apriva
nel settore le porte dell’art deco. A poca distanza la villa
Castelli, oggi Montano, realizzata nel 1909, oltre a caratterizzarsi
come il primo edificio della zona in cui vengono realizzati solai in
cemento armato, costituisce un’ottima espressione di quella
tipologia di chiara derivazione toscana, dato l’impiego della
torretta che conferisce particolare signorilità alla costruzione. Il
villino per Lorenzo Paris (oggi Costantini), prospiciente il
lungomare Zara al Lido, viene realizzato nel 1904 su progetto del
teramano Silvio Gambini, operante prevalentemente in ambiente
lombardo a contatto con architetti del calibro di Sommaruga e
Basile, ed esponente non trascurabile del modernismo italiano, Il
piccolo edificio presenta due volumi, corpo orizzontale e torre,
alleggeriti da una loggia sommitale, delimitata da una balaustra in
pietra bianca di Manoppello accuratamente lavorata, e da un portico,
con balaustrina traforata e sorretto da esili colonne in pietra, che
creano zone d’ombra sulle nitide superfici. Proprio in queste Forme
leggere e raffinate si riscontra la vera peculiarità dell’edificio.
Altre ville, in viale Orsini e sul lungomare nord, ed il grandioso
Kursaal, realizzato tra il 1911 ed il 1928, rendono Giulianova una
delle località abruzzesi in cui maggiormente ebbero modo di
manifestarsi gli attributi emergenti della nuova cultura. |
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Tradizioni |
Sono oltre quattrocento anni che Giulianova tributa, ogni 22 di
aprile, un culto profondo e sentito alla Madonna dello Splendore. Le
origini di questa festa, che è momento di identificazione religiosa
e civile, risalgono all’apparizione della Madonna
circonfusa da
intensissima luce, assisa su di un olivo, ad un vecchio contadino di
nome Bertolino, originario del vicino villaggio di Cologna, forse
nel primo Cinquecento. Le solenni celebrazioni liturgiche e le
grandiose manifestazioni legate all’evento
miracoloso, in
particolare i rinomati
concerti bandistici e la spettacolare
corsa
dei cavalli nel centro storico, erede delle contese dei «berberi »
rammentate dalle cronache dei secoli scorsi, richiamano ogni anno
migliaia di visitatori, facendo di questa una delle più importanti
manifestazioni
devozionali d’Abruzzo.
Se il culto alla Madonna dello
Splendore rimanda ad un contesto agricolo, quello alla Madonna del
Portosalvo indica il profondo legame con il mare. Questa festa
popolare si tiene tradizionalmente nella prima decade di agosto al
Lido e nella giornata di chiusura decine di imbarcazioni in gran
pavese seguono la motonave che trasporta la Madonna, protettrice dei
marinai e dei pescatori, percorrendo un ampio giro sul mare che
copre l’intero litorale di
Giulianova per fare poi ritorno al
porto,
dopo la celebrazione della messa all’aperto. Altra festa popolare è
la «Settimana dei Mare», organizzata in estate dalla
Associazione
Marinai d'Italia con l’intento di valorizzare la gastronomia locale
(famoso in tutta la regione, ma anche fuori, è il Brodetto alla giuliese) e gli aspetti storico-folkloristici legati alla marineria.
Altre manifestazioni meno tradizionali (presepio vivente nel centro
storico, concerto di fine anno, incontri culturali) contribuiscono a
vivacizzare la vita cittadina in ogni stagione.
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Enogastronomia |
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In Abruzzo, fin dai tempi antichi, esiste la
cosiddetta Guerra dei Brodetti nella quale il Brodetto
alla giuliese è il “contendente” del Brodetto alla vastese.
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Nel Brodetto Giuliese
la cottura viene fatta in due tempi: prima il pesce che richiede più
tempo (seppie, totani, calamari, ecc.), e poi quello dalla cottura
immediata (merluzzo sogliola, triglia, ecc.), tra gli ingredienti,
fa spiccco “il listello di peperone rosso dolce”.
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Per riportarci alle tradizionali prelibatezze,
si potrebbe parlare delle Panocchie Soffocate, l’antipasto
che i pescatori preparano sulle “Lancette”, le barche antesignane
degli attuali motopescherecci.
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Interessanti sono anche i mutamenti della cucina
marinara, ad esempio le mezze maniche con sugo di ragni,
ovvero granchi: fino ad alcuni anni fa, il pescatore che vedeva un
“ragno” sulla battigia lo schiacciava con il piede, convinto si
trattasse di un crostaceo inutile e portafortuna perché....si muove
all’indietro!
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Primi piatti:
spaghetti all’uso di Giulianova (rana
pescatrice, vongole e scampi sgusciati, seppioline, calamaretti
penne o mezze maniche al piccato; timballo di pesce; brodo di pesce;
maccheroni maremonti.
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Secondi piatti:
brodetto alla giuliese; brodetto al sugo di
ragni; triglie alla De Dominicis; marinara alla giuliese (triglie,
sogliole, coda di rospo, merluzzetto, vongole, calarnaro; sogliole
alla giuliese (con olive nere snocciolate); alici e sarde
“scottadito”; infornata di ortaggi ripieni (peperoni, zucchine,
pomodori, melanzane, patate, ecc...).
