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L’Abruzzo con i suoi 130 chilometri di coste, le più alte vette dell’Appennino a ridosso del mare, un sistema sterminato di altipiani intramontani, tre grandi Parchi Nazionali e un Parco Regionale oltre a più di trenta Riserve Naturali, si presta in modo ottimale agli amanti della vacanza, nella quale sport e movimento divengono non solo il fine, ma il mezzo per assaporare fino in fondo le straordinarie risorse ambientali di questa regione. Ed in effetti dalla costa alle montagne c’è veramente l‘imbarazzo della scelta perché i luoghi d’Abruzzo offrono molteplici opportunità per trascorrere il tempo libero immersi nella natura e nelle attività che più ci piacciono.
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Giuliano Giorgini - Ciclista professionista

 
 

Giuliano Giorgini di Giulianova

Giuliano Giorgini,
12 marzo 1979 - XIV Tirreno Adriatico Tappa: L'Aquila Montegiorgio

Gruppo Sportivo GIS Gelati

D. S. Pieroni Piero
Equipaggiamento della squadra:
Bicicletta Benotto
Attacchi e selle Cinelli
Catena e ruote libere Regina Extra
Cerchi Nisi
Telaio Canotto
Raggi Lario
Gruppo Campagnolo Super Record
Punnapledl Sardi B.R.C.
Tubolari Clement
Nastro Benotto
Divisa ufficiale:
NEW POP - Jeans and Jackets - Montevarchi (AR)
NATALI - Maglierie Sportive - Pescia (PT)
GALLOTTI - Confezioni in pelle - Fabbiana di Montelupo
EUROFLEX-Valigie – Corrosoli (TE)
RENAL CALZATURE – Lazzaretto (FI)
FRACOR- Camicie -Spicchio (Empoli)
GULP IL BORSELLO - Polletterie - Alba Adriatico
ELETTROMARKET Di Monte - Giulianova (Teramo)
ISABELLA DE’ MEDICI - Casa Vinicola - Carretto Guidi (FI)
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FOTO- Sergio Penano- Brughiero (Milano)
STAMPA – Farfuglia Tipo-Litografia - San Bonifacio (VR)
 
Intervista
al ciclista giuliese Giuliano Giorgini
 
di Domenico Foglia
 
Giuliano Giorgini, classe l955, giuliese purosangue, è stato l’unico ciclista della provincia di Teramo ad aver gareggiato nei professionisti. Ha corso dal ‘79 all’’81 per i colori della Gis: una breve parentesi a cui però sono legati tanti bei ricordi.
Dopo il ritiro, è tornato nella sua Giulianova dove vive con la moglie Mara e il figlio Renato junior e dove ha preso le redini dell’attività paterna di venditore ambulante di arachidi (“è stato il primo e resterà il migliore”, come recita il suo slogan).
Giorgini appartiene a quella nidiata di ciclisti abruzzesi che con Masciarelli, Rabottini e Giuliani si fece onore negli anni ottanta. Tra i dilettanti, il giuliese vinse ben 111 volte e nel 173 fu il primo italiano ai mondiali juniores, ove giunse 22°.
Poi, nel 1979, il grande balzo tra i professionisti alla corte di capitan Roger De Vlaemink. E proprio all’amicizia con il fuoriclasse delle Fiandre sono riferiti i suoi ricordi più belli.
“Con Roger mi sono trovato sempre benissimo”, racconta. “Eravamo un’allegra brigata. Ricordo quella volta, in Belgio, quando comprammo una enorme torta all’insaputa dei dirigenti e la nascondemmo sotto il letto. De Vlaemink, che era golosissimo, la mangiò quasi tutta. Il giorno dopo ebbi il compito di movimentare la corsa e nonostante lo ‘stravizio’ della sera precedente, portai in fuga il mio capitano che vinse alla grande”.
Nel 1980 e ’81, Giorgini passa con Saronni. “Anche con lui c’è stata collaborazione perfetta. Ma devo dire che con il mio carattere aperto, sempre pronto a scherzare e sdrammatizzare, mi sono trovato bene con tutti. E poi Saronni era un tipo alla mano.
Più di Moser, che aveva un carattere un po’ scontroso. Una volta anzi lo feci arrabbiare di grosso. Partecipavamo ad un incontro di calcio di beneficenza. Eravamo uno contro l’altro e stavamo pareggiando. Improvvisamente partii in contropiede su passaggio di Panizza. Segnai e vincemmo 3-2. Credo che a tutt’oggi non me l’abbia ancora perdonata”. Da professionista Giorgini ha vinto numerose gare di ciclocross, disciplina nella quale, finalmente libero dai vincoli del lavoro di squadra, poteva far valere appieno le sue capacità.
E’ nel breve triennio di attività e’ stato presente in quasi tutti gli appuntamenti importanti: un Giro d’Italia, tre Tirreno-Adriatico, una Freccia Vallone, una Parigi- Bruxelles, e poi ancora: Giro delle Fiandre, Milano-San Remo, Giro della Catalogna, dei Paesi Baschi, di Romandia...
Sempre disponibile al gioco di squadra, buon passista capace di stare in fuga anche per 130 km., non ha mai avuto difficoltà a rimanere tra i primi. “Questo per me era già una grande soddisfazione che mi ha ripagato da grandi sacrifici. Il ciclismo infatti è uno sport durissimo occorre fisico a puntino, sacrificio, meticolosità nella preparazione. Ed è uno sport impietoso. Mi spiego: nel calcio, se non sei buono per la serie A, puoi sempre ripiegare nelle categorie minori, ma da noi no. O vai al massimo o sei tagliato fuori. Non c’è appello”. Ma il ciclista giuliese ai sacrifici è abituato. Come quella volta nel 1977 quando a Forlì fu investito da una vettura. Sembra finito. Per un periodo addirittura dovette allenarsi di nascosto contro il parere dei medici e tecnici, finché non recuperò del tutto. L’anno dopo vinse sette corse e poi divenne professionista. L’ultimo pensiero del nostro incontro va ad Adriano De Zan.
“E’ un gran signore. Conservo un ottimo ricordo di lui. Abbiamo giocato anche a tennis insieme. Sono rimasto amico anche di Giorgio Martino”. Purtroppo del caro De Zan non sentiremo le cronache del Giro.
Ci mancheranno molto il suo frasario da trent’anni sempre uguale eppure sempre affascinante, le sue “vistosissime calzamaglie”, la “maglia nera Capodivento”, i suoi “inquantochè” e “qualora”. Torna presto, caro vecchio Adriano.
  vedi le altre schede dei campioni giuliesi
 

 
Come molti centri abruzzesi situati lungo la costa, anche Giulianova è divisa in due insediamenti abitativi: uno, il paese originario, su una collina a breve distanza dal mare; l’altro, sviluppatosi negli ultimi anni, posizionato in prossimità della spiaggia. E proprio quest’ultima zona ha dato il là al boom turistico favorito da un’ottima ricezione alberghiera.  Importante anche l’attività ittica per la presenza del porto. Giulianova Paese, invece, garantisce ai visitatori opere artistiche di un certo rilievo. Le prime notizie della cittadina si hanno nel periodo romano quando era chiamata Castrum Novum. Nel Medioevo, invece, era nota come Castel Flaviano ma sul finire del 1400 fu il Duca Giuliantonio D’Acquaviva d’Aragona a conquistare il comune, che era stato al centro di numerose battaglie, e a dargli il proprio nome da cui deriva l’attuale Giulianova.

 

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