Giulianova sul Web: Arte, Cultura, Storia e Turismo

Personaggi giuliesi, Personaggi di Giulianova
 

Giulianova: Artisti giuliesi, Pittori giuliesi, Scultori giuliesi. Artigiani giuliaesi, Artsti di Giulianova, Pittori di Giulianova, Artigiani di Giulianova, Scultori di Giulianova, Mostre a Giulianova, Esposizioni a Giulianova

Album fotografico Madonna dello Splendore Museo dello Splendore Eventi a Giulianova Tursmo Giulianova
 
Padre Serafino Colangeli
 
L’Abruzzo con i suoi 130 chilometri di coste, le più alte vette dell’Appennino a ridosso del mare, un sistema sterminato di altipiani intramontani, tre grandi Parchi Nazionali e un Parco Regionale oltre a più di trenta Riserve Naturali, si presta in modo ottimale agli amanti della vacanza, nella quale sport e movimento divengono non solo il fine, ma il mezzo per assaporare fino in fondo le straordinarie risorse ambientali di questa regione. Ed in effetti dalla costa alle montagne c’è veramente l‘imbarazzo della scelta perché i luoghi d’Abruzzo offrono molteplici opportunità per trascorrere il tempo libero immersi nella natura e nelle attività che più ci piacciono.
}  Guida su Giulianova

}

 Artisti giuliesi
}  Aziende giuliesi
}  Campioni giuliesi
}  Giornalisti e letterati
}  Personaggi giuliesi
}  Turismo a Giulianova
}  Guida tra i quartieri
}  Musei a Giulianova
}  Rivista dello Splendore
}  Museo dello Splendore
} Farmacie di turno
} Stazioni di servizio
} Ecocaledario R.S.U.
}  Ristoranti a Giulianova
}  Pizzerie a Giulianova
}  Pub a Giulianova
}  Agriturismi a Giulianova
}  Self service a Giulianova
}  Bar a Giulianova
}  Storici & Scrittori
}  Artisti & Personaggi
}  Feste nei quartieri
}  Giulianova e dintorni
}  Turismo in Abruzzo
}  Scoprire l'Abruzzo
   
 
 
