Giulianova sul Web: Arte, Cultura, Storia e Turismo

Personaggi Giuliesi - personaggi di Giulianova (Te)
 

Personaggi giuliesi, Uomini giuliesi, Artisti di Giulianova, Personaggi di Giulianova, Giulianova, Pesonalità di Giulianova, personalità giuliesi, persona importante di Giulianova, persona importante giuliesi

Album fotografico Madonna dello Splendore Museo dello Splendore Eventi a Giulianova Turismo Giulianova

 

Bruno Sebastiani
Bruno Sebastiani
PRIMO FOTOGRAFO PROFESSIONISTA
DI GIULIANOVA SPIAGGIA
di Donato Marcone
Notizie biografiche

Figlio di Vittorio e di Giovanna Maria Lopez, Bruno Sebastiani nasce a Vidor (Treviso) nel 1922.

  Nel 1939 – dopo aver compiuto gli studi professionali a Verona – insieme alla mamma e al fratello Temistocle, va a Mogadiscio a riprendere il padre, ufficiale di fanteria originario di Giulianova, che sarebbe dovuto andare in pensione verso la fine di quell’anno.

 
 
Bruno in età giovanile

Lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale01 congela, purtroppo, il collocamento a riposo del padre e Bruno, con tutta la famiglia, rimane in Somalia una decina d’anni. Rientrato in Italia, vive ancora alcuni anni nel Veneto, regione d'origine della madre. Poi, nel 1952, insieme ai familiari, si stabilisce definitivamente a Giulianova, dove è primo cittadino il maestro Amedeo Grue02 e dove, precedendo di circa un anno e mezzo il collega Arino Vanni03, apre – in via Nazario Sauro – il primo studio fotografico professionale di Giulianova Spiaggia04.

 
 
Bruno e il padre Vittorio
Successivamente, sposa Silvana Lamolinara05 e diventa padre di due figli: Tamara, che è sposata e insegna lingue a Roma, e Vittorio, che nel maggio 1988 è subentrato all’attività paterna e che, via via, ha trasformato l’ex studio-negozio-laboratorio paterno in uno dei negozi d’ottica più chic della costa teramana.

Per quasi un quarantennio, in provincia e anche fuori, Bruno Sebastiani è stato il fotografo più conosciuto di Giulianova; in particolar modo della Spiaggia, che ha visto via via crescere e trasformarsi nel bene e nel male e di cui ha ritratto scorci, vedute, cerimonie, avvenimenti, manifestazioni e, soprattutto, volti. Tanti, tantissimi volti. Volti di persone che sono rimaste nell’anonimato e volti di persone che sono state – o diventate – rinomate, importanti, celebri, famose.

 

 
Bruno Sebastiani, fotografo di Giulianova Spiaggia dal 6 giugno 1952, nel suo consueto atteggiamento  scrutatore06.

L’amico e il professionista

Cordiale con i clienti, generoso con gli amici, leale con i dipendenti, innamorato della sua città adottiva e del proprio lavoro, sempre pronto a dare una mano a chi in difficoltà07, Bruno, oltre che un attento e bravo fotografo di cronaca, di costume e di cerimonie pubbliche e private, è stato fotografo di fiducia delle più rinomate famiglie giuliesi (Migliori, Ciafardoni, Gasbarrini ...), della colonia "Rosa Maltoni"08, dei medici dell'Ospedale Civile, dei Carabinieri, della Polizia, della Finanza…

Durante le calde e afose giornate estive, quando la gente stava al mare e non nei negozi o per il corso (Nazario Sauro), anziché rimanersene ad aspettare che qualcuno andasse a farsi fotografare nel suo studio-negozio-laboratorio, indossava la sua caratteristica tenuta da spiaggia09, si armava della sua fidata Rolleiflex e, percorrendo la spiaggia in su e in giù, conseguiva, contemporaneamente, tre piacevoli risultati: prendere il sole, guadagnarsi una buona giornata, fotografare le "bellezze al bagno" del tempo, alle quali, non dormendo la notte, riconsegnava puntualmente le foto il giorno successivo.

