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Padre Gabriele Marinucci - Un giuliese al vertice dell’Ordine degli Agostiniani Scalzi
 
L’Abruzzo con i suoi 130 chilometri di coste, le più alte vette dell’Appennino a ridosso del mare, un sistema sterminato di altipiani intramontani, tre grandi Parchi Nazionali e un Parco Regionale oltre a più di trenta Riserve Naturali, si presta in modo ottimale agli amanti della vacanza, nella quale sport e movimento divengono non solo il fine, ma il mezzo per assaporare fino in fondo le straordinarie risorse ambientali di questa regione. Ed in effetti dalla costa alle montagne c’è veramente l‘imbarazzo della scelta perché i luoghi d’Abruzzo offrono molteplici opportunità per trascorrere il tempo libero immersi nella natura e nelle attività che più ci piacciono.
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di Giovanni Mosca
 
Padre Gabriele Marinucci, con Papa Paolo VI, Roma 1963  
Ezio Marinucci, nacque a Giulianova il 5 marzo 1916 da Giuseppe e Carmela D’Angelo. Di statura media, occhi e capelli castani, era il fratello maggiore di Luigi, Ivo ed Elvira; sin da fanciullo si dimostrò incline alla devozione, esprimendo la volontà di divenire missionario e mostrando una spiccata vocazione al Sacerdozio.
Durante i primi percorsi scolastici di base, Ezio maturò, dinanzi alla statua della Madonna dello Splendore, la sua vocazione religiosa che si concretizzò nel 1931 grazie al mons. Leopoldo Giardini, priore-parroco di Montegranaro, oratore di chiara fama, chiamato a Giulianova per tenere la predicazione delle tre ore di agonia nel Venerdì Santo, che persuase il giovane giuliese a seguire la vita ecclesiastica.
Padre Gabriele Marinucci
con Papa Paolo VI, Roma 1963
 
Il 2 novembre 1931, alla tenera età di quindici anni, il giovane Ezio entrò ufficialmente tra i PP. Agostiniani Scalzi nel convento di S. Agostino di Monte S. Martino in provincia di Macerata, ricevuto da p. Serafino Marchionni.
Un distacco molto duro per l’intera famiglia che vedeva in lui un “punto di forza”, soprattutto per la madre Carmela, che nel dargli il bacio di addio gli disse: “Ti fai sacerdote Agostiniano, ma mi togli venti anni di vita!”.
Compiuti lodevolmente gli studi di Scuola media e di ginnasio, il 28 agosto del 1934 vestiva l’abito religioso e si chiamava fr. Gabriele Arcangelo. Il primo settembre dell’anno seguente prendeva i voti religiosi e quasi al termine dei suoi studi teologici, compiuti a Roma, il 13 luglio 1941, all’età di 25 anni, fu ordinato sacerdote, vantando il primato di essere stato il primo della parrocchia della Natività di Giulianova Lido ad indossare l’abito ecclesiastico.
Lo stesso anno, tornato nelle Marche, fu subito assegnato dai superiori al convento “Madonna della Misericordia” di Fermo con il delicatissimo incarico di cappellano dell’ospedale civile “Augusto Murri” della stessa città. Nonostante i fattivi impegni, riuscì a frequentare contemporaneamente per un anno anche le scuole del ven. Seminario Arcivescovile, per completare i suoi studi.
Proprio nella cittadina marchigiana, per ben 22 anni si è impegnato al meglio delle sue energie, consacrando il suo operato apostolico in mezzo a chi soffre, raggiungendo grandi traguardi durante lo svolgimento delle diverse mansioni e compiti che hanno saputo manifestare lo zelo e l’instancabilità di chi si è dedicato interamente al servizio di Dio e delle Anime.
Fu infatti direttore del Terz’Ordine Agostiniano, direttore dal 1947 al novembre del 1964 del periodico mensile “Voce Fraterna” da lui stesso ideato e fondato, confessore ordinario e straordinario di più monasteri, vice-cappellano per più mesi delle carceri giudiziarie di Fermo, commissario provinciale delle Marche del suo Ordine (nel 1949 fu chiamato dai superiori dell’Ordine e fino al 1954 tenne quell’ufficio, nel quale fu poi rieletto nel 1960), assistente regionale per le Marche degli orfani di guerra e donatore di sangue insignito degli onori della medaglia di bronzo.
Eclatante fu l’episodio, avvenuto presso la struttura carceraria di Fermo, nel quale si ricorda la richiesta di un ergastolano di morire accompagnato dal sorriso di padre Gabriele.
Padre Gabriele è stato tra l’altro autore di alcune pubblicazioni stenografiche su p. Serafino Marchionni, indimenticabile Maestro ed inventore di un pratico sistema stenografico, illustre figura che viene ricordata anche grazie ad un volume scritto dallo stesso padre Gabriele e Danilo Interlenghi, di cui si contano più edizioni.

