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Giulianova (Te) Abruzzo  -Italy
 
Il Gonfalone della Citta' di Giulianova
Il Gonfalone del Comune di Giulianova
 
Mosaico in pietra raffigurante il Cavaliere Giulioantonio Acquaviva, fondatore della Citta' di Giulianova
 
Il Duca Giulio Antonio Acquaviva, riconquistando San Flaviano, decise di trasferire la popolazione in un luogo più sicuro, lontano dagli attacchi dei pirati Saraceni a dalla malaria, sulla collina più vicina. Fece costruire una città che dal suo nome si chiamò Gulia ed essendo completamente nuova, divenne Gulia Nova, ossia Giulianova, come è chiamata oggi.
(fondatore di Giulia)
 
In Via Del Popolo, già Campo delle Fiere, si puo' scorgere l’antico perimetro delle mura della città, di cui restano solo alcuni ruderi all’interno delle case e dei cortili. Degli otto torrioni ne restano quattro, posti agli angoli dei quadrilatero formato dalle antiche mura. A sinistra del viale, dopo un brevissimo tratto di strada, si può vedere il torrione dell’angolo nord-est circondato esternamente da costruzioni, l’unico che conservi, all’interno, la volta a cupola. Sulla stessa linea, più a sud, si trovano resti del torrione sud-est visibile da chi sale dal lido. A destra del Viale dello Splendore si risale via Giuliantonio Acquaviva al termine della quale è situato il bastione detto “Il Bianco”, oggi adibito a Museo archeologico con importanti reperti di Castrum Novum, che aveva conservato fino a pochi decenni fa la sua struttura originaria, la quale fu poi alterata, rimuovendo i contrafforti, la cinta merlata la volta a cupola interna e così fu resa simile a quella degli altri torrioni precedentemente manomessi.
Giulianova nel XVI secolo
 
In Via Annunziata, angolo SS16, si può ammirare la chiesa di S. Maria a Mare. Monumento architettonico elevato nell’alto Medio-Evo, in seguito trasformato e rifatto. All’interno restano tracce dell’opera di artisti del XII e XIII secolo, mentre la sua facciata, con il suo portale finemente istoriato, appartiene alla fine del XIII secolo o ai primi del XIV. L’interno è ampio, a due navate, con un giro grandioso di archi a tutto sesto poggiati su pilastri e sostenuti da due massicce colonne a fabrica, di forma circolare l’una, quadrata l’altra, sostituite, probabilmente, a quelle primitive. Degna di nota è la facciata con il suo importante portale. La facciata di stile architettonico semplice e quasi nudo, è costruita tutta a mattoni e nessuna decorazione o contorno testimonia l’intera suddivisione in navate. La facciata termina a sesto leggermente acuto come le finestre della parte laterale dell’edificio. La cornice che orna la facciata è configurata da piccoli archetti. Il portale è formato da un largo archivolto a tutto sesto, composto da più archi semicircolari concentrici finemente intagliati a fiori, frutta, foglie, rosoni intrecciati ad animali ed uccelli. Essi poggiano su due leoni, uno dei quali tiene fra i denti una serpe, simbolo delle eresie, delle persecuzioni che afflissero fin dai primi anni la Chiesa, di cui il leone rappresenta la forza e la potenza; l’altro custodisce fra i suoi artigli il libro santo dei Vangeli, I leoni sono sostenuti da colonne con capitelli scolpiti; due leoni formavano la base di questo gruppo di colonne. Sotto l’arco principale in 18 quadretti sono rappresentate le figure simboliche di concetti cristiani. Sul massiccio architrave è poggiata una scultura rappresentante la Vergine con Gesù Bambino benedicente.
Portale della Chiesa di  S. Maria a Mare
 
Questo augusto e magnifico Tempio sorge di fronte al Palazzo dei Conti Acquaviva, su un’ampia piazza: è un ragguardevole monumento dell'arte nelle nostre province, e certamente una delle opere architettoniche più maestose, originali e singolarmente audaci del secolo XV negli Abruzzi. La sua forma, infatti, non trova riscontro nella nostra regione: sopra un massiccio basamento ottagonale si elevano le robuste mura a mattoni, terminate a merli e feritoie, che, a guisa di fregio, girano intorno; su di un coronamento, del pari ottagonale, dalle ampie finestre con semplice cornice, l’artista realizzò la vasta cupola, senza servirsi della interna armatura, con singolare ardimento, in quei tempi sconosciuto, quando non ancora il genio sublime di Michelangelo aveva operato il prodigio di alzare in Roma un «Nuovo Olimpo a’ celesti». La cupola, sormontata da lanternino con una croce metallica all’apice, parimenti ottagonale, diviso in ogni lato da finestre, era tutta rivestita di mattonelle a smalto di colore azzurro, che, illuminate dai raggi del sole, splendevano nell'Adriatico, quasi faro luminoso ai piu lontani naviganti e ad essi foriero di speranza, di sicurezza e di pace.
La cupola del Duomo di San Flaviano
 
