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I
tipografi Braga a Giulianova |
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di Cesare Marcello CONTE
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A Giulianova, quando si dice "BRAGA", il
pensiero corre immediatamente a Gaetano, insigne figura della storia
musicale italiana, onore e vanto del paese.
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Dallo stesso ceppo deriva un altro ramo, pur
esso importante, anche se non altrettanto famoso: quello dei Braga
tipografi, che inizia con Giulio figlio del fratello di Gaetano,
Francesco.
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Nato nel 1879, Giulio mostra, sin da
giovinetto, grande curiosità e passione per tutto ciò che è stampato,
quasi una predestinazione.
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Esaurito con buon profitto il ciclo scolastico,
cerca un'occupazione che gli consenta, come tanti altri fanciulli del
tempo, di dare una mano in casa.
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Trova posto come garzone
(apprendista-compositore, diremmo oggi) presso lo Stabilimento
Tipografico del Commercio di Francesco Pedicone, riuscendo così a
soddisfare la sua passione per i libri e le necessità di lavorare.
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La sua innata curiosità lo spinge ad imparare
quanto più possibile, muovendosi, dapprima con cautela e circospezione,
poi con sempre minori difficoltà, tra compositoi, vantaggi, balestre e
pinze.
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Lo affascina, soprattutto, la creazione della
pagina stampata: partire dall'ideazione, scegliere il carattere adatto
all'argomento trattato, seguendo il filo logico dell'intuizione sorretta
dell'esperienza, e, a lavoro compiuto, staccata dal piano la pagina
impressa, osservarla alla luce, con emozione e compiacimento. Ogni
volta, gli sembra si ripeta il miracolo della nascita, con la levatrice
che solleva il bambino al cielo, complimentandosi con i genitori.
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Giulio comincia a pensare di essere stato
fortunato ad aver trovato quel lavoro, quando Francesco Pedicone decide
di trasferire la Tipografia da Via dell'Asilo al Corso, "quasi a cercare
nella via centrale della città spazi meno eccentrici e più dilatati per
una volontà che già anelava a stampare qualcosa che fosse diverso dai
soliti bollettini degli enti pubblici, dai tradizionali manifesti, dalle
allegazioni forensi e dagli immancabili opuscoli di circostanza; il
Pedicone voleva, insomma, valicare (ma ci sarebbe riuscito solo
parzialmente) l'allora assai incerto confine tra attività tipografica ed
attività editoriale, reclamando un ruolo decisionale nella progettazione
delle pubblicazioni e facendosi egli stesso scopritore di talenti."
(Sandro Galantini)
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Questa concezione del lavoro del tipografo
coincide alla perfezione con quella di Giulio Braga, per il quale tutto
sembra procedere per il meglio: è ormai diventato un operaio provetto;
gli vengono affidati, con successo, anche lavori impegnativi.
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Se le soddisfazioni morali sono appaganti,
quelle materiali lo sono, però, punto o poco: il salario è appena
sufficiente a non morire di fame.
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Nel frattempo, Giulio si è sposato e sono
arrivati anche due figli: Armando nel 1907 e Francesco nel 1909.
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Le difficoltà economiche aumentano e la
situazione comincia a farsi insostenibile; quasi inevitabile arriva la
decisione di emigrare in America, dove pensa di potere sfruttare a
dovere la sua bravura di tipografo.
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Parte solo, nel 1910, lasciando a Giulianova
moglie e figli, con la promessa di tornare quanto prima, con i soldi
sufficienti a realizzare il suo sogno: una tipografia tutta sua.
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A Philadelphia lo attende sì un lavoro di
tipografo, ma in un giornale. Possiamo solo immaginare le difficoltà che
deve affrontare. Prima di tutte, quelle dell'inserimento in un contesto
che non è quello calmo e abitudinario della tipografia Pedicone, ma
quello convulso e travolgente, anche se per certi versi eccitante, di un
giornale americano.
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Giulio Braga stringe i denti e non si arrende;
anzi, nei ritagli di tempo, con la complicità di un altro italiano che
lavora con lui, cerca di prendere confidenza con una macchina
assolutamente nuova: la Linotype (Line of the type, cioé fusione di
tutti i caratteri in una riga di stampa) e vince un'altra battaglia:
diventa tanto bravo alla linotype da vedersi assegnato il compito di
lavorare alla STRINGERTYPE, una macchina di nuova concezione entrata in
tipografia nel 1916.
