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GIULIANOVA – ROSETO |
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QUANDO IL FIUME FACEVA DA CONFINE |
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di Luigi Braccili |
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“Il
campanilismo è il sale dei confinanti, si legge da qualche parte,
probabilmente in una raccolta dei proverbi dialettali dei nostri nonni.
Può anche darsi che il campanilismo possa servire, come si dice, da
incentivante per migliorarsi, ma quando si esagera sono guai. La
cosiddetta “guerra dei campanili” quando viene spinta dalla molla
dell’esasperazione procura sempre dei grossi danni. La storia, antica e
recente, è piena di esempi eclatanti. Il campanilismo di cui vogliamo
parlare è quello, una volta accentuatissimo, oggi quasi del tutto
scomparso, fra Giulianova e Roseto, poco meno di nove chilometri di
distanza con un fiume. il Tordino, a far da confine. Le differenze fra
le due cittadine sono tante e tantissiini, una volta, erano i contrasti,
oggi, per fortuna di entrambi, giuliesi e rosetani, si va verso la
totale cancellazione di frizioni, anche gravi, che un tempo non
costituivano il sale come recita l’aforisma, bensì il “veleno” delle due
popolazioni. D’altra parte c’è da premettere che questo scritto non ha
l’intento di mettere due cittadine a confronto, tantomento di evincere
la superiorità dell’una sull’altra, ma soltanto, attraverso un “revival”
dipanato sul filo della memoria, tenta di compiacersi del fatto che fra
le due cittadine adriatiche è arrivata, ormai da diversi anni, la
distensione. Dicevamo delle diversità fra i due centri del Medio
Adriatico ed infatti la prevalenza storica di Giulianova è ammessa con
esplicita accondiscendenza dai cittadini di Roseto. La storia locale,
questo è un altro segno di evoluzione, ormai è entrata negli interessi
di tutti, non esclusa ovviamente la scuola. Tutti sanno che quando
esisteva l’agglomerato abitativo che portava il nome di “Castrum Novum”
ed anche quando, nel 1470, Giulio Antonio Acquaviva raccolse gli
abitanti nel “Castrum Divi Flaviani”, nella striscia fra il Tordino ed
il Vomano dove è ubicata Roseto non c’era che acquitrinio malsano, C’è
da aggiungere altresì che l’attuale Roseto nacque il 22 maggio 1860
quando quella striscia fu quotizzata e che solo alcuni mesi più tardi il
Sindaco di Giulianova Ciaffardoni accoglieva Vittorio Emanuele II in
viaggio verso il Meridione, liberato dai Borboni. Solo allora nacque nel
settore a sud del Tordino la Marina di Montepagano, detta per via della
quotizzazione operata dalla Chiesa ricettizia di Montepagano, “le
quote”, termine volgarizzato in vernacolo con “li cote”. Tutto questo
fece scattare la proverbiale ironia giuliese che chiamarono da allora i
loro “cugini” confinanti “li cutarule” la cui presenza spesso veniva
accompagnata dalla frase, detta per dileggio, “gente deli cote”. Non è
che i rosetani a questo punto tacessero: “la mezzapacche de Gilie”,
ribattevano, in riferimento al fatto della divisione fra il paese ed il
lido. A voler riportare il “botta e risposta” giuliese-rosetano che ne
derivava non finiremmo più. Per concludere la diatriba delle battute
diciamo che i giuliesi continuano a chiamare Roseto, ma con citazioni
rarificate, “nu paese ‘nmezza a la strada”. Questa definizione scotta
molto sulla pelle dei rosetani perché è noto che da anni la cittadina
adriatica soffre del fatto che è attraversata dalla Statale Adriatica
intasata di traffico. Avevamo detto che il campanilismo fra i due
confinanti è quasi scomparso o per lo meno risulta molto attenuato, per
cui è d’uopo citare esempi espliciti. Le liti, se non addirittura le
zuffe, fra le due etnie diverse (...è vero questa definizione ha il
sapore dell’esagerato) avevano luogo nelle feste da ballo dove bastava
il rifiuto di una rosetana a ballare con un giuliese, o viceversa, per
scatenare il putiferio. Quando poi c’era da eleggere la “reginetta” del
“gran galà” non esisteva, neppure nella mente più fantasiosa
l’intuizione di eleggere una “reginetta” giuliese a Roseto o una “miss”
rosetana a Giulianova. L’elezione se non della più bella, ma certamente
della più leggiadra, finiva quasi sempre ... a botte.