Il Santuario sorge a Giulianova (Teramo), una cittadina con una storia millenaria, al confine con le Marche, dalle origini antiche (Castrum, 264 a. C.), che si stende parte in pianura e parte in collina, ma che si è sviluppata soprattutto tra il 1400-1500, quando «splendidissimo fu il commercio. Nel nostro litorale col risorgere del Comune erano risorti tre porti in luoghi diversi dagli antichi. Quelli del Salino maggiore, di Cerrano e di San Flaviano, il più importante fra tutti»
Santuario Madonna dello Splendore
 
Sul lato sud di Piazza della Libertà, a Giulianova Paese, sorge una elegante cappella gentilizia, eseguita su disegno del compianto architetto Lupi di Teramo. Dopo uno stretto vestibolo si accede nella piccola aula coperta da una cupola che termina con una bassa lanterna. Dietro l’altare sono ancora presenti alcuni gradini dell’antico accesso posteriore della cappella.
Cappella de' Bartolomei
 
Il patrimonio artistico della Pinacoteca Civica è distribuito in sei sale dell’appartamento all’ultimo piano del palazzo monumentale lasciato in eredità al Comune dallo storico giuliese Vincenzo Bindi, al quale l’istituzione è intitolata. Altre opere sono provvisoriamente esposte in alcune stanze della Biblioteca Civica, sita al piano inferiore, che conserva pregiati testi inerenti la scuola artistica napoletana e la cultura abruzzese.
Sala "A" della Pinacoteca Vincenzo Bindi
 
Vincenzo Bindi, nasce a Giulianova il 21 Gennaio 1852. Storico ed Umanista, studia Giurisprudenza a Napoli, seguendo anche i corsi di Letteratura e Filosofia alla Scuola Normale Superiore. Giovanissimo viene nominato Professore di Storia e Geografia al Liceo “Pier delle Vigne” di Capua. Per motivi professionali, nel 1885 fu mandato dal Ministero della Pubblica Istruzione a Parigi, e in seguito in Germania per lo studio delle opere di oreficeria nei musei tedeschi.
Il Professore Vincenzo Bindi
 
Vincenzo Bindi, con un lascito del 3 ottobre 1927, ha donato alla città di Giulianova la sua Pinacoteca. Nelle prime pagine del legato testamentario, egli cataloga 371 opere, appartenenti ad un periodo estesissimo, compreso tra il 1600 e il 1920; con particolare riferimento ad un periodo esaltante per la storia dell'arte napoletana, compreso tra il 182O e il 1870, del quale ha collezionato opere di quasi tutti gli artisti appartenenti alla famosa “Scuola di Posillipo”.
Olio su tela "Ruderi con affreschi"
dipinto esposto nella Pinacoteca Civica del Comune di Giulianova
 
La particolarità e l’unitarietà dei tre secoli di storia dell'arte sono dati da due elementi ben precisi: il primo è che per la maggior parte le opere cedute appartengono ad artisti meridionali, formatosi a Napoli, o che hanno avuto stretti rapporti culturali con queste città; il secondo è che fondamentalmente tutte le opere e gli studi riconducono ad una pittura dal vero, sia per quanto riguarda il paesaggio, sia per le opere di genere o i ritratti.
Olio su tela "Contadina"
di Consalvo Carelli
 
Dal 1877 al 1900 Francesco Paolo Michetti realizzò la sua opera migliore produzione artistica, ma all'inizio del secolo si ritirò dalla pittura ufficiale per stabilirsi nel suo conventino a Francavilla a Mare.
Ragazzo - olio su tela
di F.P.Michetti
 
Il liberty penetra a Giulianova nel primo decennio del 900, col decollo turistico della città. Esempi interessanti di questo nuovo gusto si hanno con la villa ex-De Santis in viale dello Splendore a Giulianova alta, costruita tra il 1923 ed il 1928 su progetto del romano Achille Petrignani, ricca di stucchi, di una bella vetrata policroma e di una splendida ringhiera in ferro battuto opera del guardiese Felice Scioli, che forse apriva nel settore le porte dell’art deco.
Villa Montano
 
Il villino per Lorenzo Paris (oggi Costantini), prospiciente il lungomare Zara al Lido, viene realizzato nel 1904 su progetto del teramano Silvio Gambini, operante prevalentemente in ambiente lombardo a contatto con architetti del calibro di Sommaruga e Basile, ed esponente non trascurabile del modernismo italiano, Il piccolo edificio presenta due volumi, corpo orizzontale e torre, alleggeriti da una loggia sommitale, delimitata da una balaustra in pietra bianca di Manoppello accuratamente lavorata, e da un portico, con balaustrina traforata e sorretto da esili colonne in pietra, che creano zone d’ombra sulle nitide superfici. Proprio in queste Forme leggere e raffinate si riscontra la vera peculiarità dell’edificio. Altre ville, in viale Orsini e sul lungomare nord, ed il grandioso Kursaal, realizzato tra il 1911 ed il 1928, rendono Giulianova una delle località abruzzesi in cui maggiormente ebbero modo di manifestarsi gli attributi emergenti della nuova cultura.
Villa Costantini
 
