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Leo Leone |
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Leo Leone |
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K.U.K.,
di Leo Leone |
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In
memoria di Leo leone, |
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edito dal Comune di Giulanova |
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“…la lotta paga e ripaga, sempre…”
Sen. Leo Leone
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Leo, Cleto, Carlo, Alberto, Rodolfo
Leone, nasce il 4 giugno del 1893, alle ore 20:00, a
Giulianova nella
casa posta in via Campo delle Fiere, odierna Via Migliori, quartogenito
(dopo Fernando, Rachele e Mario) del noto Maestro di Musica, Luigi Leone
(pianista e compositore, nato a Pomigliano
d'Arco - Napoli nel 1854 e morto a Giulianova nel febbraio 1927) e di
Anna Buoni Algeste. Il mese successivo, l’Arciprete, Berardo Pistilli,
lo battezzerà a San Flaviano solo con tre nomi (Leo, Carlo e Alberto).
Da giovane liceale subisce la prima persecuzione per aver fomentato e
inneggiato all’anarchico Gaetano Bresci (l’autore dell’uccisione di Re
Umberto I). A soli 19 anni, si arruola volontario nel corpo della Regia
Guardia di Finanza, per la ferma di tre anni, è il 13 luglio del 1912,
quando varca la scuola allievi sottoufficiali di
Roma. Nei primi mesi del 1913 viene
trasferito a
Bologna, l’anno successivo a
Napoli, e poi entra nella Scuola
Allievi Ufficiali di
Caserta, viene
nominato Sottobrigadiere e successivamente
trasferito a
Messina.
Il 25 maggio del 1915, a causa dell’entrata
in guerra dell’Italia,
egli è già in zona di guerra. Tra l’inizio delle ostilità e la IX
battaglia dell’Isonzo, per la precisione sul Monte Fortin-Lucinico,
il 4 novembre 1916, il suo XII battaglione
viene impiegato per “passare” l’Isonzo; l’impresa gli valse la nomina a
Brigadiere. Tale nomina gli consentirà di frequentare il corso di
allievo ufficiale nell’arma di Fanteria, presso la Scuola militare del
XIII Corpo d’Armata sotto giurisdizione della III Armata, comandata da
Emanuele Filiberto Di Savoia, Duca d'Aosta. Nel settembre del 1916 è
nominato Aspirante Ufficiale. Il 3 giugno del 1916, al comando di un
gruppo di uomini del 142° fanteria
della Brigata
Catanzaro,
viene ferito e fatto prigioniero nei pressi del Monte
Cengio
(Il 142° combatté con i Granatieri di
Sardegna, con le brigate
Modena,
Novara e
Trapani sul monte Cengio, erano i primi
di giugno e la zona posta a sud dell’altopiano di Asiago venne attaccata
dal I° battaglione degli Schutzen da montagna di Lubiana che
conquistarono il Cengio (bottino 1400 prigionieri e 2 cannoni a lunga
gittata. Seguì, pochi giorni dopo, il ripiegamento degli austroungarici
dal monte conquistato, e il ritorno sulla linea delle truppe italiane).
Dopo due anni di prigionia,
(il rimpatrio antecedente la fine delle
ostilità (8 giugno 1918), con ogni probabilità si trattò di uno scambio
di prigionieri tra Austria e Italia. I primi a tornare da ambo le parti
furono i feriti e i non idonei al servizio attivo, Leone infatti venne
considerato “INABILE AL COMBATTIMENTO”)
rivede la sua terra solo l’8 giugno 1918, quando, rimpatriato come
invalido di guerra, viene messo in congedo definitivo nel 19° Fanteria.
Questa terribile vicenda lo segnerà per sempre, tanto che, nel 1933,
darà alle stampe il suo primo ed unico libro: K.U.K. romanzo di prigionia,
con disegni di Francesco Nonni (Faenza 1885-1976) prigioniero con lui in
Austria, per la casa editrice “Polemica” di Bologna. In realtà, come
scriverà l’editore nella prefazione, più che di un romanzo, si trattava
proprio di vita vissuta, una vera autobiografia di quei terribili due
anni passati nei lager, chiamati K.U.K. Kriegsgefangenenlager
(Campo di prigionia bellico), mentre l'acronimo K.U.K. stava per
Kaiserlich Und Königlich (imperiale e regio), ed era il prefisso
di tutti gli enti che facevano capo all'amministrazione pubblica
austro-ungarica. Il volume si apre con una dedica lapidaria dell’autore:
“a tutti che odiarono e si dilaniarono su tutti i fronti di
battaglia; o imbestiarono in tutti i campi di concentramento: questa
“particola” di umanità e offerta”. Al ritorno in patria, la
condizione di estrema crisi in cui versava il paese, lo spingerà a
cambiare la propria vita che sarà votata all’impegno politico, in quel
processo di decadimento della vita pubblica e della crisi dello Stato
liberale. Questo stato di cose lo farà avvicinare al gruppo degli
intellettuali vicini a
D’Annunzio e al nascente fiumanesimo.
