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PREMIATO CONFETTIFICIO “ORSINI”
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di Giulio Di Michele |
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si conoscono i motivi ma sappiamo, con certezza, che il capostipite di
questa stirpe di onesti lavoratori decise, intorno al 1845, di
trasferirsi a Giulia dalla natia Pescara. Si era in pieno clima
borbonico e, sul trono del Regno delle due Sicilie, era assiso
Ferdinando II°.
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Erminio Orsini conobbe e sposò Clementina Moretti rinsaldando i legami
con Giulianova che divenne la sua nuova patria. Da Don Francesco
Ciafardoni ebbe in affitto un locale al piano terra, dove poter gestire
un caffé che divenne subito centro di attrazione per gli abitanti di
Giulia.
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La
vicinanza della Chiesa di San Flaviano e la sistemazione nel bel mezzo
del Corso favorirono i primi passi di questo esercizio fornito anche di
un retro bottega dove l’Orsini, dotato di gusto sottile e con il pallino
dell’inventore, mise a punto il “Doppio Arancio”.
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Non
fu certamente facile ottenere l’aroma gradevole di questo finissimo
liquore, ancora oggi vanto dell’industria liquoristica nazionale.
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Con
gli occhi dell’immaginazione lo vediamo muoversi tra filtri, storte ed
alambicchi per la distillazione delle cortecce di arance che, insieme ad
una certa quantità di varie droghe, diedero il perfetto aroma a questo
liquore. Da qualche appunto, lasciato dal figlio Tiberio, conosciamo
l’attaccamento di Erminio al giuoco del lotto, sotto forma di studio per
le possibilità di uscita dei numeri. Un buon aiuto gli veniva dato dai
frati del Convento di Maria Santissima dello Splendore che divennero
anche assidui frequentatori del caffe-pasticceria.
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L’indole liberale dell’Orsini gli fece correre qualche rischio, giunto
al caso limite di acerbi rimbrotti da parte di un generale borbonico che
lo aveva sorpreso a canticchiare arie inneggianti all’unità d’Italia. A
proposito di generali borbonici e della scarsa stima che di loro aveva
il Re, Ferdinando II°, si racconta che, nel viaggio di inaugurazione
della strada che da Teramo portava ad Aquila attraverso il passo delle
Capannelle, nei pressi di Montorio al Vomano, il Re fece fermare la
colonna e chiamato a se il capitano così lo apostrofò: ma chi l’ha fatta
sta curva... u generale? Il Re aveva notato che per non costruire un
piccolo viadotto si era arrivati sino al termine del canalone terminando
con una curva strettissima per riportarsi dalla parte opposta dopo un
lungo giro vizioso.
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A
Montorio, sino alla costruzione del viadotto, avvenuta una cinquantina
di anni addietro, la chiamavano la curva del generale!
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Arrivò il 1860! Vittorio Emanuele II° si fermò a Giulianova,
entusiasticamente accolto, e si ebbero anche buone ripercussioni su
tutta la zona che favorirono, in maniera decisiva, l’andamento degli
affari della bottega Orsini ormai già ben sostenuta dalle continue
ordinazioni della famiglia Acquaviva, solita ad offrire ricevimenti.
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Il
“Doppio Arancio”, prodotto in maniera artigianale, rimase qualche
decennio nel limbo di un rapporto locale, o poco più, e fu necessario
attendere sino al 1880, o giù di li, per iniziare la produzione su scala
industriale. Si ebbe questa possibilità quando l’Orsini potè fare perno
sulla fattiva collaborazione dei figli.
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Tra questi si distinse Tiberio che comprese la necessità di allargare
gli orizzonti offrendo alla clientela, insieme al Doppio Arancio, che
rimaneva la bottiglia guida, una vasta gamma di liquori: Per entrare in
competizione con le Ditte già affermate in campo nazionale fu necessario
ricorrere ad uno stabile di nuova costruzione che fu realizzato tra la
piazza Belvedere e l’imbocco della via del Sole (attuale via Gramsci).
Con
l’aiuto degli Acquaviva si ottenne quel palazzo, ancora oggi in essere,
dove lo scantinato fu adibito a laboratorio, il piano terra ad un
moderno caffé-pasticcena e i piani superiori ad abitazione.
