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Giuliesi, brava gente
Carino
Cordone, il poeta delle “cucciòle”
di Cesare
Marcello CONTE
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In
un’epoca come la nostra, in cui non passa giorno senza che i giornali ci
portino notizie allarmanti, si dimentica facilmente che la vita elementare
continua a svolgersi sulla terra, come ha sempre fatto. E’ bene per l’uomo
non perdere di vista certe verità, come l’esistenza di certi ordinamenti
stabili, antichissimi, che nessuna follia di dittatore potrà mai sovvertire.
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Sarebbe
bello, per esempio, spegnere un poco la televisione o buttare via il
giornale, e uscire, nel tepore della notte, per assistere allo spettacolo
della natura. Oppure, ancora, uscire alle prime luci dell’alba, andare sulla
riva del mare e osservare, mentre il possente respiro del mare stesso fa da
sottofondo sonoro al mistico pulsare della vita, le mille e mille
conchiglie, grandi e piccole, di ogni forma e colore, lasciate dalle onde
sulla battigia: sono quanto resta dei molluschi, i loro “scheletri”,
l’ultima, testimonianza della loro esistenza. C’è, però, a Giulianova,
qualcuno che ridà loro la “vita”, utilizzandole come materiale per la
composizione di immagini, quasi come le tessere di un mosaico.
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Questo
qualcuno è Carino Cordone, che, con infinita pazienza, le cerca, le trova,
le tratta e le utilizza per i suoi “quadri”; senza l’ausilio di vernici,
colori o altro, riesce a riprodurre bellissime immagini, usando solo
conchiglie, collante e tanta, tanta perizia e fantasia. Abbiamo incontrato
Carino ed è facile parlare con lui, disponibilissimo com’è, nonostante una
naturale ritrosia, dei suoi lavori.
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Come
hai cominciato questo lavoro?
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Chiariamo, innanzi tutto, che questo non è il mio lavoro; io, di
professione, sono acconciatore per uomo ed “artista” (passami il
termine, nel mio caso, del tutto improprio) per diletto. Quando la sera,
dopo una giornata di lavoro vero, torno a casa, anzichè stare davanti
alla televisione, preferisco dedicarmi a questo “hobby. Ecco, forse
questo è il termine più appropriato per la mia attività. Ho cominciato a
realizzare le prime opere perchè volevo riprendere a giocare, anche se
si tratta di un gioco faticoso. Tu sai che quelli della nostra
generazione sono stati derubati dell’infanzia, cioè del tempo
dell’innocenza e del gioco: l’unico gioco che ci è stato permesso era
quello di chi arrivava prima al rifugio.
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Come
realizzi i tuoi lavori?
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Li
realizzo con materiali che diventano immagini. Il materiale si trova
nella natura e nell’uso che se ne fa. Ogni cosa ha il suo materiale ed
ogni materiale ha la propria forma, non si può andare oltre. Io uso
conchiglie vuote, materiale “morto” per definizione. Riesco a farle
“rivivere”, facendo di esse un uso “altro”.
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Ha
molta importanza per te il giudizio degli altri?
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Certo
che ha molta importanza cantare a vuoto non serve a nessuno. Mi fanno
piacere gli apprezzamenti, come mi dispiacciono le stroncature, se non
hanno in sè qualcosa di costruttivo.
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Cosa
vuoi esprimere col tuo lavoro?
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E un
contributo all’interpretazione del vissuto?
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Non è
mai un contributo, a niente e a nessuno; semmai è un furto! Anche se
regalo una delle mie opere, rubo una parte del modo di vedere di chi lo
riceve. Si dice che questa sia l’epoca dell’immagine; ma è sempre stato
così: l’uomo ha sempre comunicato attraverso le immagini. Ogni artista,
in fondo, non fa che aggiungere qualcosa di suo a quel che è già stato
detto. Anche se trovo molte difficoltà nel tentativo di riprodurre la
luminosità di un quadro, il rigore del disegno, l’importanza delle
forme, mi consolo pensando che, in fondo, sono solo un dilettante che ha
molto da imparare, per di più legato al tipo di materiale usato: non
posso mescolare le conchiglie per ottenere particolari tonalità, come è
possibile fare, invece con i colori.
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Come
scegli le opere da riprodurre?
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Non
sono legato ad un tipo definito di immagine: io scelgo solo quello che
colpisce la mia sensibilità; può trattarsi di una fotografia, di una
cartolina, di un quadro celebre, oppure di un’idea che mi passa per la
testa.
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Sei
sempre soddisfatto delle tue opere?
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Mai.
Appena ho finito un “quadro”, subito comincia l’autocritica. E trovo
tanti, troppi dettagli che avrei preferito definire meglio, forse
utilizzando un altro tipo di conchiglia o lo stesso tipo, ma di altro
colore. Di tutti questi appunti, unitamente a quelli mossi da chi vede
il quadro, faccio tesoro per la prossima opera.
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Quale
delle tue opere è quella che ti piace di più?
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La
prossima. E’ da stupidi pensare di essere arrivati: c’è sempre qualcosa
da imparare per fare meglio. La curiosità è il motore della vita; se
cessa la curiosità, si è alla fine.
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Sarebbe troppo lungo raccontare lo stupore per le bellissime opere di
Carino; per fortuna nostra e di tanti altri, ogni tanto si degna di
partecipare a qualche mostra, dando modo a tutti di godere dei suoi
tesori.
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