 Viale dello Splendore che porta ad un santuario eretto, secondo la tradizione, nel 1557 sul luogo dove apparve la Vergine ad un contadino, basandosi su una cronaca dell’abate Capullo. In alcuni documenti relativi alle cerimonie dei monaci Celestini, che per primi fondarono il convento, del 1547 e del 1552 viene già menzionato il monastero di S. Maria dello Splendore, pertanto questi documenti attesterebbero la preesistenza del monastero e della chiesa all’apparizione. Presso l’annesso convento esiste un quadro della scuola del Veronese, dono degli Acquaviva. La statua in legno dorata e dipinta della Madonna che si trova sull’altare maggiore, è, secondo alcuni antecedente al Santuario stesso. Nello stesso convento è ospitato l’interessante Museo d’arte contemporanea dello Splendore (MAS) e la biblioteca Padre Candido Donatelli.
a Giulianova Alta
 
La Vergine, Madre di Dio, secondo la tradizione, appare ad un umile taglialegna di nome Bertoldino, sopra un olmo, circondata da abbagliante splendore, sulla collina circostante Giulianova. L’avvenimento viene registrato in una Cronaca che, il P. Priore Pietro Capullo di Aquila, scrive a più riprese dal 1657 al 1674, come asserisce il Palma nella sua "Storia Aprutina". I Giuliesi ogni anno, il 22 aprile, solennizzano l'anniversario dell'apparizione con grandi festeggiamenti in onore della "Madonna dello Splendore".
a Giulianova Lido
 
Di famiglia modesta, stava per essere avviato alla carriera ecclesiastica sin da fanciullo, quando la Duchessa d’Atri Giulia Colonna, notate in lui delle spiccate attitudini musicali, lo aiutò a superare le difficoltà familiari, che gli impedivano il trasferimento a Napoli presso il Conservatorio S. Pietro a Maiella. Qui fu ammesso, primo tra tutti i candidati, nella classe di canto; ma, rimasto affascinato dal suono del violoncello del compagno di collegio Laboccetta, prese di nascosto delle lezioni da lui. Il direttore Mercadante, scopertolo a suonare in orchestra, e sorpreso dalla sua bravura, fece subito costruire per lui un violoncello dal liutaio Gagliano, e affidò Braga al maestro Ciaudelli, allievo a sua volta di Paganini (il quale suonava anche il violoncello) e di Vincenzo Fenzi, il cui figlio Scipione, nel 1870 divenne docente al Conservatorio di Mosca, sorto solo da pochi anni. Braga debuttò a Napoli all’età di 14 anni e dopo una tournée in varie città italiane (Firenze, Bologna, Trieste…), si fermò a Vienna, dove prese parte al celebre quartetto di Mayseder. Si recò, poi, a Parigi, dove suonò con Bizet, Rubistein, Saint-Säens, Debussy, Gounod, con i migliori pianisti (List, Thalberg, Sgambati, Martucci, Lubech, Prudent, Fumagalli, Stanzieri, Goria, Ravina), violinisti (Sivori, Pinto, Alard, Vieux-Temps) e col celebre contrabbassista Bottesini. A Parigi conobbe, inoltre, Gounod (partecipò alla prima esecuzione assoluta della celebre Ave Maria), Halevy, Auber, Meyerbeer, Massenet, Verdi, e divenne intimo amico di Rossini, che compose per lui Une larme; entrò nella cerchia dei migliori artisti di Parigi (Dorè, Delacroix, Dumas, Boldini …).
Gaetano Braga
 
Raffaele (Raffaello) Pagliaccetti nasce a Giulianova il 31 ottobre 1839, da Andrea, piccolo commerciante, e Chiara Trifoni. Negli anni tra il 1849 e il 1850 il pittore giuliese Flaviano Bucci e la moglie Laura impartiscono lezioni di disegno al ragazzo che già in tenerissima età aveva evidenziato una certa inclinazione per l’arte. A seguito delle ripetute pressioni esercitate dai coniugi Bucci e da altre personalità, tra cui il conte di Castellana e l’ingegner Gaetano Dé Bartolomei, sulla famiglia Pagliaccetti, nel 1857 il giovane Raffaele viene finalmente mandato a Roma per frequentare l’Accademia di Francia e successivamente quella di San Luca.
Raffaello Pagliaccetti
 
 Ignazio Cerio nasce a Giulianova il 28 febbraio 1840 da Pasquale e dalla diciottenne Raffaella Fossi. Pasquale Cerio era a Giulianova almeno dal 1838 come agente di dogana; probabilmente in quello stesso anno viene liberato da Ponza dove aveva scontato una ingiusta pena: tredici anni perché sospettato di idee libertarie. Finora sappiamo poco sugli anni fino al 1860 quando troviamo Ignazio laureato in medicina all’Università di Napoli ed avviato alla carriera militare. Gli anni tra il 1860 e il 1868, quando fu assegnato al Presidio di Capri, lo vedono ufficiale medico a Torino, Piacenza e Pisa e più lungamente a Milisimeri e Cefalù, in Sicilia. In questi stessi anni si distinse come soldato in imprese coraggiose in difesa dell’ideale risorgimentale. Dal 1868 si stabilisce a Capri dove rimarrà fino alla morte il 1° maggio 1921.
Igniazio Cerio
 