Il
nuovo locale offriva un colpo d’occhio soddisfacente.
La
presenza di una gentile figura femminile dava quel tono di modernità che
anticipava i tempi. |
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Naturalmente la parte del leone spettava alla
vasta gamma dei liquori che andavano
affermandosi anche fuori dalle mura di casa.
L’apertura intorno alle cinque del mattino per
un caldo caffé al prezzo di due soldi!
Venne presto il tempo in cui neanche questi
locali furono sufficienti per il lavoro, in
continuo aumento. La bontà dei prodotti e la
serietà commerciale davano i loro frutti! Furono
presi in fitto i locali di proprietà Cerulli,
sotto lo spiazzo antistante la balaustra, e
adibiti a magazzini per gli imballaggi,
recipienti e quanto altro concernente il lavoro
di spedizione. Si diede maggiore respiro
all’azienda che ingrandiva a vista d’occhio. Fu
deciso, per una migliore affermazione fuori dai
confini della provincia, di partecipare a Fiere
ed Esposizioni dove si ottennero magnifici
successi ed i consensi furono tantissimi. Questi
ultimi si trasformarono in buone ordinazioni
mentre i primi andavano formando quel ricco
medagliere, vanto della Ditta.
Fra le tante onorificenze primeggiano la
medaglia d’oro, ottenuta alla Esposizione
permanente di Napoli, e i diplomi d’onore alle
Esposizioni Universali di Anversa e Parigi.
Nel 1886 venne a mancare Eminio Orsini.
L’azienda era florida ed i suoi sette figli
ebbero in successione stabilità economica e
onorabilità.
Verso la fine del secolo la ditta Orsini rimase
di esclusiva proprietà dei fratelli Tiberio e
Luigi che si divisero i compiti di produzione e
di vendita.
Luigi, esperto anche in pasticceria, si dedicò
alla produzione che, mano a mano, fu migliorata
ed arricchita sia nella gamma liquoristica che
in quella confettiera.
Rimasto celibe, visse con il fratello e diede
tutto se stesso al bene dell’azienda anche
attraverso suggerimenti e consigli che
risultarono sempre preziosi. |
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Tiberio, interessato alle vendite, svolse egregiamente il lavoro
affidatogli visitando con assiduità la clientela ed ottenendo una sempre
più vasta penetrazione nel territorio nazionale.
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La
fine dell’800 vide tutto un ribollire di idee e realizzazioni e fra le
tante iniziative anche la gestione dello stabilimento balneare “Venere,
come si
può osservare dalla riprodotta distinta dei prezzi. approvata dalla
Giunta Municipale presieduta dai Sindaco. Comm. Francesco Ciafardoni.
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Dalla
richiesta del Conte Andrea Acquaviva d’Aragona apprendiamo che Orsini
produceva anche il liquore al mandarino. Peccato che di tutta la vasta
gamma di produzione siano rimaste scarse testimonianze! Più avanti ne
osserveremo i motivi.
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All’inizio del nostro secolo il lavoro si svolgeva con serietà,
oculatezza e regolarità tali da consentire ai fratelli Orsini di
procedere senza scossoni ed in piena onorabilità commerciale.
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Vista
la crescente affermazione si cominciò a pensare alla costruzione di un
vero stabilimento industriale. Fu acquistata un’area di circa duemila
metri quadri ai piedi della collina dove, verso il 1910, si inizio la
realizzazione della fabbrica, ancora oggi esistente. La Ditta ne prese
possesso all’inizio del 1914, proprio quando incominciò a precipitare la
situazione internazionale che, fatalmente, condusse alla prima guerra
mondiale.
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Dello
stabilimento abbiamo soltanto
due fotografie, risalenti al 1920,
che lo presentano quasi di prospetto e dall’alto.
Una terza foto
mostra la cabina elettrica di trasformazione.