 
Bruno, in tenuta estiva “da corso” nella seconda metà degli anni Settanta, mentre conversa con il neovigile urbano Elido Macera, diventato poi apprezzato attore della Compagnia Dialettale Giuliese10 e abituale portatore del gonfalone del Comune di Giulianova nelle varie manifestazioni civili e religiose.

Il coscienzioso datore di lavoro

Lavorando sempre con serietà e professionalità, ma soprattutto con gentilezza, delicatezza e riservatezza, Bruno ha ingrandito via via la sua attività fino ad assumere anche dei dipendenti, per i quali – contrariamente a quanto fatto da tanti datori di lavoro e come tuttora testimoniato dai suoi due ultimi ex dipendenti Pasquale Vagnozzi11 e Paolo Romani12 – ha sempre versato i dovuti contributi previdenziali.
Le sue amarezze lamentate nei nostri ultimi incontri?
Principalmente tre:

     la chiusura del passaggio a livello di via Nazario Sauro, a suo dire, “voluta apposta per declassare la più nota e importante strada di accesso al mare del Lido”13,

 

      la tramontata gioventù e l’inarrestabile  avanzata della terza età, che, purtroppo, sta ridimensionando le sue svelte e lunghe passeggiate sulla spiaggia e per via Nazario Sauro.

 
Bruno pensoso14
     la fine dello studio-negozio fotografico creato nel giugno 1952 e, nel maggio 1988, lasciato al figlio Vittorio che, alla fotografia, ha preferito l’ottica;
 