Compie i primi studi classici nel seminario di Penne e nel Real Collegio di Teramo, per poi frequentare i corsi del Tommasi all'università di Napoli dove si laurea in Medicina e Chirurgia. Uomo generosamente attivo sui duplici versanti scientifico e politico lo porta nel 1850 va a Parigi, dove studia ostetricia ed oftalmoiatria, nella clinica di Desmares.
Raffaele Castorani
 
Vincenzo Bindi, nasce a Giulianova il 21 Gennaio 1852. Storico ed Umanista, studia Giurisprudenza a Napoli, seguendo anche i corsi di Letteratura e Filosofia alla Scuola Normale Superiore.
Vincenzo Bindi
 
Fortunato Bellonzi sostiene che l’arte di Venanzo Crocetti appartiene alla linea della maggiore scultura italiana. Essa è pensosa del destino dell’uomo, partecipe delle nostre inquietudini. La sua è un’arte che potremmo definire “classica” per la completezza formale, che può anche misurarsi di proposito con gli antichi, non già nel desiderio della emulazione, ma nella necessità di confronto, affinché l’immagine plastica, mentre è dentro il tempo nostro, lo travalichi per guadagnare una densità umana più vera e più salda.
Venanzo Crocetti
 
 

GIULIANOVA

 
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Prende il nome dal suo fondatore, Giuliantonio Acquaviva, che ne iniziò l’edificazione nel 1472 circa. Le sue origini risalgono all'antica Castrum Novum, colonia romana importante per l'attività commerciale.

 
à Superficie

Il suo territorio si estende per circa 27 Kmq., tra i confini naturali formati dal torrente Salinello, a Nord, e dal fiume Tordino, a Sud. Ad Ovest confina con il Comune di Mosciano S.Angelo; a Sud col Comune di Roseto degli Abruzzi; a Nord con quello di Tortoreto; ad Est col Mare Adriatico. Il Centro Storico, edificato su un’amena collina, ed il moderno Lido, cresciuto armoniosamente negli ultimi quaranta anni, si affacciano sul Mare Adriatico, di cui godono le bellezze ed il benefico clima.

 
à Popolazione
Residenti: Giulianova, a Settembre 2009, contava  circa 23.471 abitanti.
 
à Economia

Giulianova ha una naturale vocazione turistica ed è meta di coloro che vogliono godere momenti di riposo e di salutare soggiorno marino. La sua economia, una volta basata sulla pesca e sull’agricoltura, oggi è prevalentemente centrata sul turismo e su tutto il sistema di indotto creatosi successivamente.

E’ sede di "IAT" Informazione Accoglienza Turistica. (Tel.: 085.8003013)

Al mare, tuttavia, è ancora legata una qualificata attività di pesca ed un’importante commercializzazione di prodotti ittici.

Il Porto di Giulianova, la flotta peschereccia e il Mercato Ittico, rappresentano, infatti, un importante momento economico della città, che contrassegna anche la tradizione gastronomica locale (famoso è il brodetto, ottenuto assolutamente con pesce del Mare Adriatico).

Oltre a queste attività vi è un terziario qualificato ed avanzato, ed un sistema di piccole aziende manifatturiere, che operano nel settore dell’abbigliamento.

 
à La storia

Le origini di Giulianova sono remote. Nel III secolo a.C. i Romani impiantano alla foce del fiume Tordino, probabilmente nello stesso luogo occupato da una città picena, una nuova colonia marittima chiamata Castrum Novun. Città potente e fortificata, oltre che importante porto commerciale del Pretuzio e nodo stradale, Castrum Novum nel Medio Evo mutò il suo nome in Castel San Flaviano, in onore del Santo patriarca di Costantinopoli le cui spoglie, secondo una suggestiva leggenda, approdarono miracolosamente sulle nostre coste in un anno ignoto ma comunque anteriore al Mille. Vera o infondata questa storia, è sicuro invece che il tempio dedicato al Santo, d’arte bizantina prima e romanica poi, ebbe larga rinomanza per tutto il Medio Evo, così come non poca importanza doveva avere questa nuova città, dotata di ospedale e con un porto che torna a funzionare di buona lena, ricca di possedimenti terrieri e dove sembra, sulla scorta di alcune recenti indagini storiche, avesse sede un episcopio precedente a quello aprutino, esistito fino all’età carolingia, almeno nei primi decenni del IX secolo. La città medievale nel 1382 passata con tutto il suo vasto territorio dal regio dominio ad Antonio Acquaviva, che qui innalza il palazzo comitale facendone la residenza principale, e poi da questi allo sfortunato figlio Giosia, verrà distrutta pressoché interamente intorno al 1460, durante la sanguinosa battaglia del Tordino combattuta il 27 luglio di quell’anno fra le truppe di Federico da Montefeltro e Alessandro Sforza da una parte, e quelle di Jacopo Piccinino e Bosio Santofiore dall’altra. Da qui la decisione di edificare un decennio più tardi, su una eminenza collinare a settentrione, quindi in un luogo senz’altro più difendibile, una nuova città, chiamata Giulia dal nome del suo fondatore Giuliantonio Acquaviva. Le soluzioni davvero interessanti, per non dire geniali, utilizzate dal progettista hanno indotto più di uno studioso a formulare varie ipotesi sulla sua identità. La tesi oggi prevalente, dopo una iniziale attribuzione del progetto a Baccio Pontelli, individua in una delle menti più brillanti del secondo Quattrocento, il senese Francesco di Giorgio Martini, l’autore del piano di fondazione di Giulianova. La prepotente originalità che permea l’abitato sottende un raffinato linguaggio matematico-proporzionale, oltre a complessi significati politico-militari e civili, tanto da rendere la città un’esperienza progettuale autonoma e peculiare. Per molti secoli la cittadella rinascimentale, stretta nel munitissimo quadrilatero con la sua chiara organizzazione sociopolitica degli spazi, rimarrà sostanzialmente integra, nonostante ripetuti saccheggi ed aggressioni. Solo negli anni settanta-ottanta dell’Ottocento, sotto la vivace spinta demografica ed in virtù di un generale miglioramento economico, la vita inizierà a debordare fuori delle mura. Della espansione dl urbana ottocentesca costituiscono testimonianza, oltre agli edifici presenti sul corso - alcuni dei quali tuttavia incorporano parti più antiche, persino del 500 -, il nuovo nodo rappresentato dall’attuale piazza della Libertà, signoreggiata dal monumento a Vittorio Emanuele II dello scultore verista giuliese Raffaele Pagliaccetti, inaugurato nel 1894, la Cappella gentilizia de’ Bartolomei, sorta nel 1876, ed il pressoché coevo portico omonimo a questa giustapposto. In questo stesso periodo inizia la espansione urbana sul litorale, grazie alla presenza della ferrovia entrata in funzione nel 1863.

