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Beccaceci: lo stile oltre la moda |
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di Luca Maggitti; Foto di Elio D’Ascenzo
Oscar
Wilde disse che la moda è così brutta che ogni sei mesi si è costretti a
cambiarla. Beato bastian contrario, con il gusto per la provocazione
(quando la provocazione si pagava con la prigione) e un talento speciale
per gli aforismi.
Penso ad
Oscar Wilde e mi dirigo verso Beccaceci, storico ristorante ‘di pesce’
gestito da Andrea Beccaceci, ennesimo anello di una catena del gusto che
ha attraversato tutto il ‘900 e che non vuole certo smettere nel terzo
millennio.
Beccaceci
è un sorriso in una via col broncio. Brutti palazzoni in cemento che
sembrano quasi nascondere quella nicchia, quella porta in legno al
civico 28 di Via Zola che immette nel ristorante. 350 metri quadri, di
cui 110 circa riservati agli ospiti (da 45 a massimo 70 coperti),
compreso un privé destinato a quelli che vogliono anche
approfondire percorsi enologici o assaggiare distillati.
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Andrea Beccaceci |
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l nome Beccaceci si trova affiancato al concetto di ospitalità e ristorazione
addirittura dalla fine dell’800, quando si hanno le prime notizie della
famiglia che gestiva un albergo a Giulianova. Andrea, trisnonno
dell’odierno Andrea, oltre a portare avanti un commercio di vini aveva
aperto una stazione di posta in cui si poteva mangiare e c’era ricovero
per viaggiatori e cavalli. L’albergo fu chiuso intorno agli anni ‘60 ma
prima, nel 1922, un altro Andrea, nonno dell’odierno, prese moglie e
aprì un caffé ristorante nel piazzale della stazione ferroviaria. |
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Iniziava
così una delle più lunghe tradizioni familiari della ristorazione
abruzzese.
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Il nonno
scomparve giovane, ma la mitica nonna guidò la cucina fino ai suoi
novant’anni, inculcando la passione anche alla nuora, Maddalena Mazzaufo,
che entrò in cucina nel 1953 e nel 1955 sposò il padre di Andrea, che
perciò oggi porta sulle sue capaci spalle di sportivo (due ore al giorno
di attività fisica, sempre e comunque) il secolo e oltre di saga
familiare con un sorriso da calciatore inglese, non intossicato cioè
dalle paranoie del mestiere. Oggi mamma Maddalena ha 71 anni e comanda
in cucina, mentre il figlio si prende cura della sala.
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Insieme a
loro una vera e propria famiglia di collaboratori: quattro in cucina e
tre in sala. Una squadra che è l’orgoglio del ristorante, visto che gli
annidi servizio vanno dai 10 ai 25, il ‘pivellino’ del gruppo ha
soltanto 5 annidi servizio, essendo entrato in sostituzione di un
cameriere andato in pensione. In tempi di turnover con le ali è
giusto rimarcare questo marchio di qualità che è poi parte di un
concetto che traspare in ogni angolo del locale: l’orgoglio di essere
parte di una vera e propria storia e la determinazione nella difesa e
nella valorizzazione della propria identità professionale, senza
strizzare l’occhio all’ultimo grido, ma parlando sempre a bassa voce.
Ecco quindi che Maddalena, più che andare a scuola di cucina è lei, con
le sue 71 primavere, una scuola di cucina. Andrea, classe 1961, moglie
avvocato e due figlioli, è cresciuto nel piano della costruzione che
ospita il ristorante: una casa senza uso di cucina, Quindi lungo
tirocinio fra i fornelli prima di passare a dirigere la sala, diventando
sommelier professionista nel 1988 e classificandosi, nel 1989 e nel
1991, primo sommelier d’Abruzzo sfiorando addirittura il titolo
nazionale nel 1989, quando per un soffio dovette accontentarsi del
secondo gradino del podio.
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Brodetto tradizionale alla Beccaceci |
Scampetti bolliti con salse |
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Oggi il
ristorante gestisce una clientela in larga parte trentennale, a sua
volta rinnovata nelle generazioni ma attenta a chiedere i piatti della
tradizione marinara dell’Abruzzo costiero teramano. E Beccaceci li
accontenta, allestendo menu che conservano la tradizione e poco regalano
all’improvvisazione.
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Marchio,
immagine, fidelizzazione. A parlare con Andrea questi termini, spesso
abusati e vuoti se collocati nelle ampolle di grandi trattati teorici,
prendono quasi il sapore del pesce, assumendo gustoso valore.
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Tanti i
personaggi che nel corso di quasi un secolo hanno visitato il
ristorante, ma uno ha lasciato il segno più degli altri. Si tratta di
Tazio Nuvolari che fece la felicità della nonna di Andrea, classe 1902,
che negli anni ‘40 cucinò per quello che Ferdinand Porsche definì:”Il
più grande pilota del passato, del presente e del futuro”: E quando,
anni dopo, il nipote chiese conto del menù, essendo curioso circa le
preferenze in fatto di pesce del campione, altra sorpresa: a quei tempi
il pesce era il cibo della povera gente, Nuvolari mangiò quindi pollo
con peperoni! Ai giorni nostri, invece, Beccaceci è soltanto pesce,
pescato nel tratto di mare Adriatico che va da San Benedetto del Tronto
a Termoli. Qualche rarissima eccezione per un’ostrica francese o
dell’astice, ma nulla più. Perché la delimitazione marittima? Perché,
secondo chi si prende cura degli ospiti, una sogliola o uno scampo
pescati da queste parti sono meglio di quelli pescati dalle parti della
Romagna o in altri tratti di mare.
