Giulianova e i suoi scrittori. La nuova pubblicazione di: Garosi Gianfranco - Abruzzo... una regione da vivere e... da scoprire.

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Giulianova e i suoi scrittori. La nuova pubblicazione di: Garosi Gianfranco

Giulianova > Storici & Scrittori > Garosi Gianfranco
 
La rassegna delle pubblicazioni di opere librarie da Scrittori & Storici di Giulianova
 
Indice Storici & Scrittori giuliesi - Gianfranco Garosi
 p u b b l i c a z i o n e 

Storia dell'Ospedale Civile di Giulianova
di Gianfranco Garosi
Direzione editoriale: Giacinto Damiani
Grafica: Barbara Marramà
© 2008 Rcerche & Redazioni / Giacinto Damiani Editore Via Francesco Franchi 1 - 64100 Teramo
info@ricercheeredazioni.com / www.ricercheeredazioni.com
ISBN 978-88-88925-20-2
In copertina: Miniatura di un manoscritto chirurgico del XIV secolo.
Chirurgia monastica: il monaco “infirmarius” solleva l’arto saperiore sinistro di un paziente. Nell’avambraccio, poco sotto il gomito, si apre una vasta ferita. (Biblioteca Nazionale di Torino - Codice E. VI. 4. 5.).