 
à Le chiese

Delle chiese presenti a Giulianova, in passato numerose, quella di Santa Maria a Mare è la più antica. Ubicata in una zona di grande valore archeologico e sorta, come taluno sostiene, sui resti di un tempio pagano, la chiesa romanica (sec. Xl-XIV), più volte trasformata e rifatta, è monumento nazionale. La facciata, con il suo portale duecentesco finemente lavorato e ricco di raffigurazioni simboliche, è successivo all’impianto originario dell’edificio. La sua prospettiva appare spezzata dall’attuale campanile a vela, non originario ma costruito nei secoli scorsi in luogo della torre campanaria mozzata, una volta recante campane del secolo XIV. L’ampio interno, a due navate, presenta un giro di archi a tutto sesto poggiati su pilastri e sostenuti da due massicce colonne a fabbrica. Restano tracce delle opere di artisti risalenti al XII e XIII secolo. Particolarmente importante è la chiesa madre dedicata a San Flaviano, del 1478, originariamente chiamata S. Maria in Platea (o in Piazza). Si tratta del primo esempio di chiesa a base ottagona concepita nell’Abruzzo adriatico la cui cupola, singolarmente audace, riprende l’esperienza brunelleschiana. Secondo alcuni il progettista di quest’opera che per la sua originalità non ha riscontri nella regione andrebbe individuato in Francesco di Giorgio Martini. L’interno, privato a seguito dei restauri del 1948 di tutte le decorazioni barocche, possiede ora sculture di Venanzo Crocetti e Francesco Coccia e lavori di oreficeria di scuola  abruzzese, quasi tutti del XIV e XV secolo, provenienti dalla scomparsa Castel San Flaviano. Del 1566 è la chiesa di Sant'Antonio, già S. Francesco di Paola, una volta unita al convento dei frati minori conventuali, demolito nel primissimo Novecento. L’interno presenta caratteristiche del secolo XVIII, con ornamenti barocchi e bassorilievi a stucco. Qui è la presenza di una interessante lapide di un membro della famiglia patrizia de’ Bartolomei. Sempre nel centro storico, su piazza Dante si affaccia la chiesa della Misericordia, qui edificata nel sec. XVI in ricordo di un’altra costruita nel vecchio borgo dopo la peste del 1348, già sede di Confraternita, mentre all’incrocio di via della Rocca con via Cavour si erge la negletta chiesa rinascimentale di Santa Anna, con altare in stile barocco purtroppo deteriorato. Al termine di viale dello Splendore è il complesso del Santuario Maria Ss. dello Splendore, le cui origini si fanno risalire alla  prima metà del XVI secolo a seguito di un’apparizione miracolosa della Madonna. Già monastero Celestino, ora convento dei PP. Cappuccini, nella chiesa, rifatta in questo secolo, si conservano l’immagine della Madonna (sec. XV), forse proveniente da Santa Maria in Platea, le statue di San Benedetto e Padre Celestino donate dagli Acquaviva insieme con quattro quadri del Farelli ed uno di grandi dimensioni, molto interessante, di scuola veneziana con bella cornice dorata. Imponente è la Via crucis monumentale con gruppi bronzei realizzati dallo scultore Ubaldo Ferretti.