CIAO “DOM” HAI FINALMENTE TROVATO LA STRADA
 

di Leo Nodari

 
Padre Serafino Colangeli  
Nella mia meravigliosa vita ho conosciuto un profeta con lo spirito di poeta, il parlare tranquillo dei saggi, la cultura del fine intellettuale, la forza dell’innamorato e un cuore immenso di padre e di madre, di pastore. E’ morto questa mattina. Sabato 23 maggio. Lo stesso giorno di Giovanni Falcone. Un altro profeta di giustizia.
E’ morto Padre Serafino Colangeli.
È stato sicuramente un grande profeta del nostro tempo e sarà ricordato come un dono di Dio agli uomini e donne della nostra epoca. Come poche persone Padre Serafino ha amato i bambini, gli umili, i "semplici" di cuore, impegnando tutte le sue energie per stimolare la testimonianza della solidarietà e gli esclusi a essere protagonisti del loro "riscatto" sociale.
Un giorno mi disse: "Vorrei essere una semplice pozzanghera per riflettere il cielo. Ma non ci riesco. Troverò prima o poi la strada per il cielo ?"
Ecco “dom” l’hai trovata!
Lo chiamavo “dom” come Helder Camara. Solo io lo chiamavo “dom”. E quando lo facevo a lui brillavano gli occhi e sorrideva. Sempre faceva finta di rimproverarmi “Non mi paragonare a Camara non sono che un semplice frate” diceva. Però gli faceva piacere.
Sono vissuto ed ho lavorato con lui per molti anni e posso testimoniare che padre Serafino, “voce dei senza voce” fu veramente un dono di Dio.
Seguace del Concilio, appassionate seguace di Paolo VI, padre Serafino fu tra i promotori della "Chiesa dei poveri", attenta al grido di giustizia delle fasce più umili della popolazione.
Con lui ho capito che il progetto di Dio è il servizio ai più poveri, agli ultimi, e l'unità delle religioni e delle culture in funzione della pace e della giustizia per la terra.
Non so come e dove sarei finito se nel 1985 non avessi incontrato questo fraticello. Non so come e dove sarebbe finita. Quello che so è che l’impatto con l’Etiopia del Sahel e le favelas brasiliane in quegli anni erano state un impatto troppo forte per me e la mia coscienza che chiedeva e voleva giustizia. A tutti i costi. E le strade per avere giustizia a quei tempi erano solo due. Incanalare le energie verso il cammino della compassione. O verso il cammino della violenza.
Quel frate così apparentemente debole, apparentemente fragile, apparentemente stanco, in quei saloni così vuoti del Centro San Francesco, mi fecero pensare che li ci fosse bisogno di me.
“Ok ti do una mano qualche giorno” gli dissi. “Solo qualche giorno, sia chiaro. Ho altro da fare” Non era vero. Non avevo niente da fare se non portare la mia rabbia in giro per il mondo.
Sono rimasto per anni. Tanti. Forse troppi. Due caratteri così forti come il mio ed il suo per anni si sono attratti e si sono respinti. Non potevano amarci e non potevamo non amarci. Lui voleva che si facesse come diceva lui. Io volevo fare come pensavo io.
Quando chiuse le case famiglie e in modo particolare la “mia” casa famiglia di via Tasso, dietro l’ospizio marino, e non volle sentire le mie ragioni contro l’ospedalizzazione dei ragazzi a vantaggio di un'assistenza personalizzata capii che il mio tempo era terminato.
Non avrei più potuto accompagnare, non avrei mai più visto Pippo, Rocco, Claudio, Gianni e gli altri nelle sale gioco, nei bar, nei teatri ai concerti. Era e fu il tempo di andare a cercare altre vie.
Negli anni ’80 accompagnandolo la sera dall’Istituto Piccola Opera Charitas da lui fondato con la Sig.na Antonietta Girardi, che mai andrebbe dimenticata, fino al Convento dove tornava solo per dormire e dire messa più volte lo sentii dire: "Le religioni devono dialogare e camminare insieme per essere la coscienza etica dell'umanità e il grido pacifico degli impoveriti".
Anni in cui la Chiesa era assai lontana da questi concetti di apertura. Che furono poi di Giovanni Paolo II, che ebbero il loro culmine nell’incontro per la pace di Assisi del 27 ottobre 1986 dove andammo insieme io e lui. E che oggi sono scomparsi.
In quegli anni presso i saloni meravigliosi del Centro Culturale San Francesco desiderava riunire gruppi e persone affamati e assetati di giustizia dicendo loro che, anche se pochi e deboli, avevano un'immensa fecondità. Li chiamava "minoranze abramitiche".
Mi ricordo il suo modo di essere “frate”. Aveva un funzione propria e personale di profeta, con la sua autorità morale e la sua responsabilità di pastore, senza tuttavia mai imporsi a nessuno. Una volta, ho visto un prete ringraziarlo per il fatto che non aveva mai assunto un atteggiamento autoritario o di rifiuto di qualcuno, nemmeno se questo lo aveva criticato apertamente o si era mostrato suo avversario.
E di nemici di ebbe parecchi. Anche all’interno della sua Chiesa. Uomini da poco. I soliti. Ominuncoli buoni solo per criticare. Di quelli che incapaci di fare provano a distruggere. E che soprattutto soffrono l’ombra di persone così grandi, così vere, così forti, così capaci, così profetiche e capaci, così piene di luce.
Cose grandi che Lui realizzò rifuggendo ogni pompa ecclesiastica ed insieme ogni tentazione paternalistica di potere. Il suo terreno privilegiato rimase quello dell'azione concreta, della condivisione "libera e liberatrice", della parola che rompe il silenzio e porta conforto. Qualsiasi fosse il peso da sopportare. Per questo i tanti "deserti" che Serafino nel corso della sua vita ha dovuto affrontare, non sono mai stati il cimitero della speranza.
Questo frate dall’apparenza modesta, intelligente come pochi, furbo, colto ma accogliente e attento, nella quale convivevano il contemplativo e l’organizzatore efficiente, il mistico e l’oratore acceso, il sognatore e il pragmatico, si forgia a partire da alcune decisioni, apparentemente semplici.
Il 27 agosto 1999, giorno della morte di dom Helder Camara, mi chiamò e mi svelò il suo segreto:
Il mio ultimo ricordo e di una figura curva. Stanca. Debole. Malata. Tutto ciò che “dom” non era mai stato. Mi disse: "Abbiamo ancora molte cose da fare. Ci sono molte cose da fare per rimettere il mondo in ordine. Con le poche forze che ci restano, continueremo a combattere contro la miseria".
Se potesse, “dom Serafino” ai tanti che vengono a trovarlo oggi ripeterebbe quello che proclamava già trent'anni fa e che gli consentì di creare quella opera meravigliosa che ha creato avviata con l'aiuto di un esercito infinito di persone di buona volontà che erano cresciuti avendo dinanzi l'esempio di questo piccolo grande "fratello degli uomini".
Questo umile ed instancabile "costruttore di pace" che lascia in eredità alle generazioni future non solo una importante struttura riabilitativa all’avanguardia, ma soprattutto un’immagine di bontà e di amoroso servizio ai bisognosi, se potesse ripeterebbe: "Chi ha preso coscienza delle ingiustizie coglierà le proteste silenziose dei poveri. La protesta dei poveri è la voce di Dio".
Ciao dom. Finalmente sei a casa. Finalmente riposati un pò. O forse ancora una volta ci hai hai ragione tu. Non vai a casa ma finalmente parti per quei posti che hai sempre desiderato vedere. Ma certo è così. Allora buon viaggio. E non ti stancare. Che abbiamo ancora un sacco di cose da fare!
 
 

Home personaggi

giulianova nel web

 

Guida turistica per Giulianova

  Webmasters: Alex e Umberto Raimondi