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Roseto
(sopra)
e Giulianova
(sotto)
d’estate in due vecchie cartoline illustrate. In questa stagione
le polemiche campanilistiche si sopivano, riprendendo però più
accese appena arrivava l’autunno. |
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Un
altro campo di battaglia, fin dagli anni Venti quando si cominciò a
giocare a “football”, era il rettangolo di gioco del calcio. I rosetani,
anzi i “rosburghesi”, asserivano con orgoglio che il calcio a Roseto era
nato nei 1920 mentre a Giulianova era approdato quattro anni più tardi.
Nulla di più esatto - ammettevano i giuliesi - ma i giallo-rossi si sono
involati. mentre i bianco-azzurri... (e qui il dileggio sul degrado del
calcio rosetano esplode prepotentemente). Tutto questo però è ammesso
dai rosetani che nelle partite importanti sono presenti sugli spalti del
“Fadini” e magari tifano anche per gli ex odiati giallo-rossi. “Li
terramane né facesse” (i teramani non lo farebbero) è il commento
compiaciuto del tifoso giuliese, diventato cugino di quello rosetano.
gli sportivi rosetani però si rifanno con il basket dove continuano a
dominare da sempre. Questa comunque va raccontata: quando nel 1956 il
Roseto Basket andò in serie A una rumorosa carovana di “soupporters” si
portò presso la stazione di Giulianova per festeggiare i cestisti
bianco-azzurri che avevano vinto le finali di Reggio Emilia. Attoniti i
giuliesi si chiesero “Ch’ha fatte li cutarule’?”, arrivò subito la
risposta “Hajete in serie A”, di rimando “Ma vattene, se, ncià jete
Gilie”. Infine l’arcano fu risolto quando si seppe che la serie A i
rosetani l’avevano conquistata nella pallacanestro.
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Il
commento finale dei giuliesi coincise con l’ammissione che i rosetani
nello sport de ‘lu pallo’ ‘nche li ma” (il pallone con le mani) ci
sapevano fare. Anche la polemica giornalistica, quella dei due gruppi
dei corrispondenti dei quotidiani, si è attenuata di molto. Si intravede
sorgere dallo stesso mare verso lo stesso cielo il sole della “par
condicio”, tanto di moda oggi. Si ammette, da ambo le parti, che fra
Giulianova e Roseto vi sono poco più di duecento unità di differenza in
fatto di abitanti e che se Giulianova è lo scalo del capoluogo Teramo,
Roseto lo è dei tanti centri popolosi della Val Vomano. In tempo di
elezioni non reputiamo indicato sconfinare nel campo minato della
politica, ma una considerazione è lecito farla. Chi fosse esperto di
politica potrebbe accertare che i rosetanì che votano per i candidati
giuliesi non sono pochi. Salvo poi però a sottolineare la rabbia dei
rosetani contro i partiti politici (sì perché la tanto vituperata
partitocrazia non è mai tramontata) i quali sono sempre restii nel
candidare i rosetani. Certo il campanilismo non è stato del tutto
debellato, perchè se non può essere definito il sale dei confinanti va
ritenuto però il fuoco sotto la cenere che, come si dice, non ha una
funzione subdola, ma nessuno può negare che in effetti esiste. E invece
confortante il fatto che siano scomparse le risse, le polemiche, le
cattiverie. Questa sì è una conquista. I rosetani andranno a Giulianova
a vedere il calcio, i giuliesi a Roseto a vedere la pallacanestro e poi
ancora i rosetani in piazza Buozzi a gustare la buona musica bandistica
ed i giuliesi a Roseto per partecipare alle tante manifestazioni di
interesse culturale. Tanto è vera questa deduzione che si sono accorti
un po’ tutti dell’intenzione comune fra Giulianova e Roseto di
rispettare la diversificazione dei programmi delle manifestazioni varie.
Se è vero che il campanilismo non paga, è altrettanto vero che la
concorrenza è più che dannosa.
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