Nel dicembre del 1963, padre Gabriele viene nominato Superiore generale dei pp. Agostiniani Scalzi da parte del Capitolo generale. Viene infatti nominato Priore generale dell’Ordine dai suoi confratelli a primo scrutinio; l’elezione gratificò tutti nell’aspettativa di avere una guida sicura e paterna per il bene e la prosperità dell’Ordine, padre Gabriele era una persona ritenuta da tutti affabile, caritatevole e colta. Ecco perché la cittadinanza fermana, pur nella gioia di una meritevole ed ambita promozione, vide nell’assenza di padre Gabriele Marinucci un vuoto quasi incolmabile. Al Rev./mo padre, giunsero tantissime congratulazioni nonché la propiziatrice apostolica Benedizione da parte dello stesso Pontefice Papa Giovanni XXIII.
Come massima autorità di un Ordine religioso, prese parte al Concilio Ecumenico Vaticano II, indetto da Papa Giovanni XXIII e continuato con successo da Papa Paolo VI; si ricordano di lui diverse missioni all’estero tra le quali amava maggiormente ricordare quelle nei Paesi del centro Europa, in Olanda, in Danimarca, in Turchia e in Terra Santa. Meritevole di ricordo è uno dei viaggi evangelici durante il regime comunista negli anni ’70 nell’allora Cecoslovacchia, dove nella città di Praga, durante tutti i suoi spostamenti fu costantemente seguito dalla polizia politica, nonostante avesse deciso di indossare l’abito civile per meglio confondersi tra la gente togliendosi per la prima volta, come lui stesso ha più volte raccontato, l’abito dell’Ordine.
Nella seconda metà degli anni sessanta, soggiornò in Brasile dove, avendo ereditato da una nobile famiglia di Rio de Janeiro un grande possedimento terriero con annesso poderosa villa, trasformò il tutto in una delle principali strutture al servizio della comunità cattolica cristiana.
Nello stesso Brasile, padre Gabriele festeggiò, nel 1966, il 25° anniversario di sacerdozio celebrando due messe solenni rispettivamente a Rio de Janeiro il 13 luglio e a Bom Jardim il 17 luglio.
Molto legato ai suoi cari e alla sua terra natale, padre Gabriele non rinunciava mai a trascorrere parte delle sue ferie estive fra gli affetti familiari a Giulianova, dove di rito erano previste visite al santuario della Madonna dello Splendore e, se in concomitanza con la sua permanenza, la fattiva partecipazione ai solenni festeggiamenti in onore di Maria SS.ma del Portosalvo.
Confessore straordinario di molteplici Istituti ecclesiastici della capitale a fine mandato di Priore Generale dell’Ordine, fu incaricato quale economo che accettò con la sua solita umiltà, trasferendosi dalla Curia generalizia degli Agostiniani Scalzi di Piazza Ottavilla a Roma alla Curia provincializza di via del Corso, dove continuò la sua intensa attività apostolica.
Attiva fu la sua collaborazione alla struttura di “telefono amico”, servizio telefonico anonimo rivolto alle persone in cerca aiuto psicologico, dove padre Gabriele con la sua semplicità, il bagaglio culturale e le molteplici esperienze di vita, riusciva a risolvere i più svariati problemi dei bisognosi. Ammalato da tempo ai bronchi e gravemente debilitato dalle cure a cui era sottoposto, fu ricoverato d’urgenza per un principio di collasso all’ospedale S. Giacomo di Roma dove, dopo vari accertamenti, gli fu diagnosticato un serio problema alla vena aorta. Trasportato presso la struttura ospedaliera del S. Camillo per essere sottoposto all’intervento alla vena aorta, durante la degenza pre operatoria, la notte del 20 febbraio 1980, all’età di 64 anni fu colto da un fatale infarto, che gli costò la vita.
La camera ardente fu allestita presso la stessa struttura ospedaliera dove padre Gabriele morì, e numerose furono le visite di autorità civili ed ecclesiastiche, come numerosissime furono le presenze alla cerimonia funebre che si svolse nella capitale presso la Curia generalizia degli Agostiniani Scalzi.
Le sue spoglie furono riportate nella sua terra natale di Giulianova dove tuttora posano.
 
 
 
 

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