 
à Strutture culturali
Non è affatto temerario parlare di caso/fenomeno Ciulianova, poiché un sistema bibliotecario e museale omogeneo, integrato e distribuito in così godibile maniera nel tessuto di un Centro Storico, come il modello giuliese, non trova molti riscontri in Abruzzo. Quattro biblioteche (due pubbliche e due private) e cinque musei (più o meno grandi), tracciano un percorso culturale di prim’ordine.
Di tale sistema, il perno - se non altro per istituzionalita' - e' rappresentato dal Palazzo monumentale che il Prof. Vincenzo Bindi ha lasciato, alla sua morte, «per raggiungere il fine dell’istituzione nella città natia di una Biblioteca e di un Gabinetto d’Arte, a giovamento ed utilità della gioventù giuliese». La citazione, che troviamo in «Giulianova 1860» dello storico, Avv. Riccardo Cerulli, è assolutamente pertinente dal momento che nel Palazzo Bindi insistono, oggi, la Biblioteca e la Pinacoteca, giustamente intitolate all’insigne studioso benefattore, che a buona ragione costituiscono patrimoni culturali civici fra i più interessanti e preziosi dell’intera Regione. La Biblioteca, che attualmente consta di oltre 26.000 volumi, si è sviluppata dal nucleo originario di 8 mila titoli e di circa 15 mila documenti editi ed inediti fra manoscritti, lettere, appunti, autografi, scritti di concepimento storiografico, letterario ed artistico, che compongono il cosiddetto «fondo bindiano». Del patrimonio bibliografico risultano tre incunaboli di particolare pregio, 37 cinquecentine, 56 volumi del Seicento, 174 del Settecento, 1994 dell’Ottocento che arricchiscono ulteriormente una potenzialità di ricerca, di studio e di consultazione non ancora compiutamente espressa, pur tuttavia di notevole utilità.
I rinvenimenti, avvenuti nel 1999, dell’incunabolo De Arte Amandi e di una lettera autografa di Giuseppe Garibaldi, di significato storico e filatelico per l’incisione di due francobolli inglesi molto appetiti dai collezionisti (Ten Pen e One Penny), sono riprova non solo del dinamismo e della continua evoluzione del lavoro di monitoraggio, ma innanzitutto delle possibilità di scoperte nelle secrete del patrimonio bibliografico e documentario. La missiva di Garibaldi si inserisce in un contesto di epistolario, tanto ricco quanto non facilmente delineabile dal punto di vista filologico, che il Prof. Bindi raccolse in eleganti album con copertine in pelle. In questo incredibile e caleidoscopico microcosmo bindiano, spiccano scritti, manoscritti, cartoline di personaggi illustrissimi quali Manzoni, Leopardi, Dumas, Carducci, Deledda, Verga, i pontefici Pio X e Benedetto XV, per ricordarne soltanto alcuni. Di non minore levatura, se non addirittura maggiore, in virtù del suo valore artistico ed ambientale, è la Pinacoteca. Sita all’ultimo piano dell’edificio, essa è dotata di 400 opere che abbracciano un periodo dal 1600 al 1920. Per mere ragioni di spazio, ne sono esposte, purtroppo, solamente 270. La raccolta, curata da Bindi nella sua qualità sia di appassionato e di esperto dell’arte sia di genero di Consalvo Carelli, uno dei più celebri ed oggi più riscoperti esponenti del movimento pittorico napoletano dell’Ottocento, vanta una gamma di quadri de La Scuola di Posillipo di imprescindibile riferimento in Italia.
Le firme di Pitloo, Gigante, Fergola, oltre a quelle della dinastia Carelli, sono alcune delle più conosciute ed apprezzate che ne lustrano la prestigiosità. A tali nomi si affiancano, con sicura dignità, i nostri Palizzi, Michetti, Celommi, Della Monica, Pagliaccetti.
La suggestività artistica delle opere, tuttavia, non sarebbe resa appieno senza l’amalga con il fascino contestuale costituito dai locali antichi, dalle suppelletti, dal mobilio e dalle ceramiche, di cui il visitatore può godere nella Pinacoteca.
All’attività dell’istituzione «Vincenzo Bindi» è collegato il resto del Polo Museale Civico come invito ad una gradevole passeggiata nel Centro Storico di Giulianova. La Casa Museo «Vincenzo Cermignani», in Via Piave, attigua al Belvedere, espone l’insieme di opere, bozzetti e schizzi con le varie testimonianze di vita da bohèmien del pittore della luce (Giulianova 1902-1971), il quale fu a lungo esule politico in Francia per la sua avversione al Fascismo. In Piazza della Libertà, la Cappella Gentilizia «De Bartolomei» e la Sala «Raffaello Pagliaccetti» sono tappe altrettanto obbligate dell’itinerario, in particolare per le loro sculture, in alto e bassorilievo, del Pagliaccetti che fu esponente di spicco del verismo fiorentino nella seconda metà dell’Ottocento. Delle sue opere, nella bellissima piazza domina, sovrano, il monumento a Vittorio Emanuele II.
Il Museo Archeologico, presso il Torrione medioevale Il Bianco completa il percorso culturale civico.
 
