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LEO MARCHETTI, è professore associato
di Letteratura inglese presso la Facoltà di
Lingue e Letterature straniere di Pescara.
Pittore privato, ha partecipato alle
manifestazioni culturali Agorà organizzate
dal Comune di Giulianova nel 1976-78 e a una
mostra-mercato di Amnesty International,
sezione di Pescara, nel 1995. |
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Di Leo Marehetti ci convince, e ci conquista, lo
straordinario cromatismo lontano erede di Cézanne, la
solidità dei volumi, delle forme, dei Contorni delle
cose, che evidentemente ancora esistono, almeno
nell’immaginazione dell’artista, e possono essere
restituite al mondo. Le prospettive sono vagamente
deformate, ma c’é come un’aria di solidarietà fra case,
edifici, monumenti. Ombre oblique proiettano triangoli
su casamenti dall‘ap-parenza modesta, ma dignitosi nelle
campiture piatte, Sì osservi la legge-rezza di acque e
riflessi, delle barche, dei campanili, delle torri, che
non soccombono di fronte ai cieli chiazzati di neri
violenti, di ocra, blu, verde. |
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Anche l’atmosfera ha una sua affascinante
liquidità, spesso, anche se le pennellate sono sempre
spesse, corpose, dense, ricche. Gli angoli, gli spigoli,
i muri, non si scontrano, non si disturbano, non
confliggono, ma si compongono in strutture di grande
sapienza compositiva. C’è, inoltre, una gradevole
compenetrazione tra città e campagna, tra muratura,
alberi, colline, fra mari, porti, moli, pescherecci,
antichi e nuovi edifici (cupole e ciminiere hanno la
stessa dignità). I viali di piccoli o grandi centri sono
sereni, anche se solitari e deserti, ampi e soleggiati,
“accoglienti”, nell’attesa dei passanti (si pensa a
Ottone Rosai). |
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Nella pittura di Leo Marchetti Venezia può
essere turistica o intima e segreta. Nel primo caso
ha colonne, leoni alati, pilastri, lampioni, e un
angolo del Palazzo Ducale più leggero che mai. Nel
secondo caso ha canali e rii secondari, resi con un
cromatismo di squisito equilibrio tonale. In altre
tele emergono ricordi di altre città, forse Lisbona,
con un mare in lontananza che si fa nostalgia di una
dimensione altra, di un “amore di lontano”,
proiezione di desideri coltivati con pudore.
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Certi fasci di luce modificano i toni
percorrendo la tela di traverso, e rimbalzando su
tutta una città che sembra attendere un’epifania.
Quando la tecnica è quella del collage, si nota il
discorso colto e sofisticato, che si esercita nel
perfetto equilibrio degli spazi, delle cifre, dei
segni, ma non rifiuta l’elemento contenutistico,
narrativo, simbolico, l’allusione, la suggestione,
l’ammiccamento.
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