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Giulianova (Te) - Italy Alfonso Pela
L’Abruzzo con i suoi 130 chilometri di coste, le più alte vette dell’Appennino a ridosso del mare, un sistema sterminato di altipiani intramontani, tre grandi Parchi Nazionali e un Parco Regionale oltre a più di trenta Riserve Naturali, si presta in modo ottimale agli amanti della vacanza, nella quale sport e movimento divengono non solo il fine, ma il mezzo per assaporare fino in fondo le straordinarie risorse ambientali di questa regione. Ed in effetti dalla costa alle montagne c’è veramente l‘imbarazzo della scelta perché i luoghi d’Abruzzo offrono molteplici opportunità per trascorrere il tempo libero immersi nella natura e nelle attività che più ci piacciono.
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Alfonso Pela e la fotografia: specchio dei tempi

 

di Giovanni Bosica

 
Sino alla fine del secolo, dappertutto, la fotografia è ad appannaggio di alcuni "illuminati" non solo culturalmente ma anche economicamente. Tra questi a Giulianova il Conte Andrea Acquaviva d'Aragona e il suo studio di "fotografia artistica". Il progresso tecnologico riesce ad abbassare i costi delle macchine fotografiche ed anche la fascia interessata a tale arte s'allarga. Per usare un termine appropriato all'argomento, anche se in modo lento, il "campo" comincia ad "allungarsi".
Alfonso Pela, influenzato dall'attività dell'Acquaviva ed anche dai nuovi sbocchi lavorativi che la fotografia comincia ad offrire, apre il primo studio fotografico sotto la propria abitazione in Via del Popolo. Il suo amore per tale disciplina contagia anche i suoi figli. Per decenni diventeranno i "reporters" delle grandi occasioni: della borghesia e delle sue feste, della municipalità e delle manifestazioni ufficiali ma anche della fascia operaia. La vita delle cose e le cose della vita sono state catturate e imprigionate per sempre nei loro attimi palpitanti, nei loro significati perenni. Le nascite, le stagioni delle cose e degli esseri, la vita quotidiana: la loro è la storia fotografica di un'epoca rappresentata e colta con l'occhio della verità ma al tempo stesso con la partecipazione di chi è amico della gente, capisce i problemi e i fatti della vita, aiuta chiunque rivelando - ma senza crudezze - le segrete vicende rapprese nel bagliore di uno sguardo fotografato nella sua essenza. Cosicché si illumina questo vario ed esteso "specchio dei tempi" che scorre dinanzi a noi attraverso le più belle foto. Ma all'osservatore ed al critico balza sovrana la leggerezza dello scatto, la pastosità del chiaroscuro che uniti ad una tecnica molto efficace, soprattutto nel taglio delle immagini  nelle straordinarie gradualità della luce, trasmettono un sottile e forte senso di completezza ed appagamento. Fluisce tra le foto dei Pela una levità misteriosa fatta di mille e mille ripetute pose tutte diverse seppure aderenti ognuna alla propria storia. Una levità aleggiante al di sopra anche della guerra, degli strazi, della povertà. Una levità contagiosa e scintillante che nutre ogni foto dall'interno e ci riporta intatto il sentimento di una memoria lontana o perduta. Tutto ciò con i mezzi tecnici all'epoca disponibili, senza nulla che non fosse l'immaginazione ingegnosa, il talento creativo, la misura, il gusto, l'innata e naturale armonia.
Tutti sono stati ritratti senza ombre sul cuore, senza malvagità o invidia, come esseri mondi da scorie. Perenni nella miracolosa cattura della vita. Ma hanno ritratto anche la malvagità, lasciando un messaggio di loro e nostra verità. A scorrere, specialmente i ritratti, si prova un senso di struggente rimpianto. Per il tempo ormai fuggito, l'attimo felice ma asciugato degli anni, i volti lindi e senza rughe, spianati dai ritocchi ma, prima ancora dall'entusiasmo, penetrando nell'essenza stessa di un'epoca povera, dura, sacrificata, frugale e semplice, a volte misera e non ci si sente distratti o infastiditi - noi, manipolatori instancabili dell'opulenza, della comodità, del superfluo - ma ugualmente ci lasciamo coinvolgere in quel mondo lontano, semplice ma gioioso, partecipando a quelle antiche e genuine emozioni. Perché le "cose" o i personaggi - nelle foto dei Pela - sono come animate. Non di dolore o di stanchezza o di noia; bensì di gran voglia di esistere, di proseguire incessanti il viaggio della vita anche oltre la sosta della sua fine. Questo significa che noi, condotti da questa potente spiritualità entriamo finalmente nella "CAMERA" interna e segreta: là dove - almeno per un baleno - resta accesa una luce accecante che fora le tenebre di tutto l'Universo.
 
 
 
 

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