Bruno rassegnato15
I suoi compiacimenti?
Anche se non se n’è fatto mai vanto, pure questi principalmente tre:
     l’aver lavorato con serietà e professionalità;
     l’aver versato i contributi ai propri dipendenti;
     l’essere stato, oltre che di buon gusto e di buon cuore, anche di buon senso; vale a dire pragmatico, concreto, realista.
I ricordi personali dello scrivente?
            Tanti. Sono tanti perché nel suo negozio, oltre che andarci a portare i rullini di diapositive da sviluppare e intelaiare, ci entravo spesso e volentieri anche per scambiare “due chiacchiere”, trovandomi a mio agio non soltanto con lui personalmente, ma pure con i suoi familiari e con i suoi due suddetti dipendenti.
I ricordi vanno dai succhi di frutta e dai “bicchieri d’acqua” servitici dal sempre gentile e cordiale Sabino16 nella “Pizzeria In”17, agli argomenti di tecnica fotografica pratica e teorica, ai ragionamenti sull’assurdità di chiudere il passaggio a livello, ai “due passi” per via Nazario Sauro, ai racconti dell’ormai andata gioventù, alla tangibile sensazione della progressiva diminuzione delle forze fisiche e mentali… alla balordaggine dei “decreti  delegati”.
E a proposito di questi ultimi mi piace riportare qui appresso una sintetica ricapitolazione di quanto accaduto tra me e lui a “Zona Orti”18 sul nascere della nostra amicizia e a pochi mesi di distanza dall’entrata in funzione di questo nuovo plesso scolastico.
Prima dell’inizio dell’anno scolastico 1974-75, l’allora direttrice Margherita Rubei19, per eliminare i doppi turni nel plesso “Acquaviva”, chiese alla maestra Rosaria Ursini nata Sechini il favore di spostarsi per un anno – con la propria classe composta di 30 alunni, dei quali faceva parte anche Vittorio Sebastiani – da Viale Orsini a Zona Orti.
Verso la fine del mese di gennaio 1975, avvicinandosi il tempo della prima votazione per l’elezione degli organi collegiali previsti dai cosiddetti “decreti delegati”, la direttrice Rubei incaricò gli insegnanti del II Circolo Didattico di Giulianova di riunire i genitori degli alunni delle proprie classi per informarli sommariamente (al resto ci avrebbero pensato i vari sindacati e i partiti, considerato che le prime votazioni furono molto politicizzate) sullo spirito di detti decreti e, quindi, sugli imminenti cambiamenti scolastici che ci sarebbero stati; sulle scelte che avrebbero potuto fare; sulle cariche che - volendo - avrebbero potuto ricoprire; sulle influenze positive - o negative - che avrebbero potuto esercitare; sul ruolo determinante - o apparente - che avrebbero potuto svolgere; sulle prospettive di poter migliorare - o peggiorare - il rapporto scuola-famiglia, scuola-enti, scuola-territorio, scuola-società.
Nel pomeriggio del giorno convenuto per l’incontro, mentre salgo la seconda rampata di scale, Bruno, che, con alcuni altri genitori, già stava sul corridoio in attesa dell’arrivo della maestra del figlio, indicando me e rivolto agli altri, esclama:
Ah, ecco! Adesso ci facciamo dire da lui quello che deve dirci la maestra e ce ne andiamo via, senza stare a perdere tempo.
Poi, nel frattempo che arrivo in cima alla rampa, chiama intorno a sé gli altri genitori e, all’inizio del corridoio che debbo percorrere per arrivare nella mia classe situata nell’estrema parte sud-ovest dell’edificio, mi fa cenno con la mano di avvicinarmi a lui e contemporaneamente mi dice:
Vieni, vieni qui un momento.
Dopo, quando mi ha di fronte, mi chiede:
Ma, dimmi un po’, che cosa volete voi maestri che ci veniamo noi a fare a fare? Noi la scuola non possiamo, sappiamo e non dobbiamo farla. Non possiamo farla perché non abbiamo tempo, dobbiamo lavorare; non sappiamo farla perché ci manca la professionalità, non dobbiamo farla perché ci state voi, che siete pagati apposta per farla. Altrimenti, lo Stato che vi paga a fare?
Un po’ ridendo, gli dico:
E chi te l’ha detto che voi non sapete insegnare? Tu, ad esempio, con l’esperienza che hai, una lezione di fotografia la faresti sicuramente più attraente, esauriente e soddisfacente di me.
E lui, di rimando:
Senti, un po’. Non andiamo per le lunghe, ché posso perdere tempo, debbo andare in negozio.
Incamminandomi, gli dissi:
E io debbo andare nella mia classe.
Mi disse lui:
Eh no! Non scappare. “Nella tua classe, ci vai dopo che, in poche parole, ci hai spiegato che cosa sono e che cosa vogliono i decreti delegati.
Siccome mancavano ancora alcuni minuti alle 16, ora d’inizio dell’incontro, gli dissi che i cosiddetti “Decreti delegati” erano delle leggi emanate dal Governo per incarico del Parlamento.
Sorridendo, disse:
Questo l’abbiamo capito. Non abbiamo capito invece cosa vogliono questi decreti e che cosa volete voi maestri da noi genitori.
    Gli dissi che, personalmente – all’infuori di una corretta reciproca collaborazione per il bene dei ragazzi – noi maestri, da loro genitori, non volevamo proprio niente, ma che era lo Stato a volere che essi entrassero a far parte attiva della nuova scuola per apportavi il loro utile contributo.
Bruno tentennò un po’ la testa e disse:
Questi incompetenti di politici e sindacalisti, dopo aver rovinato la giustizia e la sanità,  si sono messi in mente di rovinare pure la scuola.
    Più per non dargli corda che per convinzione, gli dissi:
Può essere, ma l’entrata dei genitori nella gestione della scuola è da vedersi soltanto dalla parte negativa. La vostra presenza scuoterà, la rinnoverà, la modernizzerà…
Stavo per aggiungere “l’adeguerà alla vita moderna…, quando mi interruppe e disse:
La nostra presenza la farà diventare un casino dove non ci si capirà più niente. I genitori, a scuola, ci devono andare solo per portarci i figli, non per comandarci. La scuola la devono fare i maestri. Voi maestri la dovete fare, non noi genitori. Altrimenti, voi che ci state a fare a scuola? Solo per prendere lo stipendio?
Noi, i figli ve li dobbiamo soltanto mandare e stare attenti a che siano educati e rispettosi. Al resto – alla programmazione, allo svolgimento del programma, alla valutazione del profitto, alla disciplina, alla promozione, alla bocciatura – ci dovete pensare voi. Non potete delegare noi a fare cose che non sappiamo e non possiamo fare.
Noi non possiamo stare a perdere tempo con voi che, lavorate o non lavorate, rendete o non rendete, il 27 andate sempre a riscuotere allo sportello. Noi, invece allo sportello ci andiamo soltanto per pagare.
Per incassare, noi dobbiamo lavorare, produrre, soddisfare, tollerare, sopportare la gente che a volte ti fa girare proprio le cosiddette scatole e che, nonostante tutto, devi sempre trattare con gentilezza e cortesia, perché, altrimenti, non ci solo non ci torna essa, che, da un lato potrebbe farti pure piacere,  ma non ci fa venire neppure gli altri.
Gli dissi che ciò che lui diceva era senz’altro sensato, ma che la scuola per stare al passo con i rapidi cambiamenti della società aveva bisogno anch’essa di rinnovarsi e che il nuovo il nuovo ordinamento degli organi collegiali con la chiamata in causale diverse componenti avrebbe potuto costituirne una buona occasione.
    Mi chiese:
E tu ci credi?
Gli riposi:
        Io ci spero.
E lui:
         Lo sai come morì chi visse sperando?
Gli dissi:
         Sì lo so, ma non te lo posso dire, perché è tardi e me ne debbo andare.
A quel punto, visto che io ero determinato ad andarmene perché erano le quattro, mi disse:
Sì. Va' va', ché adesso, il tempo di farmi vedere dalla maestra di Vittorio, e me vado anch’io.
Anni dopo, mentre Vittorio frequentava le scuole medie, ogni tanto, sorridendo, mi chiedeva:
Beh, allora come va la nuova scuola?
Io gli, ironicamente, gli rispondevo:
Bene!
E aggiungevo:
La scuola va bene. Siamo noi che adiamo male, perché ci facciamo vecchi.