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Vini abruzzesi DOC:
Montepulciano d’Abruzzo (rosso); Cerasuolo (rosé);
Trebbiano bianco).
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Il Montepulciano è caratterizzato dal colore
rosso rubino intenso con lievi sfumature violacee: si abbina a
piatti di carni rosse, selvaggina e formaggi stagionati.
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Con una particolare tecnica di vinificazione,
dalle stesse uve del Montepulciano si ottiene un vino dal
caratteristico colore rosso ciliegia (cerasa), denominato perciò
“cerasuolo” dal gusto fresco e adatto a piatti con sugo leggero,
carni bianche, formaggi freschi e pesce azzurro.
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L'artigianato |
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L'artigianato giuliese ha conosciuto, nel corso
dei secoli, grandi splendori: basti ricordare la tradizione della
lavorazione del
corallo,
del
ferro battuto e dell’oreficeria.
Quest’ultima sopravvive tutt’oggi anche in ricercate “botteghe” di
giovani talentuosi ed appassionati.
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Le più prestigiose attività artigiane di
Giulianova rimangono la produzione del
Doppio Arancio,
- della famiglia Erminio Orsini - un liquore creato intorno alla
metà dell’Ottocento che si sposa benissimo con gelato e dessert, e
la produzione della
fisarmonica,
in particolare del “Ddu botte”, dovuta alla maestria della famiglia
della centenaria Ditta Armando Janni.
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I personaggi celebri |
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Nel corso dei secoli molti sono stati i personaggi celebri nati a Giulianova.
Tra i secoli XIII e XVI si impongono negli studi giuridici o in quelli
letterari e filosofici
Berardo di San Flaviano, giureconsulto caro a Roberto
d’Angiò, Taddeo di San Flaviano, anch’egli esperto di diritto e ufficiale
nella corte imperiale di Federico II, Teodoro di Giulianova, celebre Lettore
di filosofia presso l’Università di Bologna, e Sulpizio Acquaviva, dotto
canonista e latinista. Il Seicento è in gran parte signoreggiato da alcuni
esponenti della potente famiglia degli Acquaviva d’Aragona, con l’unica
eccezione rappresentata da
Giandomenico Rainaldi, nato nel 1628, Uditore a
Bologna ed avvocato celebratissimo a Roma nella seconda metà del XVII
secolo.
Degli Acquaviva letterati vanno ricordati gli scrittori Giosia III, Alberto
e, soprattutto,
Giovan Girolamo II (1663-1709), arcade ed eclettico studioso
di geografia, matematica e storia, ricordato dal Crescimbeni come uno dei
più interessanti rimatori del tempo. Pure membro dell’Arcadia fu
Stefano
Ferrante (1722- 1790), giusnaturalista, poeta dalla solidissima cultura,
melodrammista di fama e forse persino musicista. Ad Orazio Delfico, nato nel
1769, scienziato e geografo, si riconosce il merito di aver formulato la
prima ipotesi sulla tettonica e sulla stratigrafia del Gran Sasso, oltre ad
aver introdotto il genere della commedia nella letteratura regionale del
tempo. Importanti furono anche
Eusebio Caravelli (1781-1845), tra i primi a
diffondere l’omeopatia nell’Italia meridionale,
Angelo Antonio Cosmo de’
Bartolomei (1788-1862) e
Livio De Dominicis (1793-1856), entrambi storici ed
archeologi.
Raffaele Castorani (1819-1887) fu oculista famosissimo sia in
Italia che in Francia, mentre
Ignazio Cerio (1840-1821) fu stimato
paleontologo e naturalista. Apprezzato dal Lombroso e psichiatra di grido fu
Raffaele Roscioli (1861-19 16), mentre il violoncellista Gaetano Braga
(1829-1907) ebbe fama addirittura internazionale. Pure molto noti furono lo
storico
Vincenzo Bindi (1852-1928), l’artista
Raffaello Pagliaccetti
(1839-1900), caposcuola del Verismo nella seconda metà dell’800, e
Gaetano Capone-Braga (1889-1956), filosofo dall’amplissima e importante produzione.
Ed ancora
Venanzo Crocetti (Giulianova 1913 - Roma
2003) grande artista giuliese. Le sue opere, come Il Giovane Cavaliere
della Pace, opera completata nel 1989, e proprio nello stesso anno, in
concomitanza con il 45° anniversario del lancio della prima bomba atomica su
Hiroschima, la grande statua fu esposta al Palazzo dell’ONU, in seguito all’Ermitage
di San Pietroburgo, nella sede del Parlamento Europeo a Strasburgo, alla
Galleria d’Arte Contemporanea di Budapest e poi collocata definitivamente
sulle colline di Collignì a Ginevra. Pero' a detta di molti, l’opera che gli
dà più lustro e comunque l’ha reso noto al mondo intero è la Porta dei
Sacramenti della Basilica di San Pietro per la quale lavorò quindici
anni e che venne inaugurata nel 1966 da Papa Paolo VI. |
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Testi di:
Sandro
Galantini e
Ludovico Raimondi |
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