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Bruno il barbiere
Storia di un parrocchiano
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di
Francesco Vittorio
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Qualche mese fa è salito al Padre Bruno Abbondanza, comunemente
conosciuto come “Bruno il barbiere”. In molti abbiamo avuto a che fare
con Lui, in parrocchia, o per il catechismo o per altri servizi, ma in
pochi sanno la sua storia.
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Bruno
era un uomo che, viveva a due passi dalla Chiesa ma per molti anni è
stato lontano da essa.
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Una
frase l’aveva colpito e la ripeteva sempre: “Noi siamo come un bicchiere
vuoto e l’amore di Dio è l’acqua; prima che quest’amore possa uscire da
noi e andare agli altri, c’è bisogno che ne siamo pieni”. Bruno ha
conosciuto quest’amore nel Cammino Neocatecumenale e lì, piano piano,
quest’amore l’ha riempito cambiandogli la vita; riavvicinandolo alla
Chiesa, donandogli quello slancio, quello zelo, con cui faceva tutte le
cose: il responsabile della Comunità, la preparazione della piazza e
della mensa per il giorno della festa della Madonna, il cantore, il
catechismo, l’assistenza verso il padre, le lodi al mattino e la
riscoperta del suo matrimonio in chiave Cristiana. Il Signore gli ha
donato anche la forza di fare scelte difficili: come chiudere la sua
palestra di Karate, dove insegnava a combattere e a sottomettere
l’altro.
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In
Febbraio, con la moglie Giuliana, raccontò la sua esperienza al nostro
Vescovo Michele Seccia, dicendo: “Quando ero maestro di arti marziali
insegnavo agli allievi come distruggere il nemico, ora, Cristo e la
Chiesa mi stanno insegnando ad amare il nemico, a fargli del bene”.
Nella quaresima di quest’anno Bruno ha scoperto di avere un tumore che
da li a poco l’avrebbe ricondotto al Padre, in questo tempo di malattia
e di sofferenza è rimasto attaccato alla Chiesa e a Cristo fino alla
morte. Aveva una parola di incoraggiamento per chiunque lo andava a
visitare.
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Ognuno
di noi ha un modo, una scena, con cui ricorda una persona. A me piace
ricordarlo cosi: dal suo sorriso nascosto da quella barba che, se non lo
conoscevi, metteva in soggezione, da quella sua cravatta “giallo vivo”
che sfoggiava in ogni festività e che si notava a un chilometro di
distanza e da quel suo vocione che “quando non stonava” era in grado di
trascinare da solo tutta l’assemblea. Spero, un giorno, di rincontrarti
in cielo.
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Articolo tratto dall'opuscolo "Solenni Festeggiamenti in onore di Maria
Ss.ma Annunziata" IX Edizione 2007 |
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