E lui, che capiva a volo l’antifona:
Te lo dicevo io allora che la scuola sarebbe diventata un casino?
Qualche anno addietro, uscendo dal negozio di ferramenta di Vinicio Persiani e tornando alla macchina parcheggiata in via Alleva, vidi Bruno seduto in via Matteotti, sul sedile verde che sta vicino alla sua casa. Mi avvicinai, lo salutai, mi sedetti vicino a lui e, insieme, ricordammo qualche persona di comune conoscenza e alcuni avvenimenti degli anni passati.
Tornati a parlare di scuola, a un certo punto gli chiesi:
Ma tu come facesti a capire in anticipo che i Decreti delegati, avrebbero rovinato la scuola?
Mi rispose:
C’era poco da capire. Dopo quanto successo in seguito alla politicizzazione della giustizia e della sanità non si poteva non immaginare che nella scuola, dove, in aggiunta, entravano pure i genitori, le cose fossero andate peggio. Era scontato che con l’entrata dei genitori, dei politici e dei sindacalisti la scuola sarebbe andata allo sbando, precipitata nel caos, scaduta sia sotto gli aspetti programmatici, umani, culturali… sia sotto quelli professionali, comportamentali, disciplinari…
Ascoltandolo, mi tornarono in mente gli ultimi versi della poesia “In Occidente” di Giovanni Pascoli:
«… non sapeano i sette colli, assorti,
ciò che sapevate voi, o catacombe»
    e gli dissi:
        Vuoi sapere una cosa?
Non pronto come una volta, mi chiese:
        Che cosa?
Gli dissi:
 Tu, che nella scuola c’eri entrato soltanto per fare delle fotografie o per andare parlare con gli insegnanti dei figli, con il tuo buon senso, avevi visto più lontano dei pedagogisti, dei programmatori, dei legislatori, del ministro, dei dirigenti e funzionari scolastici.
Svigorito, ma sempre amareggiato, mi disse:
Quegli incompetenti dei politici, che credono di essere competenti di tutto, purtroppo, non sono competenti di niente. Quelli sanno solo fare danni, che – poi – sono sicuri di non dover pagare di persona. E le leggi non le fanno neppure uguali per tutti. Basta prendere ad esempio il caso dei passaggi a livello. Quelli di Tortoreto e Roseto esistono ancora. Quello di Giulianova, invece, che sta tra i due, è stato chiuso. Questa, purtroppo, è l’Italia di adesso. Ma lasciamo perdere, ch’è meglio non pensarci.
Alzandomi, gli dissi:
Purtroppo,
«Dei peccati dei signori fan penitenza i poveri»”
Alzandosi pure lui, sospirando concluse:
“Eh sì”.
Ci salutammo con la consueta cordialità e, entrambi compiaciuti dell’incontro, ce ne tornammo, pensosi, ognuno alle nostre rispettive case.
Dopo di allora ci siamo rivisti altre volte, ma ci siamo limitati solo a convenevoli saluti di circostanza. Vale a dire: Come stai? Dove vai? Cosa fai?... Ciao, arrivederci, statti bene…
E’ morto al “Residence Cristal” di Giulianova il 4 agosto 2005.
                                                                           ***
Nello scrivente e in tanti che l’hanno conosciuto, Bruno lascia il ricordo di un uomo amante sì dei piaceri della vita, ma osservante anche dei doveri dell’individuo, che, come il maestro Antonio Guidobaldi, compendiava spesso nel trinomio Dio-Patria-Famiglia, a cui, di fatto e non a chiacchiere, aggiungeva anche quello verso i lavoratori. Ma “quelli veri”, ci teneva a sottolineare. Sottolineatura che, scherzando, rimarcava anche quando nelle discussioni amichevoli venivano tirati in ballo partigiani e amministratori; in particolar modo quelli locali, dei quali dava l’impressione di conoscere abbastanza vita e miracoli.
Un santo? No, nemmeno a pensarci. Un uomo? Un uomo, sì. Un uomo che, a seconda dei diversi punti di vista, poteva avere più difetti o più virtù, ma certamente un uomo che sapeva accettarsi per quello che era e che, con rassegnazione (non so dire se cristiana o meno), ha saputo affrontare gli alti e bassi della vita senza vanagloriarsi nella fortuna e senza disperarsi nella sventura.