Riconoscendosi negli insegnamenti dei
leader come
Giuseppe Mazzini e
Carlo Cattaneo, decide di fondare una
locale sezione repubblicana per la realizzazione di quella società
basata sul rispetto dei diritti umani e sugli ideali liberali e
socialisti. Intanto, insieme al fratello Mario e all’amico Giulio Braga,
apre una tipografia, nel 1920 che
chiamano “T.A.L.I.A.”, acronimo di Tipografia Artistica Libraria
Industriale Abruzzese. Riprende gli studi per diventare Avvocato e torna
alla sua passione: scrivere. Inizia a collaborare con la redazione
milanese de “L’Italia antibolscevica”, insieme al collega
Francesco Manocchia, divenendo
condirettore del periodico. Erano gli anni del fiumanesimo e delle
imprese d’annunziane. Poco dopo, lasciò la redazione de “L’Adriatico
degli Abruzzi” (settimanale politico-letterario-amministrativo, edito a
Giulianova dalla tipografia TALIA), del quale era condirettore insieme a
Livio De Luca, per approdare alla
direzione de “L’Idea Abruzzese” che diverrà organo regionale del
fascismo abruzzese e del quale divenne Direttore con lo pseudonimo di
Germinale d’Alba. Durante le elezioni della primavera del 1921, ne
divenne Direttore (usciranno solo 5 numeri del periodico organo
regionale dei Fasci di Combattimento Abruzzesi) con lo pseudonimo di
Germinale d’Alba, per lo stabilimento Talia di Giulianova. |
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Leo
Leone il 4° da sinistra |
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Intanto, il 23 aprile del 1922 a
Canzano, conosce e sposa, Adelaide De
Nigris, che gli darà otto figli: Anna, Costanza, Luigia, Fernando,
Maddalena, Silvia, Fausto e Laura. Il 22 settembre del 1922, un manipolo
di giovani fascisti, impone al giovane avvocato giuliese lo scioglimento
della locale sezione Repubblicana, da lui fondata e intitolata proprio
al fratello, Fernando Leone, morto nella Prima Guerra Mondiale. Il
giorno stesso, l’avvocato pronunciò un commovente discorso, poi stracciò
la bandiera e ne consegnò un frammento ad ogni iscritto, nella
speranza di poterla un giorno ricomporre;
ma poco dopo, nel ’26 il partito fu dichiarato fuorilegge.
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Nel 1925 si laureò (nel 1927 si
iscrisse all’albo) e a 32 anni, come avvocato, si specializzò in diritto
penale. Molti suoi amici aderirono da subito all’antifascismo
ed egli decise di entrare nel Partito D’Azione, considerato da lui
lontano sia dalle retoriche cattoliche sia
dall’influsso Comunista. Emblematica è la
lettera che gli scriverà l’antifascista e martire,
Renato Vuillermin, il 15 marzo 1943:
“tu hai tenuto fede alla libertà. E vi tieni fede ora in momenti forse
più difficili perché tanto si è fatto per obnubilarne il sacro incanto
agli occhi degli Italiani, né è lontano il giorno in cui si dovrà pur
rendere il dovuto omaggio ad un manipolo oscuro di eroi, i quali,
superando talvolta angosce, veramente gravi per l’umana fralezza, hanno
custodito intatto per i propri fratelli, al fine di renderlo loro più
splendente per il lavacro di tante oscure lacrime, il tesoro delle
libertà religiose, civiche, economiche e di pensiero”. L’amicizia,
tra Leone e Vuillermin, nacque sicuramente nel dicembre del 1942, quando
quest’ultimo fu arrestato, processato e inviato al confino proprio a
Giulianova (Esponente dell'Azione
Cattolica e del Partito Popolare in
Piemonte, tornato al nord, dopo essere
stato liberato in seguito al 25 luglio, fu incarcerato a
Savona dove venne fucilato dai
nazifascisti, per rappresaglia ad
un'azione di sabotaggio partigiana, il 27 dicembre 1943). Dalle
continue frequentazioni con De Marco e Zacaria e con i giovani
antifascisti locali: Capuani, Pultroni, Ridolfi,
Riccardo Cerulli ed altri, nasce l’idea
sempre più forte di voglia di libertà. Con Alessandro Pica, Abramo
Esposito, Pasquale Di Odoardo, Lidio Ettorre, i fratelli Franchi, ed
altri, fondò il movimento clandestino “Italia Libera”.