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Calamari ripieni di scampi, Involtino di sogliola con riso selvaggio
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Spaghetti Senatore Cappelli con scampi, panocchie
e calamaretti |
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Dunque,
rigore nell’approvvigionamento degli alimenti e grande cura anche nella
scelta di olii e vini. Per quanto riguarda l’olio, in cucina si usa
soltanto olio extra vergine di Loreto Aprutino, mentre a tavola viene
servito anche olio di aziende teramane.
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I vini
abruzzesi sono poi proposti dallo staff ogni qual volta gli ospiti
delegano la scelta, per reale stima verso le aziende produttrici e
rispetto verso la qualità dei prodotti. La cantina è comunque fornita di
300 etichette, con 200 bianchi.
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Tradizione, pesce, olio, vino. Manca qualcosa agli ingredienti
occorrenti per fare di un buon ristorante un ristorante eccellente?
Forse il disincanto, la serenità di poter dire tutto quello che si pensa
senza preoccuparsi troppo di dover fare bella figura, consapevoli di
aver attraversato un tempo più lungo, molto più lungo, di un’andata di
moda.
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Andrea
Beccaceci, abituato a frequentare comunque il mondo dell’alta
ristorazione, concede i gradi di ’artisti’ della tavola soltanto a una
quindicina di chef su tutto il territorio italiano.
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E il
resto? Artigiani (Beccaceci compreso), spesso ottimi, ma artigiani che
un’eccessiva pressione dei mass-media rischia di trasformare in
guru che insegnano a mangiare e a vivere. Invece non è così, almeno per
il modus vivendi firmato Beccaceci.
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Qui, dove
la ristorazione è di casa da ormai troppi anni per raccontare storielle,
cucina è semplicemente cucina; quindi naturale ritrosia verso i
panegirici, ma pieno rispetto per tutti coloro che cercano di lavorare
bene per far crescere la ristorazione.
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Andrea
cita l’abruzzese Niko Romito,definendolo fuori-classe, e lo fa per dire
che spesso chi parla di ristorazione sbaglia a paragonare ristoranti
anche molto diversi fra loro.
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- Licenza di
esercizio n° 121
- Giulanova, 17
ottobre 1915
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Ad
esempio, paragonare un posto tradizionale come Beccaceci a un posto in
cui si fa ricerca come La Cantina di Epicuro è come scegliere fra giacca
e pantalone: servono entrambi per vestirsi, ma non svolgono la stessa
funzione.
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E allora
ci piace immaginare Andrea Beccaceci, con mamma Maddalena e tutta la
squadra, orgoglioso e dinamico nella tutela del suo presidio del gusto,
nel pieno rispetto delle altre espressioni della cucina ma con il
preciso obiettivo di continuare il suo originale percorso del gusto che
ha tanti anni e, quindi, non ha più paura del tempo.
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Accogliere
bene il cliente, consentirgli di scegliere persino la distanza da
concedere a chi lo serve, garantirgli alimenti di qualità e
interpretazioni in linea con la tradizione di Beccaceci: questi gli
elementi di una storia che continua. Il resto, per Andrea, sono solo
canzonette…
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Esco da
Beccaceci e mi accorgo di non aver chiesto ad Andrea se apprezza Oscar
Wilde. Pazienza. Di sicuro, però, ora so che non cambierà mai il suo
stile per seguire una moda qualsiasi.
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Beccaceci
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Via Zola, 28 — 64022 Giulianova (TE)
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Telefono 085.8003550 - Fax 085.8007073
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E-mail: andre.beccaceci2@tin.it
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Chiuso domenica sera e lunedì.
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Articolo tratto dalla rivista Il SegnaPosto, anno 2 numero 3
, Febbraio 2005 |
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Come molti centri abruzzesi situati lungo la costa, anche
Giulianova è divisa in due insediamenti abitativi: uno, il paese
originario, su una collina a breve distanza dal mare; l’altro,
sviluppatosi negli ultimi anni, posizionato in prossimità della
spiaggia. E proprio quest’ultima zona ha dato il là al boom
turistico favorito da un’ottima ricezione alberghiera.
Importante anche l’attività ittica per la presenza del porto.
Giulianova Paese, invece, garantisce ai visitatori opere
artistiche di un certo rilievo. Le prime notizie della cittadina
si hanno nel periodo romano quando era chiamata Castrum Novum.
Nel Medioevo, invece, era nota come
Castel Flaviano ma sul
finire del 1400 fu il Duca
Giuliantonio D’Acquaviva d’Aragona a
conquistare il comune, che era stato al centro di
numerose
battaglie, e a dargli il proprio nome da cui deriva l’attuale
Giulianova.
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