NOTE:

01. Inizio della seconda guerra mondiale. Il 1° settembre 1939, giorno d’inizio dell’invasione della Polonia da parte dell’esercito tedesco.
02. Amedeo Grue, sindaco di Giulianova dal 7 aprile 1946 al 18 febbraio 1961. Cfr. Ottavio Di Stanislao, Sindaci giuliesi, in “La Madonna dello Splendore”, n. 22 (22 aprile 2003), p. 145.
03. Arino Vanni (1924-1966).. Dopo la prematura scomparsa di Arino (diminutivo di Ario), la titolarità dell’esercizio passa prima alla moglie Maria Galantini e, successivamente, alla figlia Cinzia.
04. Primo studio fotografico di Giulianova Spiaggia. Secondo quanto risulta dal registro storico delle imprese della Camera di Commercio di Teramo, Bruno Sebastiani ha iniziato l’attività di fotografo il 6 giugno 1952; Arino Vanni (1924-1966) nel 1954.
05. Silvana Lamolinara. Sorella della più conosciuta Memena, che, sino a non molti anni fa, ha avuto un rinomato negozio di abbigliamento nello stabile a est della Farmacia Di Felice, dirimpetto allo studio fotografico Vanni.
06. Allo scrivente ricorda quando – nel corso di una discussione con il suo dipendente Pasquale in merito all’invio di un rullino a un laboratorio piuttosto che a un altro – prima, distaccato, guarda, osserva, ascolta, non interviene; poi mi si avvicina, mi dà un’amichevole spallata e mi dice: “Lascialo stare quello. Noi due andiamo al bar, dai! Della questione ne parli con me. Dopo, però”.
07. Generosità di Bruno. La signora Maria Galantini (vedova di Arino e madre di …… che l’anno aiutata…….) racconta che dopo l’improvvisa e prematura del marito – quando si trovò improvvisamente a gestire un’attività in cui non era  bene addentro – Bruno si comportò da gran signore. Non solo non cercò di toglierle i clienti, ma, addirittura, si rese disponibile ad aiutarla concretamente nel lavoro di sviluppo e stampa. Lavoro che nella seconda metà degli anni Sessanta richiedeva ancora tanta competenza e professionalità. Allora, al contrario di oggi – penso sia proprio il caso di ricordarlo o di farlo sapere – lo sviluppo e la stampa delle fotografie non venivano fatti dai grandi laboratori, ma direttamente dai fotografi nelle proprie apposite “camere oscure”.  E i clienti, se non rimanevano soddisfatti del risultato, cambiavano facilmente negozio. Allora non era come oggi che, lo porti da Tizio o da Caio, il rullino viene sempre sviluppato e stampato da Sempronio. In quegli anni, tranne che nelle grandi città, la figura dei Semproni non esisteva ancora e Tizio e Caio dovevano svilupparsi e stamparsi le foto per conto proprio, cercando di offrire il massimo della qualità. E la qualità – oltre alla disponibilità, alla cordialità, alla puntualità – faceva la differenza tra un fotografo e l’altro. Differenza che, al dunque, si concretava nell’aumento, nella stabilità o nella diminuzione della clientela e quindi del grado di profitto o guadagno che dir si voglia.
La signora Maria racconta pure che, in quei momenti difficili, ha trovato tanta comprensione, solidarietà e disponibilità anche nel fotografo Carlo Collevecchio di Giulianova Paese.
08. Rosa Maltoni (1859-1905). Maestra elementare, madre di Benito Mussolini. Contrariamente al marito Alessandro, un eretico rivoluzionario mangiapreti, Rosa “…era una devota cattolica che fece battezzare i figli e li conduceva alla messa tutte le domeniche. […] erano soprattutto i suoi guadagni che mantenevano la famiglia”. (Denis Mack Smith, Mussolini, Club del Libro, Milano 1982, pag. 10].
09. Tenuta da spiaggia. Sandali, pantaloni corti, casacca bianca, cappello con visiera.
10. Compagnia Dialettale Giuliese. Compagnia teatrale che – su testi di Aldo Beccaceci e sotto la regia del dottore Piero Di Sante – ha rappresentato, con successo, le commedie: Chi muore giace, chi vive si dà pace? (1994); A lu lume di candela (1995); Voto a San Gabriele (1996); Cabaret 1 (1997); Cabaret 2 (1998); Concetta focardente (1999).
   Tra i vari interpreti, oltre all’autore Aldo Beccaceci e alla guardia municipale Elido Macera, ci si limita a ricordare (per reminescenza e conoscenza personale dello scrivente) il notaio Antonio Albini, il professore Gaetano Torresi, la commerciante Marina Palestini e la vigilessa Miria Di Bonaventura, la quale ultima ha fatto parte anche della filodrammatica “Nuovo Spazio” di Cellino Attanasio, diretta dall’insegnante in pensione Pasquale Di Menco.