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Leo
Leone sul balcone a Teramo |
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A causa dell’attività antifascista, fu tradotto in carcere
a
Pescara ma riuscì a fuggire e,
imbarcatosi, si diresse verso sud. Giunto, tra mille peripezie a
Bari, assieme ad altri antifascisti,
con lo pseudonimo di “Ennio e Glauco” trasmetteva numerosi programmi, in
primis “Italia Combatte”, rivolto soprattutto alla popolazione che era
al ridosso del fronte, con svariate notizie: testimonianze, azioni di
guerriglia, attività antifasciste e informazioni per le formazioni
partigiane.
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A liberazione avvenuta, riprese
l’attività politica con il Partito Repubblicano. Sempre nelle file
repubblicane, nel 1946 (poi anche nel 1962), fu eletto consigliere
comunale. Ma già il 23 febbraio del 1946, aderì al
PCI, uscendo fuori da un partito alla
deriva, dilaniato da continue liti e divisioni interne tra i radicali
democratici e l’anima socialista. Il 2 marzo dello stesso anno, il PCI
gli affidò la direzione dell’ufficio legale; gli avversari lo
consideravano: l’Avvocato degli straccioni, per via dei continui
patrocini alla povera gente. Intanto il PCI lo farà candidare alle
elezioni provinciali del 1951, nel collegio di
Notaresco (con 3.219 voti sarà eletto
alla
provincia a discapito del democristiano
Pirocchi 3.151). Sul finire degli anni ’50, intreccerà una relazione con
la giuliese Amina Rossi, nota sarta in attesa della separazione dal
marito, Alberto Di Marco, poi emigrato in Belgio. Galeotto fu l’incontro
nel suo studio, dove appunto gli stava seguendo proprio la sua pratica.
Da questa relazione nacquero due figli che porteranno il cognome del Di
Marco: Laura Margherita (1949-1956), scomparsa prematuramente per
malattia e
Carlo nato
nel 1952. Intanto il PCI abruzzese e
molisano lo fa eleggere
Senatore della Repubblica per due
legislature: la II° (25 giugno 1953-11 giugno 1958) e la III° (12 giugno
1958-15 maggio 1963), attraversate da ben 11 governi democristiani (De
Gasperi, Pella, Fanfani, Scelba, Segni e Zoli per la II° e
Fanfani, Segni, Tambroni, Fanfani e di nuovo Fanfani per la III°) e con
ben tre
Presidenti della Repubblica (Luigi
Einaudi,
Giovanni Gronchi e
Antonio Segni). Fece parte della 2°
Commissione permanente Giustizia e per le autorizzazioni a procedere.
Eletto nel collegio "Abruzzi
e
Molise", fece sempre parte del Gruppo
Comunista (tranne nel periodo 25 giugno 1953 - 23 febbraio 1954 quando
era membro del gruppo di Indipendenti di sinistra). Molti i disegni di
legge proposti e numerose le sue interrogazioni parlamentari orali e
scritte. Fece parte della Commissione speciale per l’esame del disegno
di legge recante provvedimenti straordinari per l’Abruzzo, nel 1958/1959
e per la Capitale nel 1962. Nel 1957 si occupò, in sede parlamentare,
dei moti del 1957 a Sulmona, contro il trasferimento del Distretto
Militare a
L'Aquila e della crisi della Valle
Peligna. Presentò la relazione, per la minoranza, sulla domanda di
autorizzazione a procedere contro il Sen. democristiano Pier Carlo
Restagno, accusato di concorso in peculato in relazione all’affare
Poligrafico di Stato nel 1957 e nel 1958 contro il Sen. Ragno.
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Per conto del PCI fu incaricato di prendere parte al
collegio di difesa nel disastro della
miniera di Marcinelle (8 agosto 1956),
nei pressi di Charleroi in Belgio. Dopo l’attività parlamentare riprese
l’attività politica locale e la professione forense, finché, alla
veneranda età di 79 anni (mancava solo un mese al compimento degli 80
anni) morì a
Teramo il 15 maggio 1973.
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I funerali, celebrati nella Chiesa della
Natività di Maria Vergine di
Giulianova, videro la presenza di numerose autorità civili e militari.
Oltre alle esequie religiose, ci fu anche un orazione civile da parte di
numerosi esponenti tra i quali: Romolo Trifoni allora sindaco della
città; l’Avv. Alberto Valente, a nome del Consiglio dell’Ordine degli
Avvocati di Teramo; l’On. Luigi (Tom) Di Paolantonio, compagno di
partito. Mentre in Consiglio Comunale il discorso di commiato fu fatto
dal vicesindaco, Antonio Franchi. Nella 159° seduta pubblica della IV°
legislatura al Senato, del 24 maggio 1973, il Sen. Claudio Ferrucci, del
PCI; il Ministro di Grazia e Giustizia,
Guido Gonnella e la Senatrice, Tullia
Romagnoli Carettoni, a nome della Presidenza del Senato, all’apertura
dei lavori, presero la parola per un breve commiato per l’Avv. Leone.
