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Carino Cordone

 

Giuliesi, brava gente
Carino Cordone, il poeta delle “cucciòle”
di Cesare Marcello CONTE
In un’epoca come la nostra, in cui non passa giorno senza che i giornali ci portino notizie allarmanti, si dimentica facilmente che la vita elementare continua a svolgersi sulla terra, come ha sempre fatto. E’ bene per l’uomo non perdere di vista certe verità, come l’esistenza di certi ordinamenti stabili, antichissimi, che nessuna follia di dittatore potrà mai sovvertire.
Sarebbe bello, per esempio, spegnere un poco la televisione o buttare via il giornale, e uscire, nel tepore della notte, per assistere allo spettacolo della natura. Oppure, ancora, uscire alle prime luci dell’alba, andare sulla riva del mare e osservare, mentre il possente respiro del mare stesso fa da sottofondo sonoro al mistico pulsare della vita, le mille e mille conchiglie, grandi e piccole, di ogni forma e colore, lasciate dalle onde sulla battigia: sono quanto resta dei molluschi, i loro “scheletri”, l’ultima, testimonianza della loro esistenza. C’è, però, a Giulianova, qualcuno che ridà loro la “vita”, utilizzandole come materiale per la composizione di immagini, quasi come le tessere di un mosaico.
Questo qualcuno è Carino Cordone, che, con infinita pazienza, le cerca, le trova, le tratta e le utilizza per i suoi “quadri”; senza l’ausilio di vernici, colori o altro, riesce a riprodurre bellissime immagini, usando solo conchiglie, collante e tanta, tanta perizia e fantasia. Abbiamo incontrato Carino ed è facile parlare con lui, disponibilissimo com’è, nonostante una naturale ritrosia, dei suoi lavori.
Giulianova (1999  cm 45x40)
 

     
Come hai cominciato questo lavoro?
Chiariamo, innanzi tutto, che questo non è il mio lavoro; io, di professione, sono acconciatore per uomo ed “artista” (passami il termine, nel mio caso, del tutto improprio) per diletto. Quando la sera, dopo una giornata di lavoro vero, torno a casa, anzichè stare davanti alla televisione, preferisco dedicarmi a questo “hobby. Ecco, forse questo è il termine più appropriato per la mia attività. Ho cominciato a realizzare le prime opere perchè volevo riprendere a giocare, anche se si tratta di un gioco faticoso. Tu sai che quelli della nostra generazione sono stati derubati dell’infanzia, cioè del tempo dell’innocenza e del gioco: l’unico gioco che ci è stato permesso era quello di chi arrivava prima al rifugio.
 
Come realizzi i tuoi lavori?
Li realizzo con materiali che diventano immagini. Il materiale si trova nella natura e nell’uso che se ne fa. Ogni cosa ha il suo materiale ed ogni materiale ha la propria forma, non si può andare oltre. Io uso conchiglie vuote, materiale “morto” per definizione. Riesco a farle “rivivere”, facendo di esse un uso “altro”.
 
Ha molta importanza per te il giudizio degli altri?
Certo che ha molta importanza cantare a vuoto non serve a nessuno. Mi fanno piacere gli apprezzamenti, come mi dispiacciono le stroncature, se non hanno in sè qualcosa di costruttivo.
 
Cosa vuoi esprimere col tuo lavoro?
E un contributo all’interpretazione del vissuto?
Non è mai un contributo, a niente e a nessuno; semmai è un furto! Anche se regalo una delle mie opere, rubo una parte del modo di vedere di chi lo riceve. Si dice che questa sia l’epoca dell’immagine; ma è sempre stato così: l’uomo ha sempre comunicato attraverso le immagini. Ogni artista, in fondo, non fa che aggiungere qualcosa di suo a quel che è già stato detto. Anche se trovo molte difficoltà nel tentativo di riprodurre la luminosità di un quadro, il rigore del disegno, l’importanza delle forme, mi consolo pensando che, in fondo, sono solo un dilettante che ha molto da imparare, per di più legato al tipo di materiale usato: non posso mescolare le conchiglie per ottenere particolari tonalità, come è possibile fare, invece con i colori.
 
Come scegli le opere da riprodurre?
Non sono legato ad un tipo definito di immagine: io scelgo solo quello che colpisce la mia sensibilità; può trattarsi di una fotografia, di una cartolina, di un quadro celebre, oppure di un’idea che mi passa per la testa.
 
Sei sempre soddisfatto delle tue opere?
Mai. Appena ho finito un “quadro”, subito comincia l’autocritica. E trovo tanti, troppi dettagli che avrei preferito definire meglio, forse utilizzando un altro tipo di conchiglia o lo stesso tipo, ma di altro colore. Di tutti questi appunti, unitamente a quelli mossi da chi vede il quadro, faccio tesoro per la prossima opera.
 
Quale delle tue opere è quella che ti piace di più?
La prossima. E’ da stupidi pensare di essere arrivati: c’è sempre qualcosa da imparare per fare meglio. La curiosità è il motore della vita; se cessa la curiosità, si è alla fine.
 
Sarebbe troppo lungo raccontare lo stupore per le bellissime opere di Carino; per fortuna nostra e di tanti altri, ogni tanto si degna di partecipare a qualche mostra, dando modo a tutti di godere dei suoi tesori.
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