La
guerra, purtroppo, tarpò le ali all’espansione di questo opificio che
intendeva dare a Giulianova lavoro e vanto per la sua operosità. Le
richieste diminuirono, molti crediti furono congelati e fu giocoforza
attendere la fine della guerra per riscuoterli. Anche una terribile
epidemia diede il suo contributo negativo: la spagnola. E, come se non
bastasse, si ebbe la perdita di Luigi che determinò quell’incolmabiìe
vuoto che Tiberio, già anziano, cercò di colmare con l’immissione
nell’azienda del figlio Luigi, omonimo del defunto zio. In mancanza di
una mente direttiva fu determinante la forte crisi economica del
dopoguerra per avviarsi verso un ulteriore calo delle vendite che, con
il
passate degli anni, si erano frantumate per l’immissione nel
listino di altri prodotti (biscotti, cioccolato, caramelle,
citrato effèrvescente, ghiaccio etc).
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L’allargarsi della gamma di produzione operò a scapito del reparto di
distillazione del Doppio Arancio che, per ragioni di spazio, veniva
lavorato in locali troppo angusti.
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Fu in
questo periodo che si decise di smantellare quello che si ritenne
superfluo. Era necessario acquisire spazio per ottenere una maggiore
libertà d’azione all’interno dello stabilimento. Si iniziò con la
vendita di diverse meravigliose botti di rovere della Slavonia, che
contenevano le riserve dei vari liquori, per finire col fare un grande
falò di tutte le etichette, del materiale ritenuto inutile, compresi i
diplomi e gli attestati delle varie onorificenze.
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Nel
1928 si volle rilanciare la specialità del Doppio Arancio attraverso
l’adozione del tipo di bottiglia triangolare ma le vendite si rivelarono
subito molto scarse.
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Una
possibile disamina è che non si può fare una buona fornitura con un solo
tipo di liquore e... poi concorse anche la decrepita organizzazione di
vendita, ormai fossilizzata nei vecchi sistemi mentre i tempi cambiavano
velocemente.
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Per
sopperire alla perdita di questo mercato, a tutto vantaggio delle altre
industrie delle zone limitrofe, si cercò di ottenere una buona
affermazione nei confetti provvedendo, nel contempo, per avere spazio, a
smantellare la fabbrica del ghiaccio, dei biscotti e del cioccolato.
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Alla
morte di Tiberio - 1933 - toccò al figlio Luigi la triste eredità di una
azienda in crisi. Pensò bene di ottenerne la salvezza con una produzione
di alta qualità per rientrare, un po’ per volta, anche nel giro di
quantità. Non fu semplice per i tempi che correvano, comunque in questo
periodo fu rilevata la fabbrica lUCA di Perugia ed assunti due suoi
provetti confettieri che diedero una buona spinta alla lavorazione che,
in breve tempo, fece un salto di qualità.
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La
riorganizzazione della rete di vendita, con agenti di commercio di
provate capacità, diede i suoi frutti anche attraverso la penetrazione
nei mercati dell’Italia settentrionale e centrale mentre venne ribadita
la posizione di privilegio che, da tempo, si godeva in Puglia.
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Nel
1940 il nome Orsini era omiai diventato sinonimo di ottima qualità ma,
ancora una volta un grande fermento era in agguato; la seconda guerra
mondiale con i vari razionamenti dello zucchero, delle mandorle e
dell’alcool. Alla meno peggio si tirò avanti sino al settembre del 1943
poi... la guerra arrivò dentro casa con i bombardamenti e... tutto il
seguito. Nella seconda quindicina del giugno 1944, al rientro in città,
fu immensa fortuna ritrovare lo stabilimento quasi intatto ma soltanto
nel 1946 si riuscì ad ottenere le prime forniture di zucchero per
ricominciare a produrre una certa quantità di confetti e di Doppio
Arancio.
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Il 7
aprile 1950, a Pescara, a causa di un grave infarto, perse la vita Luigi
Orsini, sinceramente rimpianto. Gli successe il figlio Tiberio, appena
sedicenne, sotto la tutela della madre, Signora Luisa De Cecco.
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E
poi? e poi è storia di oggi, di passato troppo recente per essere
raccontato. E poi perchè non mi piace parlare del decesso, sempre per
infarto, di Titì, di un carissimo Amico quale fu per me, per i suoi
collaboratori, per i suoi operai, per tutta Giulianova.
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Oggi
con l’azienda, sempre prospera, le cui redini sono tenute dalla gentile
Signora Marisa, attendiamo l’arrivo, manca poco per il suo diciottesimo
compleanno, del nuovo Luigi.
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Gli
auguri di ben operare sono tutti per lui!
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