Tutti gli interventi citati, sono stati riportati per intero nel 30°
anniversario della liberazione (25 aprile 1945-25 aprile 1975), nel
libro-ricordo edito dal Comune di Giulianova, tal titolo In memoria
di Leo Leone.
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A conclusione di
questo breve profilo, credo si debba valorizzare ancora di più questo
nostro concittadino, per l’esempio di dedizione al lavoro e all’impegno
civile verso i ceti meno abbienti. Una persona che ha dato, in tutti
settori, ampia dimostrazione che con umiltà e serietà, si possono fare
grandi cose per la propria comunità. Molti storici locali si sono
dibattuti sulla sua adesione alle idee fasciste, per via delle sue
collaborazioni giornalistiche con alcuni periodici locali e nazionali,
durante l’ascesa al potere di
Benito Mussolini. Sinceramente non sono
in grado di affermare quest’ultima tesi, anche perché molti fatti da me
citati sono di tutt’altro genere. Credo sicuramente che in quel periodo
Leone avesse a cuore le sorti del proprio paese e aveva intuito che
bisognava dare il proprio contributo all’elevazione morale della propria
gente, per sconfiggere la dilagante anarchia. Oggi la città lo ricorda
con una via a lui dedicata (nella zona nord – ridosso della ferrovia),
sinceramente troppo poco. Il mio breve saggio (di sicuro non esaustivo)
vuole essere uno pungolo per studiare e approfondire la vita e le opere
del Sen. Leone, soprattutto tra le giovani generazioni. Propongo, in
occasione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia (1861-2011) di
ristampare in copia anastatica il suo romanzo: K.U.K. romanzo di
prigionia, per poi farne opera di divulgazione attraverso le scuole.
«««««««« »»»»»»»»
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Per le informazioni
ricevute si ringrazia:
Carlo Di Marco e Fausto Leone, figli;
Don Domenico Panetta, Parroco di San Flaviano;
Ottavio Di Stanislao, Archivio di Stato
di Teramo;
Sandro Galantini, Direttore della
Biblioteca “Padre
Candido Donatelli”; Donatella Neri, Libreria del Senato di
Roma e Adele Crocetti, ufficiale stato civile; Giovanni Dalle Fusine e
Alessandro Gualtieri, rispettivamente: Direttore e Direttore editoriale
del sito web:
www.lagrandeguerra.net
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Bibliografia:
AA.VV., In Memoria di Leo Leone, Comune di Giulianova, 1975; Leo Leone,
K.U.K., romanzo di prigionia, Polemica casa editrice, Bologna, 1933;
AA.VV., Renato Vuillermin e l’antifascismo cattolico, Rivista abruzzese
di studi storici dal fascismo alla resistenza, L’Aquila, 1981; Riccardo
Cerulli, Giulianova 1860, Abruzzo Oggi, Teramo, 1968; Luigi Ponziani,
Due secoli di stampa periodica abruzzese e molisana, Interlinea, Teramo,
1990; Aldo Marroni, Catalogo dei periodici abruzzesi posseduti dalla
Biblioteca civica “Vincenzo Bindi” di Giulianova, l’Officina, Roseto
Degli Abruzzi, 1984; Sandro Melarangelo e Marisa Di Pietro, Storia dei
Comunisti teramani 1921-1991, Lei, Sant’Omero, 1997; a cura di Gianni
Oliva, Giornali e riviste in Abruzzo tra ottocento e novecento, Bulzoni,
Roma, 1999; Sandro Galantini, La stampa periodica a Giulianova dall’età
giolittiana al Ventennio, in Rivista “Madonna dello Splendore” n° 20,
Braga, Giulianova, 2001; Cesare Marcello Conte, Giuliesi, brava gente. I
Braga tipografi a Giulianova, in rivista “Madonna dello Splendore” n°
18, Braga, Giulianova, 1999. Tito Forcellese, Pietro De Dominicis,
amministrazione e politica nell’Abruzzo democristiano, Rubbettino,
Soveria Mannelli (CZ), 2008. Luigi Ponziani,
Notabili,
combattenti e nazionalisti. L'Abruzzo verso il fascismo,
Franco Angeli,
Milano, 1988. AA.VV. La nascita del comune moderno e del Ministero
dell’Interno nell’Italia Meridionale 1806-1815, Rivista Abruzzese di
ricerche storiche – Archivio di Stato di Teramo, Media Edizioni,
Mosciano, 2007.
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Fonti archivistiche:
Archivio comunale della Città di Giulianova, Archivio Parrocchia di San
Flaviano; Archivio del Senato della Repubblica, Libreria del Senato,
Archivio di Stato di Teramo e Archivio privato De Berardinis.
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Fonti da siti web:
www.senato.it,
www.giulianovaweb.it e
www.lagrandeguerra.net
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