Prefazione di Sandro Galantini
Dopo aver patito un ingeneroso e macroscopico disinteresse, parzialmente temperato in tempi a noi vicini, la plurisecolare vicenda dell’ospedale di Giulianova fuoriesce dal cubo d’ombra in cui è stata finora relegata, ed acquisisce finalmente la sua manchevole cornice, grazie al fecondo impegno di Gianfranco Garosi, votatosi con questo suo appassionato e appassionante lavoro — facendo seguito alla docenza universitaria in ambito medico-scientifico e a lustri di intensa attività professionale — all’indagine storica.
Volutamente prive di tecnicisrni e di inutili appesantimenti, per quanto robustarnente sorrette da insistite ricognizioni bibliografiche e diligenti scavi archivistici, le dense e insieme eleganti pagine del Garosi illustrano come il «governo della salute» in una realtà fors’anche periferica ma certo non marginale come quella appunto di Giulianova, fosse originariamente ispirato alle istanze caritativo-filantropiche della solidarietà e dell’aiuto.
E’ infatti l’anima umano-sociale dell’assistenza agli «infrmi» e dell’accoglienza ai pellegrini, modulata sull’ispirazione cristiana, a connotare l’attività di quell’ospitale presente sin dal XII secolo a San Flaviano in non casuale collegamento con la chiesa di S. Maria a Mare, ambedue oggetto di donazione ai canonici da parte del vescovo aprutino nel 1122, e con le prossime strutture portuali dell’opulento, culturalmente ed economicamente assai vivace centro medioevale, che, coinvolto nella omonima battaglia del 1460, sarebbe stato sostituito di qui a un decennio, in «loco de bon aere» e in posizione senz’altro più difendibile, da Giulianova.
Alla necessità umanistica, venuta a lievitare nei secoli del medioevo cristiano, di vivificare le forze — amministrative, organizzative, di conforto, di sostegno — finalizzate alla cura della persona e al suo benessere, si aggiunge, nella realtà ospedaliera del Rinascimento, la nascente esigenza “scientifica” di setrorializzare i malati, di catalogare le patologie e di specializzare le cure.
È dunque in questo mutato scenario, tuttavia ancora signoreggiato dalla grandezza ponderale della carità, che va a dislocarsi l’ospedale di S. Rocco attivo nella nuova città voluta da Giulio Antonio Acquaviva alla fine del Quattrocento o, più verosimilmente, agli inizi del secolo successivo, essendo già nel 1526 sottoposto al governo di due procurato- rieletti dall’Università, in un torno di tempo in cui, è d’uopo rammentarlo, è ormai definita la riconoscibilità urbanistica dell’abitato, il ripopolarnento è pressoché avviato a conclusione e con esso la ricollocazione di istituzioni ed apparati burocratici (Generale Consiglio o Parlamento, Regio credenziere e fondachiere), già presenti nell’ormai semidiruto centro medioevale di San Flaviano.
Sottoposto, a differenza di quello flavianeo, a gestione laica, per quanto non senza significato contiguo alla chiesa omonima, l’«Hospidale terre Iulie Nove» costituisce l’espressione qualificante, entro un orizzonte schiettamente e vischiosamente feudale della capacità gestionale e quindi dell’autoriconoscimento del corpo sociale che attraverso la Giunta, o Minor Consiglio, provvede alla nomina degli organi preposti alla struttura sanitaria (sindaco, perceptore , exactore, procuratore, prorectore), nonché del medico e del personale infermieristico (gli spedalieri). Sostituendosi alla ecclesia, è ora la civitas che mediante le istituzioni da essa dipendenti assume su di sé il compito di occuparsi della dimensione temporale dell’esistenza, certo non nell’accezione totalitaria che giace nella nostra memoria storica.
L’attenzione nei confronti dell’uomo in difficoltà, con interventi soccorrevoli che non s’arrestano alle sole occorrenze patologiche ma integrano l’alimentazione e in qualche maniera rimediano all’emarginazione, rimane impregiudicata nonostante gli equilibri politico-sociali che si succedono nel corso dei secoli. «Per tradizione — si dice infatti in una relazione del 1806 circa l’ospedale giuliese, ormai parte integrante della pubblica amministrazione e di qui a non molto anche sede di una delle cinque commissioni amministrative provinciali — sappiamo essere stato installato a beneficio de’ Poveri infermi, degl’Esposti e de’ Miserabili».
È dunque ancora fortemente radicata sugli archi lunghi della storia quella hospitalitas calibrata sulla carità che non verrà meno con la restaurazione borbonica né con l’Unità d’Italia, così come rimarrà parrecipata dal corpo sociale (sostituendo la legge del 3 agosto 1862 le vecchie commissioni comunali di beneficenza con le congregazioni di carità) la gestione dell’erogazione e del finanziamento dei servizi, pur sotto il penetrante controllo, come disposto dalla successiva legge 20 marzo 1865, dell’autorità prefettizia.
Alle innovazioni legislative non corrisponde tuttavia l’adeguamento della struttura di riferimento, versando il complesso S. Rocco — a pochi anni dagli estenuanti lavori che, principiati nel 1858, ne avevano consentito l’operatività solo nel 1867— in uno stato di penoso e grave degrado, logico corollario di una certamente torpida attività amministrativa e, insieme, del progressivo depauperamento delle una volta considerevoli rendite.
I limitati interventi di carattere strutturale, necessari anche per le esigenze del nuovo asilo installato in una parte dell’immobile nel 1871 (una convivenza destinata ad acuire le problematicità di fondo), non modernizzeranno né umanizzeranno l’ospedale di S. Rocco, per il quale pure si appronta nel 1878 il relativo statuto organico e l’anno dopo il regolamento d’ordine e di servizio. Di talché, pur tra diverse opzioni e ondivaghi orientamenti, la scelta di realizzare una nuova struttura sanitaria nel complesso conventuale dei soppressi Cappuccini, ceduto parzialmente dal Comune alla Congregazione di carità il 16 marzo 1870 e in via definitiva il 29 aprile 1883 ma, di fatto, utilizzato come ospizio di mendicità con grave vulnus della destinazione d’uso
E d’altronde gli incerti e talvolta persino confusi tentativi, illustrati nei loro risvolti da Gianfranco Garosi, di trasformare in “fabbrica della salute” quello che era e rimarrà un luogo tradizionale della beneficenza per poveri, dove la malattia si configura come il prodotto di una condizione disagiata piuttosto che un dato da rimuovere attraverso le tecniche della terapia medica, procedono in parallelo con una produzione legislativa — di cui il cosiddetto codice sanitario Paglioni-Crispi del 1888 e la legge n. 6972 del 17 luglio 1890 sono i riferimenti principali — che, pur entro le coordinate di una decisa laicizzazione degli innumerevoli organismi di assistenza e beneficenza, tuttavia continua ad equiparare l’ospedale, sia nelle finalità che nel regime giuridico, alle altre opere pie, secondo un assetto istituzionale che non si esaurisce certo con il primo testo unico delle leggi sanitade approvato con Regio decreto 1 agosto 1907.
Di qui a un paio d’anni, nel gennaio 1909, verranno deliberati i lavori che — abbandonato definitivamente ogni proposito di alienazione o permuta dellimmobile — consentiranno nell’estate del 1914 di inaugurare ufficialmente l’ospedale civile “Maria Ss. dello Splendore” sotto la direzione di un chirurgo di chiara fama come Vincenzo Marcozzi.
Nel 1914, che è anche l’anno in cui il munificio intervento di Cesare Migliori e dei suoi fratelli rende possibile la sopraelevazione di tre piani sopra la sagrestia della chiesa dello Splendore per la creazione di nuovi ambienti e soprattutto della sala operatoria, fa dunque il suo ingresso l’anima tecno-pratica dell’assistenza, ispirata alle esigenze curative della malattia e produttive della salute.
Il gabinetto radiologico realizzato nel 1930 e il sincronico potenziamento dell’ospedale, non limitato al solo profilo strutturale, precedono di poco il nuovo testo unico delle leggi sanitarie, che, approvato il 27 luglio 1934, per oltre quarant’anni determinerà l’ordinamento dello Stato italiano nel settore e le specifiche funzioni dei singoli organi dell’amministrazione sanitaria sino all’entrata in vigore della legge di riforma del 1978.
Nel frattempo, facendo seguito agli eventi che hanno visto nascere la Repubblica Italiana, nel 1958 si è avuta l’istituzione del Ministero della Sanità, nel 1968 la riforma ospedaliera e quattro anni dopo il passaggio alle regioni delle funzioni statali in materia sanitaria.
Entro un quadro caratterizzato dalla spinta propulsiva delle riforme e delle innovazioni istituzionali, l’ospedale giuliese abbandona i locali storici dell’ex convento cappuccino per trasferirsi nella moderna struttura realizzata su via Gramsci dopo i lavori completati nel 1970, a cui dieci anni dopo si aggiungeranno i nuovi padiglioni occidentali.
E’ con questo excelsior che giunge al suo approdo, dalle aurore dell’età medioevale, la storia dell’ospedale di Giulianova, esemplarmente restituita insieme con le sue complesse vicende, ed alcuni illustri protagonisti, da Gianfranco Garosi attraverso questo suo nitido, meditato lavoro che non mancherà di occasionare ulteriori indagini e nuove ricognizioni.
Dott. Sandro Galantini
Gianfranco Garosi (Siena 1930), Medico Ortopedico, ha svolto prevalen-temente l'attività professionale presso l'Ospedale Civile di Giulianova come Primario del Reparto di Ortopedia.
Biblioteche a Giulianova

