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Aldo Beccaceci, alias Al Brek |
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Aldo Beccaceci (in arte, AL BREK) é nato a
Giulianova (Te)
il 31 agosto 19.. Con la civetteria del grande
artista, si rifiuta di precisare l’anno di
nascita (non chiedeteglielo; ve ne fareste un
nemico).
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Ho avuto modo di poter apprezzare la vena
artistica di Aldo fin da quando, tanti anni fa,
disegnava con maestria i manifesti dei film in
programmazione all’Ideal e all’Arena Braga. Per
me, da allora, é sempre stato “quel geniaccio di
Aldo”.
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Lo ritrovai quando cominciò a recitare i suoi
esilaranti monologhi all’appena nata Radio G,
che trasmetteva ancora da Montone (1978): ebbe
un successo strepitoso, che continuò per molti
anni.
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Allorché, qualche tempo dopo, il Dott. Piero Di
Sante lo convinse ad esibirsi sul palcoscenico,
le sue perplessità, dovute al comprensibile
timore di dover recitare davanti ad un pubblico
(alla radio non c’era il contatto diretto
attore-pubblico, perché la trasmissione andava
in differita), furono spazzate via dal primo,
scrosciante, calorosissimo applauso: eravamo
tutti con lui.
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Aldo Beccaceci |
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A “Concetta Focardente” fecero seguito “Chi
muore giace, chi vive si dà pace”, “A lume di
candela”, “Voto a San Gabriele”, “Cabaret” 1 e 2
ed altro ancora.
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Il teatro di Aldo non é fine a sé stesso; é il
risultato di uno studio assiduo del
dialetto giuliese,
alla continua riscoperta di cadenze, modi di
dire, locuzioni ed anche, perché no?, parolacce,
ormai quasi in disuso nella errata convinzione
che parlare il dialetto sia una cosa da bassa
plebe, da ignoranti, da poveracci. “Chiedimi chi
sono, non chi sono stato” é uno dei modi di dire
più in auge tra quelli che si vergognano di
essere stati poveri e sono convinti che parlare
“pulito” cancelli il passato.
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Per fortuna, Aldo e pochi altri giuliesi
“giuliesi” sono convinti del contrario: il
dialetto giuliese é una lingua vera, essenziale
e sostanziosa, con ferree regole grammaticali e
sintattiche, che appartiene ai giuliesi; e solo
a loro. E i pochi volenterosi, di esso
perdutamente innamorati, continuano a battersi
perché questo inestimabile patrimonio non vada
perduto.
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Qualche benpensante rimprovera ad Aldo l’uso
delle parolacce nelle sue rappresentazioni: e
lui, giustamente, risponde che una parolaccia,
detta al momento giusto, senza scadere nella
volgarità, dà forza al discorso. Anche le
allusioni sessuali appartengono ad un tempo
ormai passato, quando l’ipocrisia non la faceva
da padrona sulla spontaneità dei giuliesi.
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Ed allora: viva il dialetto giuliese e
grazie ad Aldo
per quanto ha fatto e per quanto, glielo
auguriamo e ce lo auguriamo, continuerà a fare.
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Cesare Marcello Conte |
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