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Naturalmente, le notizie di guerra che
provengono dall'Italia e che passano per le sue mani, gli provocano
continue apprensioni e strette al cuore ed é con vera gioia che può
annunciare, sul giornale, non tanto la vittoria, quanto la fine della
guerra, che gli ha portato via tanti amici.
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Finalmente, ai primi del 1919, il ritorno in
Italia e l'impatto con una situazione poco felice: la guerra è si
terminata ma ha lasciato macerie, lutti e dolore. I reduci non trovano
lavoro e protestano; si tengono le prime manifestazioni nazionalistiche;
l'ombra del fascismo incombe minacciosa.
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Insieme al giovane Leo Leone ed al fratello di
questi, Mario, incurante della poco propizia temperie, Giulio Braga
riesce finalmente a realizzare il suo sogno di sempre: aprire la "sua"
tipografia. Ciò avviene nel 1920. La chiama T.A.L.I.A., acronimo di
Tipografia Artistica Libraria Industriale Abruzzese, con la precisazione
di "L'Economia".
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Giulio Braga è tanto innamorato della sua
creatura che non esita a chiamare la prima delle due figlie femmine
Talia, proprio come la tipografia.
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Pur tra difficoltà immaginabili, Giulio continua
il suo lavoro con passione, ma non si può sempre fare produzione
artistica. Per ovviare alle necessità giornaliere, bisogna stampare
anche manifesti, ricordini, annunci, mortuari, che consentono, quando
per fortuna ci sono, di tirare avanti alla meno peggio.
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Ogni pezzo che esce dalla tipografia, piccolo o
grande, poco o molto importante che sia, reca il segno inconfondibile
della mano di Giulio: inutilmente si cercherebbe traccia di sciatteria,
di disordine o di poca considerazione; tutto viene mantenuto su un
decorso livello di buona professionalità e, in qualche caso, si
raggiungono le vette dell'arte.
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Nel 1929, a conferma di quanto prima detto,
giunge il Diploma di Gran Premio della Mostra Campionaria di Firenze.
Del 1930 è, invece, la stampa di un'operina di Don Giuseppe Rega di
Roseto degli Abruzzi, intitolata "Virgilio". A proposito del libretto di
Don Rega, è forse il caso di precisare che il CLIO (Catalogo dei Libri
Italiani dell'Ottocento 1801-1900) lo cita erroneamente, anticipandolo
al 1900, quando lo Stabilimento Arti Grafiche Braga è ancora di là da
venire.
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Cessata la collaborazione dei fratelli Leone,
Giulio chiama a lavorare con sé il figlio primogenito Armando; appena
prima della seconda guerra mondiale, va a bottega anche l'altro figlio,
Ferruccio; Mario, studente a Teramo, parte, di lì a poco, per il
servizio militare.
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La famiglia si ricompone alla fine della guerra
e, con notevoli sacrifici, rimette in funzione l'attrezzatura
tipografica. La nuova situazione politica, con la ripresa dell'attività
dei partiti, fornisce buone occasioni di lavoro, così come
l'Amministrazione comunale con le commesse per la ristampa della
modulistica amministrativa (è stata utilizzata tutta quella intestata al
passato regime, modificata con un semplice tratto di penna).
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Sono, comunque, tempi duri per tutti e i
proventi del poco lavoro che viene eseguito non sono sufficienti a
sopperire alle necessità di tutta la famiglia, ormai divenuta molto
numerosa, dopo che Armando si é sposato ed ha anche due figli.
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Riappare minaccioso lo spettro dell'emigrazione:
il primo a prendere la nave per il Venezuela è Ferruccio, nel 1952. Si
arrangia, dapprima, in vari lavori, finché non trova posto in una
tipografia di Caracas.
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Chiamato dal fratello, nel 1954 parte anche
Armando, mentre Mario resta a Giulianova ad aiutare Giulio, ormai
settantacinquenne, ma ancora validissimo.