à Il Libertì a Giulianova

Il liberty penetra a Giulianova nel primo decennio del 900, col decollo turistico della città. Esempi interessanti di questo nuovo gusto si hanno con la villa ex-De Santis in viale dello Splendore a Giulianova alta, costruita tra il 1923 ed il 1928 su progetto del romano Achille Petrignani, ricca di stucchi, di una bella vetrata policroma e di una splendida ringhiera in ferro battuto opera del guardiese Felice Scioli, che forse apriva nel settore le porte dell’art deco. A poca distanza la villa Castelli, oggi Montano, realizzata nel 1909, oltre a caratterizzarsi come il primo edificio della zona in cui vengono realizzati solai in cemento armato, costituisce un’ottima espressione di quella tipologia di chiara derivazione toscana, dato l’impiego della torretta che conferisce particolare signorilità alla costruzione. Il villino per Lorenzo Paris (oggi Costantini), prospiciente il lungomare Zara al Lido, viene realizzato nel 1904 su progetto del teramano Silvio Gambini, operante prevalentemente in ambiente lombardo a contatto con architetti del calibro di Sommaruga e Basile, ed esponente non trascurabile del modernismo italiano, Il piccolo edificio presenta due volumi, corpo orizzontale e torre, alleggeriti da una loggia sommitale, delimitata da una balaustra in pietra bianca di Manoppello accuratamente lavorata, e da un portico, con balaustrina traforata e sorretto da esili colonne in pietra, che creano zone d’ombra sulle nitide superfici. Proprio in queste Forme leggere e raffinate si riscontra la vera peculiarità dell’edificio. Altre ville, in viale Orsini e sul lungomare nord, ed il grandioso Kursaal, realizzato tra il 1911 ed il 1928, rendono Giulianova una delle località abruzzesi in cui maggiormente ebbero modo di manifestarsi gli attributi emergenti della nuova cultura.

 
à Tradizioni
Sono oltre quattrocento anni che Giulianova tributa, ogni 22 di aprile, un culto profondo e sentito alla Madonna dello Splendore. Le origini di questa festa, che è momento di identificazione religiosa e civile, risalgono all’apparizione della Madonna circonfusa da intensissima luce, assisa su di un olivo, ad un vecchio contadino di nome Bertolino, originario del vicino villaggio di Cologna, forse nel primo Cinquecento. Le solenni celebrazioni liturgiche e le grandiose manifestazioni legate all’evento miracoloso, in particolare i rinomati concerti bandistici e la spettacolare corsa dei cavalli nel centro storico, erede delle contese dei «berberi » rammentate dalle cronache dei secoli scorsi, richiamano ogni anno migliaia di visitatori, facendo di questa una delle più importanti manifestazioni devozionali d’Abruzzo.
Se il culto alla Madonna dello Splendore rimanda ad un contesto agricolo, quello alla Madonna del Portosalvo indica il profondo legame con il mare. Questa festa popolare si tiene tradizionalmente nella prima decade di agosto al Lido e nella giornata di chiusura decine di imbarcazioni in gran pavese seguono la motonave che trasporta la Madonna, protettrice dei marinai e dei pescatori, percorrendo un ampio giro sul mare che copre l’intero litorale di Giulianova per fare poi ritorno al porto, dopo la celebrazione della messa all’aperto. Altra festa popolare è la «Settimana dei Mare», organizzata in estate dalla Associazione Marinai d'Italia con l’intento di valorizzare la gastronomia locale (famoso in tutta la regione, ma anche fuori, è il Brodetto alla giuliese) e gli aspetti storico-folkloristici legati alla marineria. Altre manifestazioni meno tradizionali (presepio vivente nel centro storico, concerto di fine anno, incontri culturali) contribuiscono a vivacizzare la vita cittadina in ogni stagione.
 
à Enogastronomia
In Abruzzo, fin dai tempi antichi, esiste la cosiddetta Guerra dei Brodetti nella quale il Brodetto alla giuliese è il “contendente” del Brodetto alla vastese.
Nel Brodetto Giuliese la cottura viene fatta in due tempi: prima il pesce che richiede più tempo (seppie, totani, calamari, ecc.), e poi quello dalla cottura immediata (merluzzo sogliola, triglia, ecc.), tra gli ingredienti, fa spiccco “il listello di peperone rosso dolce”.
Per riportarci alle tradizionali prelibatezze, si potrebbe parlare delle Panocchie Soffocate, l’antipasto che i pescatori preparano sulle “Lancette”, le barche antesignane degli attuali motopescherecci.
Interessanti sono anche i mutamenti della cucina marinara, ad esempio le mezze maniche con sugo di ragni, ovvero granchi: fino ad alcuni anni fa, il pescatore che vedeva un “ragno” sulla battigia lo schiacciava con il piede, convinto si trattasse di un crostaceo inutile e portafortuna perché....si muove all’indietro!
Primi piatti: spaghetti all’uso di Giulianova (rana pescatrice, vongole e scampi sgusciati, seppioline, calamaretti penne o mezze maniche al piccato; timballo di pesce; brodo di pesce; maccheroni maremonti.
Secondi piatti: brodetto alla giuliese; brodetto al sugo di ragni; triglie alla De Dominicis; marinara alla giuliese (triglie, sogliole, coda di rospo, merluzzetto, vongole, calarnaro; sogliole alla giuliese (con olive nere snocciolate); alici e sarde “scottadito”; infornata di ortaggi ripieni (peperoni, zucchine, pomodori, melanzane, patate, ecc...).
Vini abruzzesi DOC: Montepulciano d’Abruzzo (rosso); Cerasuolo (rosé); Trebbiano bianco).
Il Montepulciano è caratterizzato dal colore rosso rubino intenso con lievi sfumature violacee: si abbina a piatti di carni rosse, selvaggina e formaggi stagionati.
Con una particolare tecnica di vinificazione, dalle stesse uve del Montepulciano si ottiene un vino dal caratteristico colore rosso ciliegia (cerasa), denominato perciò “cerasuolo” dal gusto fresco e adatto a piatti con sugo leggero, carni bianche, formaggi freschi e pesce azzurro.
à L'artigianato
L'artigianato giuliese ha conosciuto, nel corso dei secoli, grandi splendori: basti ricordare la tradizione della lavorazione del corallo, del ferro battuto e dell’oreficeria. Quest’ultima sopravvive tutt’oggi anche in ricercate “botteghe” di giovani talentuosi ed appassionati.
Le più prestigiose attività artigiane di Giulianova rimangono la produzione del Doppio Arancio, - della famiglia Erminio Orsini - un liquore creato intorno alla metà dell’Ottocento che si sposa benissimo con gelato e dessert, e la produzione della fisarmonica, in particolare del “Ddu botte”, dovuta alla maestria della famiglia della centenaria Ditta Armando Janni.
à I personaggi celebri