   Le commedie sono state rappresentate al Cinema Teatro “Ariston” o al Centro Congressi “Kursaal”.
Il ricavato è stato devoluto in beneficenza alle associazioni di volontariato “Dono di Maria” di Giulianova, “Bambini di Chernobil” di Martinsicuro, “Croce Rossa Italiana” di Giulianova.
11. Pasquale Vagnozzi. Dopo il pensionamento di Bruno e l’abbandono del settore fotografico da parte di Vittorio, disponendo dei necessari contributi – piuttosto che iniziare a lavorare alle dipendenze di un altro o stare ad aprirsi un negozio per conto proprio, come fatto da Paolo – ha preferito anticipare di qualche anno l’andata in pensione.
12. Paolo Romani. Attuale titolare del “Centro Copy e Foto” situato a Giulianova Lido in via Belluno n. 7.
13. Chiusura del passaggio a livello. Avvenuta nel 1995 a seguito della delibera del Consiglio Comunale n. 180 del 12.3.85 (che prevedeva la soppressio­ne del passaggio a livello di via Nazario Sauro, una volta terminato il sottopassaggio di via Salerno) è stata preceduta da malumori, mugugni, lagnanze, proteste, manifestazioni, nascita di opposti comitati, scontri verbali… apparsi sia nelle pagine dei tre più diffusi quotidiani regionali (“Il Centro”, “Il Messaggero/Abruzzo”, “Il Tempo/Abruzzo”), sia in quelle della stampa locale e particolarmente sul settimanale “Piccola città” del quale si ricordano e riportano i seguenti titoli pubblicati a riguardo:
−  Che strano, il passaggio a livello chiuderà soltanto a Giulianova, a. XII, n. 1/estate (26.06.1993),  p. 4
−  Tutti davanti alle sbarre, a. XII, n. 14 (9 ottobre 1993), p. 5;
−  Per il sottopassaggio lettere anonime e denunce, a. XII, n. 15 (16 ottobre 1993), p.5;
−  Questa la convenzione che fa chiudere i passaggi al livello. … i passi fondamentali di un atto che ha “inguaiato” gli amministratori, a. XIII, n. 47 (23.07.1994), p. 8;
−  Caro passaggio a livello…  (concorso a premi tra tutti i bambini delle scuole elementari giuliesi indetto dal “Comitato pro Lido” e   “Contro-comitato” (Pds e Verdi) che si batte per la chiusura del passaggio a livello e l’istituzione dell’isola pedonale], a. XIII, n. 25 (29.10.1994), p. 7;
−  Quel cavalcavia pericoloso, a. XIII, n. 60 (29.10.94), p.5;
−  Il Msi rialza le sbarre. Concessa una proroga sino al 15 novembre…, a. XIII, n. 58 (15.10.94), p. 1;
−  Una lettera sulla città: Non chiudiamo le strade, apriamo più strade, a. XIII, n. 59 (22.10.94), pp. 2,3;
−  Travolti dal vento del sud. Ecco come gli amministratori spostano all'Annunziata il centro della città, a. XIII, n. 63 (19.11.94), p. 1.
14. Bruno assorto nei suoi pensieri. Pare voglia dire: “Ma perché Vittorio s’è messo in mente di lasciare un’attività sicuramente remunerativa, per aprirne una che potrebbe andargli anche male”? Oppure: “Ma come hanno potuto fare a decidere la chiusura il passaggio a livello”? Oppure… Foto Sebastian
15. Nel suo volto si può leggere, contemporaneamente, sia il rincrescimento di chi vede dileguarsi nel nulla la propria creatura sia la rassegnazione dello sconfitto che, pur se a malincuore, accetta e sottostà impotente alla realtà delle cose e agli scherzi mancini del fato, del destino, della sorte, della vita… o altro che dir si voglia. Foto Sebastiani
16. Sabino Mastromauro. Padre dell’avvocato Francesco, scelto dai Ds quale candidato sindaco alle prossime elezioni amministrative 2004, e dell’indimenticato odontotecnico Roberto (sposato con Anna Maria Taranto; padre di Noemi, Ilaria ed Elettra; morto improvvisamente agli inizi del mese di luglio 1995, mentre tornava dal calcio mercato di Milano insieme a Mastellarini, Quartiglia e Giorgini.
17. Pizzeria In. In, voce inglese che significa ‘dentro’. Viene usata per indicare qualcosa di buon gusto. Ilaria Mastromauro – quando veniva a scuola – diceva con orgoglio che il padre aveva scelto In perché corrispondente alle iniziali del suo nome e di quello della sorella Noemi.
18. Zona Orti. Plesso scolastico derivante il nome da quello della zona in cui si trova. Attualmente è denominato Don Milani.
19. Margherita Rubei. Direttrice didattica originaria di Amatrice (Aq). Ha diretto tutte le scuole elementari del Circolo Didattico di Giulianova dal 1964 al 1969; quelle del II Circolo dal 1969 al 1989.
Artisti giuliesi Giornalisti giuliesi Aziende giuliesi Campioni giuliesi

Home Personaggi

giulianova nel web

 

 
Guida turistica per Giulianova

  Webmasters: Alex e Umberto Raimondi