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Finalmente un poco di fortuna sembra arridere
agli intraprendenti fratelli Braga, che, nel 1956, per una serie di
fortuite circostanze, riescono a rilevare la tipografia nella quale
lavorano come dipendenti.
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Alla fine del 1957, Armando chiama in Venezuela
la moglie e i due figli, mentre Ferruccio torna in Italia, per prendere
moglie a sua volta.
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All'esterno della tipografia di Giulianova,
posta all'angolo tra Via S. Francesco e Via Castorani, campeggia
l'insegna che gira attorno all'angolo; con una punta di giustificata
civetteria, Mario aggiunge sulla stessa scritta: Succursale in
Caracas-Venezuela.
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Alla tipografia venezuelana lavora, adesso,
anche Giulio, figlio di Armando, che ha avuto modo di apprendere i primi
rudimenti del mestiere non dal padre, ma dal nonno, che vede in questo
nipote, che porta anche il suo nome, il perpetuarsi di una stirpe di
tipografi.
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Ma il tempo passa e Mario, rimasto solo, sente
il peso della tipografia, anche perché Giulio, ormai in veneranda età
(siamo alla metà degli anni sessanta), non può più dare che buoni
consigli.
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Nel 1965, fattisi pressanti gli appelli di
Mario, tutti i Braga, mariti, mogli e figli, venduta la tipografia di
Caracas, tornano a Giulianova per gestire l'impresa di famiglia.
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Si costituisce, sotto lo sguardo benedicente del
vecchio Giulio, la società di fatto "Fratelli Braga Armando, Ferruccio e
Mario" e la tipografia viene installata, per l'incapienza dei locali
siti nel centro storico, in Via Buccari, nel dismesso cappellificio di
Angelo Falconi.
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Il 23 marzo 1968 muore, quasi novantenne, Giulio
Braga, lasciando di sé l'indelebile immagine di un giuliese che, con il
suo lavoro, ha fatto più grande il suo paese.
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La vita continua; la tipografia aumenta il
volume di lavoro e, con esso, l'esigenza di nuovi spazi. Si decide per
il trasferimento in Via Thaon de Revel.
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Nel 1973, Giulio, figlio di Armando, entra nella
società al posto del padre; non più semplice collaboratore, ma
contitolare a tutti gli effetti, convince i soci che o la tipografia
riesce a mettersi al passo con i tempi di grande evoluzione tecnica o è
destinata ad un ben triste destino. Non trova resistenze particolari e
si decide l'acquisto di nuovi macchinari ma, soprattutto, l'adozione del
nuovo sistema di stampa offset, più veloce e pratico.
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I nuovi macchinari e le nuove lavorazioni
richiedono locali molto più alti e spaziosi, per attutire il notevole
rumore, la tipografia viene di nuovo trasferita, questa volta in Via
Marsala.
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Siamo ormai al 1989: è passato quasi un secolo
da quando Giulio Braga aveva cominciato a frequentare la Tipografia del
Commercio e la tipografia Braga è ormai una realtà ben radicata nel
tessuto produttivo giuliese.
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I fratelli Braga sono, ora, tutti in pensione,
ma la nuova generazione non si è fatta cogliere impreparata: nasce la
"Tipografia Litografia Braga s.n.c." di Giulio, Giuliano e Francesco
Braga.
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È arrivata l'era del computer ed il settore
grafico ne ha tratto i benefici maggiori: la riproduzione di foto,
disegni, documenti e la possibilità di trasformarli e ricrearli, con una
fedeltà all'originale fino ad oggi impensabile, hanno dato il colpo di
grazia alle vecchie tecniche. I tempi di lavorazione sono dimezzati e la
qualità è notevolmente migliorata; i vecchi caratteri di piombo vengono
ancora utilizzati, ma in rarissime occasioni e per i pochi amanti dello
stile classico.
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In tempi recentissimi, la Tipografia Litografia
Braga ha, finalmente, trovato la sua collocazione definitiva, da tempo
immemorabile agognata. Nei nuovissimi locali della zona artigianale di
Via Galilei, i discendenti di Giulio Braga possono alfine dare libero
sfogo alla loro creatività, così dimostrando che i giuliesi, quando ci
si mettono, non sono proprio i più fessi.
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