Biblioteca civica “Vincenzo Bindi”
Corsa Garibaldi, 14 - tel. 085/8003395 Giulianova Città
Numero dei volumi catalogati: 23.000
Settori: abruzzesistica, libri antichi, arte, filosofia, emeroteca
Lasciti: Bindi (opere generali) - De Lucia (abruzzesistica) - Mercante (filosofia)
Orario: 9-12; 15-18,30; sabato 9-12,30


Biblioteca del Centro Culturale “San Francesco”
Piccola Opera Charitas
Via Ruetta Scarafoni, 3 - Giulianova Città - tel. 085/8003677
Numero dei volumi catalogati: 12.000
Settori: emeroteca, storia, filosofia, letteratura, storia delle religioni e della Chiesa
Orario: 8-20


Centro Servizi Culturali della Regione Abruzzo
Via I. Nievo, 6 - Tel. 0858003508 - Fax 08580027108
Orario: dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 13, dalle 15 alle 18 (orario invernale) e dalle 16 alle 19 (orario estivo); sabato dalle 9 alle 12.
Il Centro di Servizi Culturali della Regione Abruzzo, istituito con L.R. 6 Luglio 1978 N. 35, opera nei territori comunali di Giulianova, Roseto, Mosciano Sant’Angelo, Bellante, Morro D'Oro e svolge promozione culturale concorrendo alla formazione ed alla realizzazione della persona umana mediante una effettiva partecipazione alla vita della comunità del comprensorio.


Biblioteca Padre Candido “Donatelli”
Inaugurata il 27 maggio del 1995, la Biblioteca “P. Candido Donatelli” è riuscita progressivamente a ritagliarsi un ruolo assolutamente rilevante nella realtà culturale non solo giuliese. L’attivismo e l’entusiasmo degli operatori della quarta biblioteca cittadina (Direttore dott. Sandro Galantini; bibliotecari dott. Piera Fagnani e Alfonso Di Felice) hanno fatto sì che la raffinatissima struttura, fortemente voluta dall’allora Superiore del Convento dei Cappuccini P. Serafino Colangeli, divenisse un punto di riferimento importante per studenti, operatori culturali e studiosi non solamente locali.
Orario biblioteca:dal lunedì al venerdì con orario 10-13 e 15-19; il sabato dalle 10 alle 13.

Giulianova, la Posillipo d'Abruzzo

Giulianova (Te) Abruzzo - Italy. Gli ingredienti sono quelli classici dell’Abruzzo più bello: spiagge tranquille, immensa e pulita sabbia, dolci colline immerse in verde ecologico che offrono una panoramica su un mare dai mille colori. Su una di queste colline e sul suo declivio è situata Giulianova Paese con la sua allegria, con i suoi musei,  monumenti, pinacoteche e biblioteche, chiese e santuari, il suo verde, il suo mareQuesta località balneare oltre a sottolineare ciò che di Giulianova è giustamente noto, permette al turista e al residente, di scoprire molte prospettive ancora poco conosciute.
 
 
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