Nel corso dei secoli molti sono stati i personaggi celebri nati a Giulianova. Tra i secoli XIII e XVI si impongono negli studi giuridici o in quelli letterari e filosofici Berardo di San Flaviano, giureconsulto caro a Roberto d’Angiò, Taddeo di San Flaviano, anch’egli esperto di diritto e ufficiale nella corte imperiale di Federico II, Teodoro di Giulianova, celebre Lettore di filosofia presso l’Università di Bologna, e Sulpizio Acquaviva, dotto canonista e latinista. Il Seicento è in gran parte signoreggiato da alcuni esponenti della potente famiglia degli Acquaviva d’Aragona, con l’unica eccezione rappresentata da Giandomenico Rainaldi, nato nel 1628, Uditore a Bologna ed avvocato celebratissimo a Roma nella seconda metà del XVII secolo.
Degli Acquaviva letterati vanno ricordati gli scrittori Giosia III, Alberto e, soprattutto, Giovan Girolamo II (1663-1709), arcade ed eclettico studioso di geografia, matematica e storia, ricordato dal Crescimbeni come uno dei più interessanti rimatori del tempo. Pure membro dell’Arcadia fu Stefano Ferrante (1722- 1790), giusnaturalista, poeta dalla solidissima cultura, melodrammista di fama e forse persino musicista. Ad Orazio Delfico, nato nel 1769, scienziato e geografo, si riconosce il merito di aver formulato la prima ipotesi sulla tettonica e sulla stratigrafia del Gran Sasso, oltre ad aver introdotto il genere della commedia nella letteratura regionale del tempo. Importanti furono anche Eusebio Caravelli (1781-1845), tra i primi a diffondere l’omeopatia nell’Italia meridionale, Angelo Antonio Cosmo de’ Bartolomei (1788-1862) e Livio De Dominicis (1793-1856), entrambi storici ed archeologi. Raffaele Castorani (1819-1887) fu oculista famosissimo sia in Italia che in Francia, mentre Ignazio Cerio (1840-1821) fu stimato paleontologo e naturalista. Apprezzato dal Lombroso e psichiatra di grido fu Raffaele Roscioli (1861-19 16), mentre il violoncellista Gaetano Braga (1829-1907) ebbe fama addirittura internazionale. Pure molto noti furono lo storico Vincenzo Bindi (1852-1928), l’artista Raffaello Pagliaccetti (1839-1900), caposcuola del Verismo nella seconda metà dell’800, e Gaetano Capone-Braga (1889-1956), filosofo dall’amplissima e importante produzione. Ed ancora
Venanzo Crocetti (Giulianova 1913 - Roma 2003) grande artista giuliese. Le sue opere, come Il Giovane Cavaliere della Pace, opera completata nel 1989, e proprio nello stesso anno, in concomitanza con il 45° anniversario del lancio della prima bomba atomica su Hiroschima, la grande statua fu esposta al Palazzo dell’ONU, in seguito all’Ermitage di San Pietroburgo, nella sede del Parlamento Europeo a Strasburgo, alla Galleria d’Arte Contemporanea di Budapest e poi collocata definitivamente sulle colline di Collignì a Ginevra. Pero' a detta di molti, l’opera che gli dà più lustro e comunque l’ha reso noto al mondo intero è la Porta dei Sacramenti della Basilica di San Pietro per la quale lavorò quindici anni e che venne inaugurata nel 1966 da Papa Paolo VI.

 
4 Testi di: Sandro Galantini e Ludovico Raimondi
 
 

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La Città Alta è raggruppata sulla collina, mentre nella parte litoranea è situata Giulianova Lido, importante località balneare, si estende accanto al mare, tra Tortoreto e Roseto degli Abruzzi. La parte storica è rappresentata dall’antico Duomo di età rinascimentale di S. Flaviano del XV sec. Nel Quartiere Annunziata trovasi la chiesa di S. Maria a Mare del XIV sec. Nella Città Alta, trovasi il Santuario della Madonna dello Splendore, nel quale si venera la Madonna col Bambino, opera lignea del XV sec. In un attiguo convento si trova il Museo d’Arte dello Splendore.

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